giovedì 22 luglio 2010

Interviste su due ruote


Vi sarà senz'altro capitato di leggere interviste sulle riviste o di ascoltarle in TV, intendo quelle interviste leggere ai divi del grande schermo o ai personaggi famosi conosciuti in tutto il mondo. L'intervistatore, se bravo, cercherà di far raccontare al personaggio intervistato qualcosa di personale, qualcosa che non si conosce già, magari qualcosa che non c'entra niente con l'aspetto strettamente professionale del suo lavoro, insomma qualcosa che raccondi di lui come persona e non solo come personaggio.
E, come me, vi sarà sicuramente capitato di sognare, immaginare, fantasticare di essere voi stessi protagonisti di un'intervista. Quella sensazione di sottile piacere nell'immaginarsi ricchi e famosi, quella euforia leggera di sentirsi potenti ed assolutamente interessanti per gli altri. Insomma a me è capitato spesso quando sono in motorino, girando nel ridente straffico cittadino. La strada non è molta, ma è caotica e a volte anche noi centauri siamo costretti ad aspettare in fila come le macchine, respirando a pieni polmoni i gas di scarico delle auto, che in questa stagione, con il caldo che fa, quando si uniscono al simpatico effetto serra del casco integrale, sono una vera goduria. Insomma, in queste confortevoli situazioni ecco che il cervello parte per la tangente e, scollegandosi dal caos intorno a se, inizia a delineare una realtà immaginaria e fittizia.
Un modo come un altro di passare il tempo direte voi. In realtà spesso alle mie personali interviste aggiungo una finalità in più a quella dell'auto-conoscenza e all'egocentrismo: le faccio in inglese, in francese o in tedesco. Utile ripasso linguistico.
(Confidenza: quelle in tedesco durano pochissimo!!!!)

Detto ciò, amati ospiti, fatevi anche voi la vostra personale intervista. Tanto ormai anche i giornali non hanno più notizie importanti, influenzati sull'estate che imperversa fuori, mentre noi stiamo ancora tutti davanti al PC del lavoro: solo servizi su "pranzare con un gelato", "come combattere il solleone", etc..

Provate a rispondere anche voi...

la cosa più importante del mondo?
- amare ed essere amati

il ricordo più bello?
- tra i tanti, una mattina di Pasqua quanto ero piccola quando tutti sono venuti in camera mia ad aprire le uova di cioccolato..

l'errore che non vorresti aver commesso?
- forse, il non aver avuto abbastanza fiducia in me stessa..

il posto in cui vorresti trovarti ora?
- sdraiata su una spiaggia in polinesia..

l'indumento che hai avuto che ti piaceva tanto?
- un paio di pantaloni blu che avevo in 4a elementare che mia madre mi ha fatto sparire dall'armadio..

l'oggetto che hai perso che vorresti ritrovare?
- pamela, una bambola di pezza che inopportunamente portai com me un giorno all'asilo..

la foto del passato che vorresti avere?
- una foto con ciascuna delle persone che per me sono state affettivamente importanti.. e una foto con Gigi Proietti, il giorno che l'ho incontrato..

la foto del futuro che vorresti avere?
- io e Obama, nel giardino della Casa Bianca..

la persona a cui confideresti un tuo segreto?
- Lucia, la mia migliore amica. In alternativa, ad uno sconosciuto che non rivedrò mai più..

la cosa per cui vorresti essere ricordato?
- uhmmm... diciamo che vorrei tanto essere ricordata!

E ricordate: domandare è lecito, rispondere è cortesia.
LDS

venerdì 9 luglio 2010

Prima di partire per un lungo viaggio..


Non so voi, ma da sempre ho l'abitudine di redigere una piccola "lista delle cose da fare prima di partire per le vacanze". Anche se le vacanze sono brevi, anche se non vado molto lontano, anche se tornerò presto. Quando sei lì, a due giorni dalla partenza ci sarà una micro lista che comprende cose minute, tipo: buttare la spazzatura, chiudere gas, svuotare frigo, ecc., ma quando manca ancora un mese la lista dei "desiderata" (parola che piace molto al mio Capo) è mooolto più lunga. E' come se in un mese una persona avesse la possibilità di rimediare all'inattività di un anno intero. E' come se, rinfrancati dalla visione del futuro riposo, si sia chiamati ad uno sforzo fisico immane, mossi dalla causa dell'"ora o mai più!".

La mia lista è compilata con un gergo molto familiare, che sono chi conosce la casa e i soprannomi che continuamente creiamo per indicare cose a luoghi in essa contenuti può comprendere: un vocabolario sammarchiano che ormai ha soverchiato l'italiano e che stento io stessa lucidamente a distinguere.

Nella mia lista ora c'è:
- "mensole fuori": in un piccolo vano terrazzo coperto da una serrandina abbiamo montato una mensola di ferro a ripiani, di quelle in stile "meccano" che amava tanto mio padre (e che anche mio fratello dimostra di apprezzare avendoci praticamente costruito una spece di bunker-cripta nella sua stanza-studio). Il punto è che mentre mio padre sceglieva la marca buona, calcolava la resistenza del prodotto in base al peso delle cose che ci voleva mettere sopra, io, che proprio di calcoli non me ne intendo, al momento dell'acquisto mi sono concentrata sull'offerta speciale. Risultato: la mensoletta pende, dondola, vibra con la lavatrice. Insomma, un affarone. Abbiamo deciso di sostituirla con delle belle mensolone a muro di truciolato tagliate su misura, "che le facciamo noi tanto che ci vuole".
Nota: Lo abbiamo detto più o meno due anni fa.

- "tende": semplice. Lavare e stendere le tende. Una o due volte all'anno (non inorridiscano i fanatici del pulito) si dovrà pur fare. Ma abbiamo un sistema di aggancio delle tende che è infernale, complicato, difficilissimo. I ganci sono piccoli, si possono rompere, stanno in alto in alto e poi quando hai finito di rimetterle su noti che: 1. hai saltato immancabilmente un gancetto; 2. che non è assolutamente vero che se le stendi bagnate non ci sarebbe bisogno di stirarle.
Con questo caldo, sarà all'ultimo posto della lista, nella speranza di "non fare in tempo".

- "fissare ficus": in terrazzo troneggia un bellissimo ficus elastica di cui vado molto fiera. Cresce, cresce e si protende verso il sole. Io lo vorrei dritto e simmetrico lungo il muro. Lo so, è impossibile. Ma nel frattempo lo si può fissare un pò al muro per farlo stare dritto. La guida del pollice verde dice di "fissarlo delicatamente con un filo di rafia".
Finirà per essere legato con un nastro da pacco regalo avanzato da natale. Magari dorato.

- "rubinetto": il rubinetto della cucina perde. Si mantiene in funzione grazie ad una attentissima gestione che prevede di non ruotare mai l'erogatore più di un tot di gradi. E ogni volta arriva qualche ospite incauto il rischio di rottura definitiva aumenta in modo esponenziale. Si tratta di queli lavori davvero necessari che di norma non puoi rimandare. Lo stagnino all'epoca della prima riparazione ci aveva detto "non dura più di un mese". Noi c'eravamo detti: "ma si, che ci vuole, ora andiamo noi in un bel centro forniture e ce ne troviamo uno che ci piace". Qualcuno aggiunse, incauto e temerario, "..e ce lo istalliamo noi!".
Più o meno un anno fà..

- "interruttore camera 1": no, non abito in un hotel, ma, sarà per abitudine professionale, le stanze a casa hanno un numero. Nella camera 1 (stanza da letto padronale) c'è una piantana che fa luce e anche un lampadario a soffitto. Abbiamo però un interrutture con un tasto solo e allora usiamo una luce sola. Dovremmo comprare e montare un'altro interruttore, anzi dobbiamo comprare solo il "tasto" in più da inserire nell'interruttore.
Mi rifiudo di dire in pubblico da quanto tempo.

- "vasi fuori": piante grasse strabordanti dai loro piccoli vasetti di plastica chiedono, implorano di essere trapiantate in più comodi vasi di coccio. Roba da poco, a patto di avere un pò di tempo e dei bei guanti protettivi per le mille spine.
Ma bisogna comprare la terra, che è finita.

"cerniere giraffa": ho portato in questa casa una piccola cassapanca che usavo da piccola, con dipinta una giraffa arancione che corre. Ora è piena di quelle cose che non saprei dove altro mettere: gomma piuma di quando fabbricavo cuscini, rotolo di cuoio di datazione scout, materiale per decoupage, pannolenci, fascicoli di grafica pubblicitaria di una collana che si vendeva a puntate in edicola e che di cui posseggo solo le prime 7 uscite, due scatole di vecchie musicassette, in parte rubate a mio fratello, in parte compilation fatte in casa o registrate direttamente dalla radio. Il coperchio della cassapanca è ormai staccato, le cerniere originali andarono perse. Oggi si vorrebbe destinarla ad altro uso. Abbiamo anche comprato le nuove cerniere.
Abbiamo le viti, abbiamo il cacciavite. Non abbiamo la pazienza.

Si prosegue così, con mille piccole cose da niente. La gioia di cancellare la scritta "tappeto" non riesce a bilanciare tutto lo sforzo fatto per pulirlo, arritolarlo, metterlo via, ma almeno ti sembra di aver fatto un passo avanti. Così, quando cancelli qualcosa, la tentazione di aggiungere alla "LDCDFPDV" (lista delle cose da fare prima delle vacanze) le voci che invece permangono nella "lista delle cose da fare durante l'anno" è grande: "spifferi", "sedie terrazzo", "mensole cantina", "buttare scatoloni trasloco",..

Per fortuna un minimo di realismo.. :-)

LDS

venerdì 2 luglio 2010

Tipi da bus..



I sociologi e gli antropologi dovrebbero viaggiare sempre in autobus. Sì, perchè come strumemto di osservazione della variegata umanità non credo ci sia nulla di meglio che un simpatico lungo viaggio su di un bus cittadino, meglio ancora se in condizioni estreme (temperature bollenti d'estate, blocco del traffico cittadino causa manifestazione in inverno,..) nelle quali è ancora più facile osservare i comportamenti e gli stili sociali del mondo che abita il mezzo pubblico. Per gli antropologi non c'è neanche più bisogno di viaggiare e raggiungere mete lontane, perchè il mondo oggi è qui da noi, nelle nostre metropoli e colora pittorescamente la folla pigiata sul tram: culture diverse, ODORI (insospettabilmente uguali), umori, in un caledoscopio di relazioni e reazioni che sembrano casuali ma che son certa si ripetono simili all'infinito.

Nel quadro romano, l'autobus caotico del 2 luglio, quando già si è passati all'"orario estivo" con la limitazione delle corse dovute alla fine della scuola (ed i lavoratori che devono comunque recarsi a lavoro dove li metti??) è una telecamera accesa sul'umana diversità. Il romano tipico, indolente, popolare, generoso ma difidente con ciò che non conosce, è là, solitamente piazzato nel posto più scomodo (per gli altri), vale a dire al centro del piccolo corridoio dell'autobus, con il fare di chi può ben dire "sò romano, il bus è mio!". Se è un uomo oltre i 50 anni è probabilmente vestito con pantaloncini corti kaki, camicia a quadretti aperta sul collo dal quale spunta la classica "trezza d'oro" col crocifisso; se è una donna della stessa età è certamente in sovrappeso, con due braccia enormi da casalinga che ha tirato su 4 figli, si tiene stretta al petto la borsa (neanche trasportasse milioni) e indossa sandaletti-pantofole luccicanti che mette per andare al mercato.
Se la signora o il signore in questione occupano un posto a sedere di solito non lo mollano più, eccezion fatta di fronte a donne in cinta/con bimbi piccoli, per le quali il cuore d'oro del romano tipico si apre alla tenerezza: l'uomo diventa un vero cavaliere (quasi una bodyguard), la donna si trasforma istantaneamente in "nonna di tutti". Se invece c'è un indiamo, uno dello Srilanka, un pakistano, uomo o donna che sia, ho qualche dubbio sul fatto che venga mostrata la stessa cordilità ed accoglienza..

Un'altro osservatorio interessante, anche se meno estremo, è la fermata dell'autobus. Oggi, sarà a causa di una deformazione professionale sulla selezione delle risorse umane, osservavo una ragazza in attesa (dell'autobus) e mi prendevo il lusso di formulare mentalmente una serie di giudizi e valutazioni soggettive quanto crudelmente definitive:
- no, i jeanz così calati, benchè attillati, proprio no;
- le scarpe da ginnastica nere lucide non si possono proprio vedere;
- la maglietta sintetica con reggiseno rosso in vista sulla schiena è davvero di cattivo gusto, metre magari lei crede di essere trendy;
- quelle unghie lunghe dipinte di rosa tenue sono tipiche di chi a casa "non muove una paglia" e non aiuta la mamma neanche a sparecchiare;
Infine, quella posizione ingobbita da adolescente timida non è compatibile con l'età più adulta della ragazza in questione: dai, sollevati! Un pò di autostima! Un pò di auto-consapevolezza! Insomma: bocciata..

Molto più divertente il signore over 70 con camiciola a righe colorate e il mitico jeanz con la piega! Si è davvero fortunati se ne si vedete ancora uno in giro dato che sono quasi estinti o ad esclusivo appannaggio degli uomini over 65. Quelli che ho visto io erano addirittura con le "pinces" e con il classico moschettone portachiavi di metallo inserito nella tasca posteriore: un reperto!

"...non posso più stare dai miei! Guarda i miei blu jeanz: li ha stirati con la piega!" Samuele Bersani

La tentazione di complimentarmi con il signore in questione, stringendogli la mano è stata grande, ma ho resistito..

LDS