martedì 28 settembre 2010

Per un pungo di libri


"Molti anni dopo, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio".

Lo so, è una debolezza, ma non riesco più a leggere. Vado di corsa e quando mi fermo sono troppo stanca. E dire che se entro in una libreria, avrei bisogno di un carrello per fare la spesa. Ma il effetti non si tratta di una scelta così "colta": mi lascio stupire dalla copertina, dalle brevi note della "aletta" interna, dall'autore che magari conosco, dallo scaffale che - in genere - contiene un tema che mi interessa.

Mio padre aveva l'abitudine di leggere libri alti almeno due-tre centimetri. Non so se ne fosse cosciente o se fosse un caso, ma tutte le avventure sui ghiacci, le esplorazioni in amazzonia, le traversate in solitaria in barca a vela corrispondevano a questa caratteristica. Libri che mai e poi mai avrei preso in mano perchè "troppo impegnativi". Perchè una volta iniziati non mi va di lasciarli a metà.

L'unico che ho lasciato a metà, anzi molto prima, a pagina 12 è il mitico SILMARILLION di Tolkien, che aveva messo a dura prova anche un tipo tosto e riflessivo come mio fratello Enrico. Chi di voi lo ha letto sa che vi si descrive tutta la genesi di un mondo fantastico: la creazione di Eä, l'universo tolkieniano. Tutti "dei" e dinastie, tutti incroci e parentele. Non è che non sia interessante, ma dopo la seconda pagina di nomi non ti ricordi più di chi si sta parlando.. un pò come quei tratti dell'antico testamento dove si elenca: Zebedeo figlio di Ismael, figlio di Elaveh, figlio di Javat.."

Nella mia vita è capitato che ottimisti giovanotti abbiano tentato con più o meno impegno di promuovere un pò di cultura nel mio pigro cervello regalandomi libri. P. mi regalò "Cent'anni di solitudine" di Márquez, che è stato per anni a prendere polvere sulla mia libreria (era alto 1,5 cm, ma lui non poteva saperlo!) finchè mi si è rotto il motorino..

Già, perchè l'unico modo in cui si riesce a leggere oggi è sull'autobus.. o meglio aspettando l'autobus. Sfogli le pagine, inganni il tempo, eviti gli sguardi indiscreti dei passanti e se hai una copertina di spessore culturale fai anche la tua porca figura. L'ho letto giusto nel tempo (giorni) in cui il meccanico analizzava il motorino, ne decretava l'irreparabilità e mi comunicava con estrema indelicatezza che lo spettacolo era finito.

100 anni di solitudine, a parte il glorioso incipit è un libro davvero strano, lungo e a tratti inquietante. Quello che mi inquieta di più è lo stile narrativo, crudo e poetico insieme, duro e malato, fiducioso, ma in fondo senza speranza. Per questo quando l'ho finito ho tirato un sospiro di sollievo (sulla libreria mi guardava speranzosa un'edizione economica di "L'amore al tempo del colera", ma davvero non me la sono sentita).

E dopo brevi escursioni sul tema del Bioregionalismo ("la visione locale di un mondo globale" E Guerrieri Ciaceri) in assolati pomeriggi estivi senza prole, sono ripiombata di nuovo nel turbinio della vita moderna, dove neanche un Cinar riuscirebbe a restituire respiro per una corroborante lettura. Se leggo, leggo perchè mi serve, come madre, come lavoratrice, non più per diletto.

..nell'attesa di tempi migliori (o più forti motivazioni) non mi resta che un dolce navigare tra zapping e letture on line..

LDS

martedì 14 settembre 2010

L'asilo "new age"



Mio figlio cambia nido. Dopo due anni (o poco meno) nel sicuro rifugio vicino casa, grazie al quale ha sperimentato tutte le malattie trasmissibili tra bimbi sotto i tre anni, finalmente viene accolto nelle strutture pubbliche (o meglio "convenzionate") della sua città.
Niente da dire o sulla nuova struttura fisica che lo accoglierà: una palazzina su due piani, con un piccolo giardinetto ricoperto di prato sintetico(?) e una simpatica fontana con i pesciolini rossi. Particolare invece l'impatto con l'organizzazione dello stesso alla riunone di presentazine ai genitori dei "nuovi arrivi", di cui segue breve cronaca.

Arrivo. "Indossate le sovrascarpe, anzi, toglietevi le scarpe!". "Meglio la prima!" penso "vabbè che indosso le geox, ma ormai hanno 2 anni e anche la suola che respira ha i suoi limiti!" Tant'è: immaginate una piccola sala, con tanti genitori seduti, un pò imbarazzati, su montessoriane seggioline di legno che si guardano di soppiatto, tra piedi scalzi e calzini bucati. Entrano gli "animatori": tutti giovani, chi scalzo, chi in ciavattelle, chi un pò alternativo, chi in vestiti troppo attillati. "Mmmh!" penso, cercando di sospendere il mio istinto di selezionatrice.
La donna più bella è la pedagogista, nonchè titolare. Accanto a lei la psicologa che assomiglia in modo impressionante alla mia migliore amica (psicologa anche lei). Esordisce in modo particolare:

"Qui come vedete siamo per i materiali naturali, niente plastica, solo legno, paglia, stoffa, farro.." Ed io subito penso a Verdone che in "Bianco Rosso e Verdone" era l'hippie che diceva "carote, piselli, patate..." con gli occhi al cielo. E mi viene da ridere sotto i baffi.

"noi quì abbiamo arredato con tutti colori tenui, perchè i bambini non hanno bisogno di colori accesi e forti". "Andiamo bene.."

"noi quì diamo molta importanza alla lettura. il bambino va a dormire con un libro e lo legge prima di addormentarsi.." Leggere?? magari sfogliare!

"noi quì lasciamo il bambino assolutamente libero di andare dove vuole e fare ciò che vuole: se non gli va di fare una cosa, può andare tranquillamente a farne un'altra, può cambiare stanza, andare dai più piccoli, etc." "Mamma mia!" tremo "Quì mi cresce un bambino anarchico! Il nido delle libertà!"

Poi, inaspettatamente, la pedagogista si lancia nel dire nel modo nel quale non va detto quello che i genitori inesperti di nidi non vorrebbero mai sentirsi dire:
"Accadrà certamente che vostro figlio venga picchiato o morso da altri bambini.."
"Ma dico, è matta???" Penso "Certo che può accadere, ma se ai nuovi gli dici così gli prende un colpo!"

E poi, per migliorare le cose dice:
"noi in questi casi non interveniamo!".
"Ecco, brava, lo sapevo". Inizia il dibattito acceso: i genitori dei nuovi si agitano. Ognuno sforna fantastiche perle di sagezza e metodi infallibili per calmare i bimbi facinorosi. La signora in nero, medico al policlinico, dice "io a mia figlia gli dico di rispondere alle botte, così i bambini violenti sentono cosa si prova".. La psicologa certa di intervenire per fare chiarezza, ma nessuno la ascolta. Solo una educatrice finalmente riesce a replicare e sintetizza in una frase quello che la pedagogista non era riuscita a dire. Dopo però 20 minuti di ressa...

Insomma, ecco il bimbo che mi ritroverò l'anno prossimo: un pò new age, un pò anarchico, un pò livido, un pò acculturato...

Speriamo comunque tutto interno e comunque amato.
LDS

giovedì 9 settembre 2010

Aspetto un blog..che non passa mai!


Sto riflettendo molto e da tempo sul mondo dei blog. Io bloggista principiante che non ne capisce nulla, non riesco a stare serena nel mio "so di non sapere". C'è un mondo là fuori che proprio non conosco e non ho il tempo di conoscere. E' certo quindi, che chi di voi a questo mondo c'è dentro e smanetta felice nel web, seguendo fedelissimo siti, rubriche e blog interessanti, dopo una capatina veloce sul mio, non tornerà.

Il punto è che questo blog è nato per un motivo e sento di dover essere coerente con questa mission che mi sono data. Cercavo uno spazio di libertà e di libera espressione e la gioia di comunicarla ad altri. Quindi, se mi imponessi limiti precisi (articoli più brevi, puntualità negli aggiornamenti, ironia forzata nei momenti in cui proprio non mi viene da ridere,..) tradirei il motivo per cui sono qua, anche oggi, a ritagliare tempo prezioso alle tante cose che dovrei/vorrei fare o avrei già dovuto fare.

Dunque, prendiamola con filosofia e prendiamoci il tempo di seguire - una volta per tutte - il proprio cuore e le proprie inclinazioni senza costringerci a sottostare al giudizio degli altri. L'amatissimo, crudele, ricercato e temuto "giudizio degli altri" (ma gli "altri" chi?).

Così, lo dico ufficialmente (anche ai cari e fiduciosi amici che mi hanno dato affettuosi consigli in materia): dimenticatevi scadenze costanti e post puntuali, allontanate da voi aspettative positive o negative e godetevi - se e quando vi va - le mie righe, semplici, comuni, a volte ironiche.

La vostra blogger atipica

LDS