venerdì 25 giugno 2010

E' morto il RE! Viva il RE!


Lo so, lo so, non vi lamentate! Lo so che già ieri moltissimi blogger pubblicavano infiniti testi sul re del pop in occasione dell'anniversario della sua dipartita verso il palco del cielo, ma credetemi: un fan, un vero fan davvero non può esimersi di esprimere infinito cordoglio per questo tour infinito dal quale - oimè - il nostro amatissimo Michael non potrà tornare.

Ed i sentimenti non sono facili da spiegare. L'altra sera vedendo le immagini di un suo concerto e le decine di spettatrici continuamente estratte dalla folla urlante perchè svenute, shockkate o in crisi isterica, mi sembrava di essere lì, sentivo esattamente la stessa eccitazione, mista a disperazione per un oggetto del desiderio irragiungibile, sebbene lontano solo pochi metri. E vedevo chiarissimo quel misto di ammirazione, adorazione, stima, con-passione, empatia profonda che le fan e i fan chiamano semplicemente amore. Si, uomini e donne, senza bisogno di essere omosessuali, hanno vissuto lo stesso sentimento, perchè è così che si ama un artista.

E Michael Jackson è un'artista mitologico. E' leggenda da sempre. E dall'alto del palco sono certa che tutto questo "amore" lo sentiva e che "risuonava" dentro di lui dandogli l'energia per fare cose che noi umani.. Per essere sempre vocalmente perfetto e riuscire a comunicare in un modo incredibile sentimenti ed emozioni: dolcezza, tristezza, fragilità, poesia, rabbia, eccitazione, forza, energia.. Un mito, cosa dire di più. Immenso.

Ed i sentimenti di oggi sono contrastanti. Serena oggi mi ha chiesto "davvero eri sua fan?" ed ho risposto "SONO una sua fan". Perchè il mito non tramonta, come l'amore non finisce con la morte di una persona. E provo il dolore della perdita, che non è solo artistica: Michael era quasi uno di famiglia, gli volevi bene come a un fratello "sfortunato" che ne ha passate tante, lo difendevi dalle critiche, ti distanziavi dalle polemiche, perchè gli altri non lo conoscevano, solo per invidia potevano credere e diffondere voci maligne sul suo conto e godere delle sue sventure giudiziarie, lo compativi per le sue scelte sbagliate ('sto naso..) e per le sue debolezze, ma lo giustificavi perchè, come molti miti dei nostri tempi, non era tutelato, guidato, consigliato bene..
E provo il dolore di non vedere più i suoi spettacoli, perchè so che non ci saranno più nuove canzoni (sebbene da tempo avessi un paio di collaborazioni da suggerirgli: B.E.P., JT,..), che non vedremo nuove fantastiche esibizioni e incredibili passi di danza.

Ma provo contemporaneamente la gioia di averlo conosciuto, di conoscere la sua musica intramontabile, la voglia di rivedere ancora le sue mille esibizioni, cercare stralci dei concerti, appendere un suo mega-poster al muro, imparare a memoria i testi delle mie-sue canzoni preferite e - finally - di mettermi ad imparare i passi di Beat It con i video pubblicati su U-Tube.

Eccomi arrivo: "Ta-dadadadan-dan-darà-da!"...

LDS

venerdì 18 giugno 2010

Nubilato goodbye!


C'era una volta il nubilato. Un'epoca ricca di esperienze intense, un'era più o meno lunga di sperimentazione personale, di esplorazione dell'umana diversità e dell'umana natura, uno spazio senza tempo dove scegliere, assaggiare, provare. C'era una volta questo spazio-tempo sopspeso, in cui nulla è definitivo e per questo ancor più accattivante. Un momento di conoscenza di se stessi in cui si tende a compiere spesso le scelte inadatte, a scegliere le persone sbagliate e a ricadere con larga probabilità nei medesimi sbagli. C'era quest'epoca in cui ciascuno si prende il lusso di essere qualcosa di diverso da quello che in realtà è, ossia più indipendente, più autonomo, più libero e più coraggioso. Queste le linee guida di un interregno in cui nubili e celibi si muovono vorticosamente come una folla affamata davanti ad un buffet: c'è chi arraffa più che può (e non è detto che poi gli piaccia)e c'è chi osserva con cautela, restando talvolta a bocca asciutta.

A conclusione di questi percorsi sperimentali si pone la scelta, potenzialmente definitiva, di una persona che ci si auspica resti accanto a noi per tutta la vita o per lo meno per molto, molto tempo. Sì, perchè ad un certo punto bisogna crescere e se non siamo noi stessi a renderci conto di questa necessità, di solito ce ne fanno rendere conto gli altri.

Ed è allora che si mette in moto la macchina degli "addi al nubilato" e "al celibato", in cui i primi hanno ultimamente surclassato i secondi, sia per varietà che per qualità delle iniziative, progettate e sperimentate con successo. Già, è definitivamente superato il vecchio modello della "serata per soli uomini" con relativa bevuta e, nel più comune dei casi, seratina con spogliarello femminile, per sentirsi "machi" per un giorno, nella quale - se avete notato - il più interessato di solito non è il futuro sposo, imbarazzato e indeciso, quanto quegli assatanati dei suoi amici che non vedevano l'ora di avere una scusa ufficiale per entrare nel fatidico locale: "sai, amore, lo faccio per lui!"..
Le donne sono di solito più legate all'anima affettiva, allo scriglio segreto delle sensazioni. Partono dalla conoscenza personale della futura sposa e, se sono creative quanto affezionate, concepiscono iniziative e programmi divertenti e significativi. Esperienze da vivere insieme.

Tu, futura sposa, sappi che quello che hanno pensato per te è un pò legato con l'idea che si sono fatte di te le tue amiche: inconsapevole ed euforica nel migliore dei casi, intimidita e confusa nel peggiore, al momento non ti rendi conto di questa verità e immagini si tratti solo di fantasia. Ma dopo un pò, ripensandoci, ti rendi conto che tutte quelle domande sui tuoi "ex", quel balletto degli amici con ironico spogliarello, quelle prove da superare imbarazzanti con arditi riferimenti volevano dire qualcosa della tua etero-percezione: una mangia-uomini? una fatalona? Chi può dirlo? Loro, ma non te lo diranno mai. E che significa se invece l'evento è una cena in pizzeria nella quale raccogliere baci da sconosciuti (50enni per la maggior parte)? E se è un trattamento di gruppo in una beauty farm? O una serata in tenda sotto le stelle? O un volo in paracadute?

In fondo, il successo è comunque quasi sempre garantito, purchè non i nubendi non si trovino i quel complicato stato d'animo in cui ti chiedi "sto davvero facendo la scelta giusta?". Se questo accade la "serata" può farli cadere in una profonda depressione e l'ADDIO alla vita libera e spensierata di prima (comunque più libera del "dopo") suonerà con un addio reale: le lacrime di lei, interpretate dalle amiche come emozione, lo straparlare di lui, interpretato dagli amici come effetto della sbornia.

L'amico/l'amica del cuore saprà allora confortare, dicendo che se nel "dopo" non ci si negherà la possibilità di essere veramente se stessi, con le proprie luci e le proprie ombre, se non ci si censurerà solo nel "come si dovrebbe essere", l'addio all'era dorata sarà meno duro (..a parte il fatto che potrei elencare diversi motivi per i quali il nubilato non è affatto un'era tutta d'oro, ma magari un'altra volta..).

Addio nubilato! Addio celibato! Si cresce!

..Meno male che, di tanto in tanto, possiamo ancora sfogliare di nascosto le foto (da ricatto!) della celebre serata!..

LDS

giovedì 17 giugno 2010

The bourjoisie and the rebel


Conosco una persona che lavora nel cooperazione internazionale che, commentando la cronica mancanza di fondi di queste organizzazioni e gli stipendi esigui destinati ai collaboratori, sostiene che solo "quelli come noi" (ovvero la borghesia, quelli che non hanno problemi economici, che hanno dietro una famiglia che ha possibilità) possono premettersi di lavorarci dentro. Sebbene non mi ritenga esattamente parte di quel gruppo in cui mi voleva personalmente comprendere, in molti sensi è vero: il denaro fa girare il mondo anche quando ti permette di farne generosamente a meno.
Mia cognata tempo fa mi spiegava che quello che distingue un "gran matrimonio" da un "matrimonio davvero grande" non sono i vestiti eleganti dei commensali, bensì i gioielli indossati con discrezione dalle Signore presenti. Di nuovo lo status crea la differenza.

Forse un tempo era più comune il fatto che il "denaro" facesse il paio con "cultura" ed erano meno numerosi i casi di "burino arricchito". Denaro voleva dire innanzitutto la possibilità di studiare e di apprendere, non solo aspetti tecnici ma "il gusto del bello". Il bello coincideva con l'arte, la pittura, la scultura, la musica classica, l'opera, la lirica, ect. Significava potersi circondare di cose belle, di valore rispetto a questi canoni: il quadro, l'oggetto, il tappeto.. Non so dire se oggi le stesse possibilità economiche portino molto oltre il super televisore ultrapiatto ad alta definizione, ma la realtà è che non conosco molte persone altolocate e non sono in grado di descrivere una statistica significativa.

Ma se ricchezza corrisponde cultura, anzi "una certa cultura", il vero discorso è che più che i soldi, è la cultura che divide. Incredibile, vero? La cultura dovrebbe unirci, dovrebbe permettere di andare oltre le barriere mentali, dovrebbe farci comprendere che siamo tutti fratelli. Non è forse vero che diamo la colpa delle maggiori bassezze umane all'ignoranza? Certo.

Quello che voglio dire è che ognuno ha una propria cultura di provenienza ed una "sottocultura", caratterizzata dal contesto in cui è vissuto. Come in un gioco di scatole cinesi, la cultura territoriale si scompone nella cultura della città, poi del quartiere e così via fino al nucleo più vicino: la famiglia. E quel "lessico familiare" della Ginzburg che tanto ci caratterizza, che ci fa "clan", che ci fa capire al volo tra fratelli a partire da una breve citazione di un evento familiare ("in fondo in fondo è buono... ma siamo solo all'inizio"), in realtà a volte può essere di ostacolo per il contatto con "gli altri", la reale comnprensione tra lessici diversi e sottoculture differenti.

Lo viviamo tutti i giorni nella vita di coppia, dove due mondi separati si incontrano ed è necessario tempo (e amore) per comprendersi ed apprendere la lingua, i significati e la cultura dell'altro. Lo sperimentano i volontari nei paesi del Sud del mondo, quando al di là della volontà e dell'impegno, il divario, la distanza tra le diverse culture è talmente grande che l'urgenza di un contatto, di uno scambio, di un confronto, anche breve, con qualcuno che "ti assomigli" un pò di più diventa necessario e cruciale alla propria equilibrata permanenza.

Detto questo, conosco gruppi di persone estremamente eterogenei, amici e colleghi con diverse provenienze culturali e sociali tra cui si creano forti legami di amicizia. E' ingenuo dare per scontato che sia sempre facile comprendersi in profondità tra sottoculure, ci vuole da entrambe le parti lucidità, mente aperta, capacità di leggere l'essenziale. E la capacità di non dare nulla per scontato.

Questa è la definizione di "cultura" che ci serve di più oggi, in un mondo multiculturale e sfaccettato dove l'incontro troppo spesso è vissuto come scontro.
Su questa capacità dobbiamo misurarci e su questa competenza e conoscenza possiamo, se il caso, "vantarci".

LDS

martedì 15 giugno 2010

Voli pindarici..


"Alzati, muoviti, fai il tuo dovere!
e se lo hai fatto, lo potevi fare meglio!
e se l'hai fatto meglio, era solo il tuo dovere!"

Tutto inutile.. Stanca, abbacchiata, demotivata, trascini avanti un'esistenza che alterna l'angoscia all'accidia. Vai, ti fermi, inspiri, ma non riesci a respirare davvero. Tutto va storto: oggi, domani, ieri. Non c'è speranza, la luce è sbiadita, la nave della salvezza è troppo lontana per vederti. Se urli, nessuno ti sente. Ovvero, ti sentirebbero, se solo la smettessi di urlare dentro di te ed aprissi la bocca. Anneghi lentamente nell'angoscia...

Non vedi via di uscita, perchè NON C'E' via di uscita. La porta è troppo stretta e tu, come Alice sei troppo grande e grossa. Sei diventata quello che non volevi, esattamente come non volevi. E non ti ricordi nenche più se sei mai stata diversa. E' come se fosse stato il destino a decidere tutto, ma non con leggerezza: il destino decide, ma è colpa tua. Sempre colpa tua. Inutile, sei inutile, non serve a niente fare niente. Buio, penombra. Hai fame, ma non c'è nulla che ti sazi, nulla che ti piaccia, nulla che ti motivi ad alzarti dalla sedia.

Di nuovo, d'improvviso, vorresti scappare. Corri, fiatone. Dove? Andare dove? "E se fossi ancora in tempo? E se mi stessero ancora aspettando? No, sono partiti senza di me! Non se n'è accorto nessuno!" Già. Chi se n'è accorto ha pensato "non importa". Di nuovo, dolore. Forte nel petto. E quella sensazione di essere ormai persa, irrecuperabile, insoluta.

Poi, magicamente, ti senti sollevare come uno spirito, ti vedi da fuori, dall'alto. Prendi le distanze da te stessa, non ti condividi. Ma non soffri più. Senti solo tiepido, sopra, sotto, dentro. E vedi tutto beige, ma nitido, come dopo un temporale. E' come se tutte le questioni irrisolte dentro di te si sciogliessero come neve al sole. Ogni nodo della tua esistenza, così stretto che non riuscivi a slacciare, si scioglie da solo. Forse bastava guardare fuori. Forse bastava alzare la testa. Forse bastava ascoltare. Forse bastava perdonarsi. Ancora. E ancora. Di nuovo.

Forse non era vero che il cuore delle cose è farle "al meglio":
forse basta il fare,
o il provare,
il tentare,
il pensare di tentare,
forse basta solo il desiderare.
Sì, il cuore delle cose non è l'oggetto, ma l'essenza. Il cuore di una vita non è il tempo che dura, le esperienze vissute, ma sono le possibilità che apre. Colte e non colte.

Ricostruita. Secondo una nuova visione del vero e del giusto. Dove poter parlare, senza alcun rimpianto, ma con la stessa fierezza, delle possibilità non colte come di quelle colte, delle cose fatte come di quelle da fare, o che potrei fare, ma non farò. Senza colpa, senza giudizio, concentrati sull'infinito universo di possibilità che si nuovono intorno, senza cedere al realismo, al calcolo dell'opportuno, dell'utile o dell'inutile. Tutto è possibile e impossibile, ma non esiste positivo e negativo. Bianco, non più beige. Luce senza ombra.

Aspettatemi che arrivo..

LDS

venerdì 11 giugno 2010

Maschi da supermercato


Ho volutamente optato per il termine "maschi" perchè per me il termine "uomini" più che un sostantivo è un aggettivo qualificativo positivo che indica galanteria, coraggio, lealtà, etc.. e non è esattammente questa l'immagine che mi viene in mente pensando a cosa accade generalmente ad un maschio che si trova da solo in un supermercato. Le sperienze di tante donne quì sintetizzate permettono di identificare facilmente le 2 più comuni categorie di mariti, compagni, fidanzati, figli o fratelli con i quali noi donne ci troviamo a interfacciarci, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza: il "maschio da lista" e "il maschio da offerta".

La tipologia più diffusa è la prima, quella strettamente dipendente da un'oggetto piccolo ma cruciale: la LISTA (che notoriamente è compilata dalla donna). Senza lista, questo tipo di maschio si sente perso. Se per caso la smarrisce, o peggio l'ha dimenticata a casa o nella tasca di quei jeans che poi ha cambiato all'ultimo momento, si sente sperduto, disperato, di fronte ad una missione molto più che impossibile. Se invece ce l'ha con sè, capita di vederlo che si aggira con il carrello correndo da una parte all'altra del supermercato, andando normalmente contromano rispetto al naturale flusso delle persone che popolano il market.
Sì, perchè normalmente la fantomatica lista (quella standard, non quella legata a un invito, una cena, etc.) è stata compilata rapidamente dalla donna che in genere prima di tutto apre il frigo, poi il surgelatore, poi l'armadietto della dispensa, poi la cesta della frutta, poi va a vedere l'armadietto dei detersivi, e così via. Insomma, non è una lista fatta pensando agli scaffali del supermercato e al loro ordine di apparizione. Invece il "maschio da lista" tende a seguire pedissequamente l'ordine della lista per essere sicuro di non scordare niente, per non cadere in fastidiose pomemiche e recriminazioni da parte della donna mandante. E macina chilometri. Infatti sai quando è uscito e non sai a che ora tornerà.

E in ogni caso, alla fine, può sempre capitare di sentirsi dire: "sai, mancava il latte, ma non l'ho preso perchè non era scritto nella lista". Accettiamolo: i maschi semplicemente non comprendono che la famosa lista può essere solo indicativa!

Il secondo tipo è il "maschio da offerta". E' generalmente un uomo pieno di buona volontà, si impegna nel ricordare tutto ed comprende che il budget a disposizione può essere limitato, ma ha un fondamentale e incurabile difetto: non resiste alle offerte promozionali! Inutile nascondergli i volantini pubblicitari delle grandi svendite: non si sa come, ma viene sempre a trovarsi nel momento giusto e nel prosto giusto. Così riempie il carrello di ogni 3x2, confezione famiglia, offerta lancio che trova. E quando torna a casa con due bustone, dopo che lo avevi inviato in missione per recuperare solo il pane e il detersivo, ti mostra con entusiasmo adolescenziale il frutto delle sue scorribande: biscotti al cioccolato di marca infima, che già dalla grafica sulla confezione incutevano sfiducia ("ma erano in offerta!"), 5 buste di mozzarella, che ops! scade domani ("ma costava solo 2 euro!"), nonchè 7 voluminosi pacchi di pasta all'uovo, che proprio non sai dove mettere ("pensa, erano gli ultimi, li prendevano tutti!").

Alla fine, lo scontrino è alto, la cucina è piena di ogni tipo di prodotto proprio quando avevi deciso "da oggi stò un pò più attenta al cibo..", ma di fronte alla sua faccia sorridente e fiera, cosa mai puoi dire tu?

"BRAVO TESORO!"

LDS

martedì 8 giugno 2010

La stanza dei sogni??


La ricerca della casa è annoverata tra una delle 4 maggiori fonti di stress del mondo occidentale insieme allo stress causato del lavoro, dal trasloco e quello del parto (quest'ultimo, strano a dirsi, non destinato solamente al pubblico femminile). Persone a me vicine dopo essere state coinvolte a lungo nella ricerca spasmodica di una casa si sono irrimediabilmente trasformati in strani umanoidi a metà tra un radar (riescono a vedere tutti i cartelli di vendita e affittasi nel raggio di 1 km) e Rain Man (riconoscono dal numero di cellulare ogni privato che ha pubblicato un annuncio di vendita da un'anno a questa parte).
Per quanto mi riguarda, essendo intestataria di un fantastico mutuo trentennale, non ho alcun diritto di parola, nè la possibilità di lamentarmi per l'eventuale rata a tasso variabile che si raddoppia, perchè faccio parte del gruppo dei fortunati "che ce l'hanno fatta"!

In ogni caso, per quanto diabolico e insidioso, il mondo della ricerca di un appartamento è comunque da esplorare, perchè mostra uno spaccato di società del nostro temnpo e della nostra Italia che spesso viene ignorato. Ognuno avrà le sue esperienze.

Ricordo ancora con orrore tre casi di quando cercavo anche io un appartamento: il primo era quello di una casa a Monteverde Vecchio con un ingresso nel quale incombeva un mobile stracolmo di bambole di porcellana e stoffa e grandezza naturale. Quegli occhioni con le ciglia lunghe mi tormentano ancora. Il secondo caso era quello di un bilocale su via Gregorio VII: la coppia che lo vendeva si stava separando e io mi chiedevo se la colpa del fallimento matrimoniale non fosse da imputare anche (e soprattutto) al colore verde fosforescente e arancione marcio delle pareti della casa. Il terzo ed ultimo è il caso di una appartamentino in via Aurelia, proprietari una coppia di psicologi con due cani di razza sconosciuta e forma indistinguibile: oltre alle pareti pennellate arancioni e l'inquietante panorama rupestre sulle mattonelle marroni sulla vasca da bagno, mi lasciò di stucco una strana piramide metallica al centro del salotto, sotto la quale il proprietario si sedeva per.. raccogliere energie? Il timore che includesse la piramide nella compravendita mi fece desistere.

Accanto a questo mondo che tende alla stabilità (la casa la compro e la tengo tutta la vita visto che ci metterò una vita a pagarla), ce n'è un altro instabile: quello dell'AFFITTO CAMERE.

Roma: una ragazza che offre una stanza nel suo appartamento si affretta a dire "sono una attrice, ma sono seria"; un'altra, che è in cerca, afferma di "cercare inquilini sorridenti, che se c'è qualcosa da dire lo dicono con serenità"; lui dice "chi sono credo sia giusto lo scopriate conoscendomi (?), cerco persone FELICI - presupposto fondamentale. Non mi interessa se lavorate, studiate o rubate.. l'importante è il rispetto fra noi, la mancanza di banalità e la bellezza interiore"
A Milano Mirella è più pragmatica: offre una stanza a 30 euro al giorno. A Lambrate una ragazza "simpatica e giovanile" affitta una camera arredata con mobili IKEA (chi non ce li ha??) a ragazze "semplici, simpatiche e solari".
A Bologna si passa da lui "mi chiamo Jehrson, per gli amici Jay, in un modo o nell'altro tutti finiscono per chiamarmi così..(?)" alla studentessa "appassionata di fotografia e sinistroide di natura che non sporca eccessivamente".

E la domanda sorge spontanea: si tratta di affitto camere o della rubrica dei cuori solitari? Nel frattempo, avrei trovato un'interessante villetta in affitto a Marina di Ragusa...

LDS

lunedì 7 giugno 2010

C'era una volta l'estate..


Il titolo richiama volutamente il mitico film "c'era una volta l'West", perchè in effetti tra le estati di una volta e le cittadine assolate e polverose di quei film western ci sono molte cose in comune.
Ci pensavo l'altro giorno nel traffico, ferma in una fila sterminata di macchine con il motore acceso, senza un'idea chiara di quando serei arrivata a destinazione: e dire che ero in motorino, il mezzo più veloce per districarsi dall'empasse del traffico cittadino! Stavo andando da una amica e la mente viaggiava molto più veloce del mezzo sul quale ero seduta, tant'è che ho pure sbagliato strada e invece di prendere la via più diretta, ho fatto "la lunga", seguendo il lento fluire del tevere..

Ma che c'entra l'estate? C'entra perchè ferma nel traffico, mi è arrivato dritto a cuore un "flash": mi sono ricordata di quelle estati degli anni 80 quando a Roma non c'era proprio nessuno, luglio e agosto erano il periodo dell'abbandono e solo pochi negozi e baretti continuavano ostinatamente ad essere aperti, per la gioia dei tanti vecchietti in preda alla calura. Estati in cui faceva caldo davvero (e non bisognava aspettare fine giugno), ma era un caldo che ti faceva felice, perchè lo associavi alle vacanze, al dolce far nulla, alla fine della scuola, al via alle magliette corte.

Ricordo che ci mettevo soli 12 minuti dall'Aurelia a Ponte Milvio con il mio vecchio "Sì" Piaggio bordò, modificato da mio fratello quando lavorava al "pronto pizza".

Nessuno. In strada non c'era nessuno, soprattutto intorno al 14 luglio, quando dopo un pomeriggio passato in parrocchia nella stanza del ciclostile (chi si ricorda quel terribile odore che si attaccava alla gola?) a fotocopiare montagne di circolari o canzonieri per i campi scout, uscire a montare sul mio mitico Sì era una bellezza: alte velocità (40 km/h??), vento sulle spalle (usavo il caso integrale quando ancora significava essere una soggettona), braccia riscaldate dal sole.. viaaaa! lungotevere, piazzale clodio, viaaa! nenche un rosso...

Una volta sì, che i romani facevano vacanza! Si partiva a luglio, magari non si andava lontano: Ostia, Fragene, S. Marinella per chi amava il mare, i Castelli per gli amanti del fresco. E se i papà lavoravano ancora, partivano le mamme, con i figli, le suocere e le cognate, in un equilibrio familiare oggi impensabile. I bambini tornavano in città a settembre neri, ma così neri che Roma sembrava già allora una città multiraziale.
E anche Roma, sono sicura, si riposava, stiracchiava le braccia delle vie consolari, si sdraiava comoda nei suoi parchi ombrosi e si rinfrancava dal caos prodotto dai suoi abitanti, ricordando probabilmente con nostalgia i nostri predecessori dell'impero romano, che parlavano tanto, ma erano molto meno "caciaroni" di noi.

Visto che oggi queste estati semplici e corali non esistono più, l'unica è conservarne il ricordo e cercare di viverle ancora un pò dentro di noi..

LDS

venerdì 4 giugno 2010

La psicoanalisi del futuro..


La cultura popolare indica gli psicologi, e in particolare gli psicoanalisti, come un gruppo di strani personaggi che pensa di avere tutte le risposte e di conoscere i veri motivi delle nostre inquietudini. Una volta ti facevano vedere delle macchie di vernice su un foglio e quando tu dicevi "sembra una farfalla" loro sapevano benissimo che stavi pensando al sesso. Oggi la nostra consapevolezza di questo mestiere misterioso legato alla mente e all'interpretzione dell'animo umano è cresciuta e addirittura a volte ci affidiamo con fiducia sconfinata nelle mani del professionista, dimenticando di avere amici altrettanto pronti ad ascoltarci e consigliarci (gratis).

In ogni caso, come cambiano le consapevolezze, cambiano anche gli strumenti della psicoanalisi ed oggi lo strumento nuovo per eccellenza è il social network!

Leggevo la pagina di una ragazza ventenne che conoscevo fin da piccola, ora quello che ho trovato mi ha fatto capire che non la conosco più. Nelle decine di album fotografici postati la si vede prevalentemete intenta a feste notturne con folti gruppi di amici, eccitanti vacanze estive e viaggi internazionali e con la cricca dei vecchi compagni del liceo. Nei dati personali si dichiara sposata con un tipo. Vado a vedere chi è e nelle sue (tante) foto si vedono quasi sempre occhialoni a specchio, qualche foto a torso nudo, molte foto in posa e molte foto "di sedere".. Penso: "ma sarà il tipo giusto per lei?". E ancora "ma la mamma (anche lei sul social network) lo sa?".
A proposito di famiglia, sfoglio anche l'unico albun che ne riporta tracce, con foto di lei da picola, il cuginetto, la sorellina più grande, la madre.. il padre è il grande assente: non una foto con lui, neanche da piccoli..

Ecco, uno psicanalista qui potrebbe lanciarsi in grandi interpretazioni: quali problematiche si trascina la paziente con il padre? perchè sembra volerlo cancellare dalla sua vita? E sulle foto delle feste: quale immagine di sè vuole offrire al mondo questa bella ragazza? è grande e intelligente, ma ancora sembra vittima del gruppone, della caciara, dell'abbevazzamento..

Insomma anche quello che scriviamo e pubblichiamo sui SN, confidando in una grande libertà di espressione e con il desiderio di tenere legati a noi amici e parenti è lì, parla di noi molto di più di quanto vorremmo. E dice di noi cose che vorremmo tener segrete, porta alla luce quello che è scritto tra le righe dei nostri desideri e delle nostre paure.. E che magari diremmo solo al professionista fidato, semmai le vorremmo dire.

Figurati cosa può dire di te un blog..

LDS

giovedì 3 giugno 2010

Mi dimetto da padre!

..ieri ho chiacchierato con una coppia di amici, genitori da poco e ascoltandoli mi sono accorta che tra le tante scelte della vita, reversibili per la maggior parte, quella di essere genitori credo sia l'unica che sfugge alla regola.:
ti stufi di un fidanzato: lo lasci
va in crisi il matrimonio: ti separi
il lavoro ti è insopportanbile: ti licenzi
non sopporti il tuo paese: parti
non entri più in un vestito: lo regali o lo cambi
non ti appassiona più un obiettivo: rinunci


Al di là delle scontate facilitazioni dell'elenco appena steso, dal momento in cui hai un pargolo tra le braccia e, inconsapevole delle implicazioni, hai deciso di tenerlo con te, ti scontri con le mille cose da fare e con il fatto che la tua vita cambia. Per sempre.
Che tu cambi e non sari mai più lo stesso.
Nella maggior parte dei casi cambi in meglio, perchè un infante ti allena alla tenerezza, alla pazienza, alla rinuncia del superfluo, alla concretezza e ti insegna, anche se credevi di saperlo già, quali sono le cose più importanti della vita. Ma davvero ti può mettere alla prova in modo impegnativo.


Mi raccontavano la giornata tipo: sveglia di lui alle 5, distrutto, va al lavoro, rientra alle 16, giusto il tempo di cambiarsi e recupera il pargolo al nido, rientra a casa. Si sono fatte le 18, torna la moglie. Hanno tempo fino alle 19.15 (sempre con il pargolo tra i piedi) per parlare, poi è l'ora del bagnetto. Si parte: lui con la vasca e il pargolo che urla, lei ai fornelli a cucinare cose diverse per persone diverse, apparecchiare e tutto in un tempo limite di 30 minuti. Cena del pargolo (spesso difficile), poi cena dei genitori, con il pargolo che intanto smonta casa. Ancora una piccola pausa e alle 9.30 la buona notte. Dopo un pò il silenzio e gli occhi sulla televisione per distrarsi, scaricare le tensioni, alla ricerca di qualcosa di allegro (ma si vedono sempre film di squartamenti, se va bene di autopsie..). Lui si addormenta sulla poltrona, lei regge di più. Tutti a letto alle 11-11.30 e durante la notte 2-3-4 sveglie urlanti del pargolo che mette i dentini. E quando questa routine si aggiunge ad un lavoro faticoso, allo stress accumulato, al bisogno di una vacanza, a problemi economici o familiari, ad acciacchi di salute (somatizzi!), quanto tutto si aggiunge alla stanchezza fisica e mentale, al sonno che non recuperi MAI, allora, malgrado tutto l'amore del mondo, può capitare anche di sentire la frase: "mi dimetto da padre!".


Detto questo, miei amati ospiti, non vi spaventate, fate figli!! C'è una pubblicità che adoro dove la frase conclusiva dice "DIVERTITEVI: FATEVI UNA FAMIGLIA"!


..Sappiate solo che le dimissioni non sono accettate!


LDS

martedì 1 giugno 2010

la ricerca della SERENITA'.....

... ieri ho saputo che una mia amica di vecchia data ha messo su una società di consulenza: consigli, accompagnamento, sostegno a chi nella vita si ritrova in uno di quei momenti in cui si sente confuso, smarrito, sa di essere cambiato, ma non capisce bene chhi è adesso.. Capita di trovarsi così, avvolti dalla nebbia umida dell'insoddisfazione, proiettati verso sogni irrealizzabili, ma inchiodati in una quotidianità piena delle esigenze (sempre degli altri) e con poco tempo per pensare (che a volte è meglio non pensare troppo, sennò..).
Sempre ieri, qualcuno mi diceva che si tratta di un mestiere "per chi non ha nulla da fare", facendo scivolare via tutto il romanticismo della proposta.. E subito mi è tornata alla mente "bocca di rosa": si dice la gente da buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio..
Io però credo che oggi, più che l'esplorazione del proprio potenziale, professionale e personale, ci sia soprattitto bisogno di ritrovare serenità.

S.E.R.E.N.I.T.A'.

Che parolone! Un pò demodé in effetti, ma ricco di significato per me, nelle mie giornate vissute sempre di corsa, sempre ad inseguire scadenze (..ma il latte il giorno dopo è ancora buono??), le bollette che scadono (ma perchè mai non facciamo la domiciliazione???), gli appuntamenti in agenda (nooo! si è accesa la spia! Devo fare la revisione!!)

Insomma, la mia sfida personale oggi non è "la ricerda della felicità" ( caro Muccino, il film è molto bello, ma visto avevi deciso di farlo finire bene, non potevi lasciare alla fine qualcosa di più di 5 secondi di felicità?? Non si fa in tempo a rinfrancarsi dalle lacrime versate nelle due ore precedenti!), ma la ricerca della serenità.

Imbarcatevi anche voi nell'avventura. Datemi retta: SERENITA'..

PS: Vince un premio chi conia l'acronimo migliore...

LDS

una nuova avventura..

Amati ospiti,
come dice il mio venditore preferito, vestito di bianco, con una giacca con omerali dorati su Telemarket, oggi inizia un'avventura tutta nuova. La risposta ad un imperativo crescente, ad un'inquietudine interna che mi ha spinto a fantasticare sulla possibilità di esprimermi in un modo nuovo, in un mondo per me estraneo - come il WEB, dove tutto sembra libero, ma dove le insidie sono dietro l'angolo, sempre.
Parte oggi, ma in via sperimentale. Non so se sarà la risposta alla mia domanda. Vedremo. Forse insieme.
Buona vita.
LDS