mercoledì 21 dicembre 2011

CAPITA SEMPRE A NATALE..



Non so se è solo un'impressione o uno strano scherzo della memoria, ma ho sempre più l'impressione che i guai più o meno gravi a livello familiare escano fuori magicamente proprio in occasione delle feste natalizie.

Il livello di guai varia molto, ma sempre di dolore o preoccupazione si tratta. Diversi anni fa moriva proprio a Natale il padre di mia cognata; un'altro anno, proprio la sera della vigilia mio fratello sfasciava la macchina contro una smart che andava "a palla" vicino Piazza Giochi Delfici; un altro natale-capodanno ha visto l'altro fratello in ospedale per un'operazione molto seria all'intestino; mio padre ci ha lasciati a inizio dicembre di qualche anno fa; quest'anno si opera per un tumore la madre di un'altra parente stretta e sta molto male anche l'anziana madre di un'altra parente..

No, non è una lista completa delle "sfighe" umane e lo scopo con è quello di tingere di nero un periodo tanto importante e felice dell'anno.

Solo che stamattina riflettevo sul fatto che i "guai" forse ci sembrano tutti condensati nei giorni di Natale perchè è il momento dell'anno in cui comunemente abbiamo il desiderio/l'opportunità (per qualcuno il dovere) di stare vicino ai familiari ed ai parenti più stretti che magari nel resto dell'anno non vediamo spesso, o per niente. E allora notiamo di più le mancanze ed i problemi altrui, ci aggiorniamo in un colpo solo delle difficoltà che le varie famiglie stanno attraversando.

Credo fermamente che in questo momento dell'anno ci si debba abbracciare di più, dare spazio nelle nostre case alle persone a cui vogliamo bene, essere generosi nell'affetto, più che nei regali impacchettati, invitare quelle lontane zie o quegli anziani della famiglia che sono più soli. Sì, lo so, non è un atteggiameto da avere solo a Natale, dovremmo coltivare queste relazioni tutto l'anno e prenderci più cura di chi è solo e anziano sempre, ma visto che in queste settimane il freddo nel cuore si sente di più, a noi sta la responsabilità di riscaldarlo.

Abbracciamoci dunque stretti stretti e Buon Natale!

LDS

martedì 6 dicembre 2011

I LOVE SHOPPING.. MA NON C'HO IL FISICO!!



Ieri in una pausa imprevidibile del mio tran-tran quotidiano, in una frattura temporale della mia routne quotidiana di moglie e madre lavoratrice, ho avuto un pò di tempo per fare shopping: incredibile!

Tutte le donne amano fare acquisti: mi trovo circondata da un lato da colleghe attente all'etica del prodotto, abilissime nello scovare tante cose carine nei mercatini. Dall'altra da amiche che vestono "solo alla moda" indipendentemente da come gli sta il vestito (con danni irreparabili al buon gusto). Io non faccio proprio eccezione, ma la mia storia è diversa.

Per me il concetto di "shopping" è infatti legato ad una duplice identità che mi abita. Personalmente possiedo un severissimo senso della sobrietà e della semplicità, un imperativo interno di fuggire alla vanità per "le cose importanti della vita" che mi deriva dalla lunga esperienza scoutistica, dalla famiglia, dal modello femminile di mia madre che tutto può esser fuor che vanitoso e superficiale.

Dall'altra parte mi giudico una persona di buon gusto, che ama il bello e il ben fatto, che ci tiene a indossare cose che mi fanno sembrare a mio agio ma anche femminile, valorizzando i punti di forza. Nel gioco "cosa faresti se vincessi 80 miliardi", inserisco sempre una quota ragionevole per rifarmi completamente il guardaroba, nella speranza di potermi permettere un look che rispecchi veramente la mia variegata identità e quello che sono dentro (possono gli abiti fare il monaco?).

La lotta tra questo strano mix vede vincere spesso la mia prima tendenza, con il risultato che compro qualcosa quando diviene proprio NECESSARIO, perchè l'attuale abito in uso si è irrimediabilmete sfranto, macchiato, o consumato quel tanto che mi rende impresentale indossarlo di nuovo.

E allora ecco perchè è stato incredibile:

Per bilanciare questo frequente stato delle cose, ieri nella mi sono proprio sforzata di entrarte in un negozio di scarpe. Inaspettatamente, ne ho trovate due paia che mi sono piaciute subito: un paio nere, "da combattimento", da tutti i giorni (e per me non è solo un modo di dire); le altre invece più delicate e vezzose. Non avevo chiaramente i soldi con me per due paia, il mio bancomat è ormai scaduto e devo trovare il tempo di andare a ritirare quello nuovo, ma provate ad immaginare: ero lì indecisa, con una scarpa diversa per piede e dentro di me una grande lotta intestina:

- "sei frivola, non te ne servono due paia!"
- "ma dai che non ti compri mai niente!"
- "ti pare che adesso spendi tutti questi soldi in un giorno solo!"
- "una volta che ne hai trovato un paio che ti piace, non fartele scappare!"
e così via..

E proprio quando l'angioletto della sobrietà aveva vinto sul diavoletto della vanità, la commessa mi dice: "se vuole, può lasciare anche solo un acconto e le viene a prendere in questi giorni!".
AAAAAAAAAAAAAAAHHH! la lotta è ricominciata da capo!

Come è finita? Come me che sono uscita dal negozio con un solo paio di scarpe, con la commessa che mi diceva luciferina "vedrà come si pente ora che torna a casa!" ed io che replicavo con un sorriso educato "grazie per la possibilità che mi avete offerto!"...

Insomma, compatitemi fascionvictims: non c'ho proprio il fisico per lo SHOPPING! Il gusto pieno di scialare lo rimando al mio primo miliardo..

LDS



martedì 22 novembre 2011

COSI' FAN TUTTE (LE MAMME)?



Non è possibile: siamo sempre di corsa! Tutti, buoni e cattivi, solidali o egoisti non facciamo che correre di qua e di là. In questa fase di lavoro molto attivo sento davvero la fatica del non potermi fermare mai, ma in realtà non è una sensazioni data dal super lavoro a cui negli anni mi sono abbastanza assuefatta, riuscendo talvolta anche a "rendere di più" come dicono quelli attenti al risultato. E' soprattutto dell'assenza totale di tempi di compensazione che sento la mancanza.

Sarà perchè è da luglio che mi sembra di non essermi fermata mai. Non solo io, certo, ma per ora parlo di me. Tutto luglio passato con il senso di inadeguatezza sul figlio che non ha ancora imparato a stare senza pannolino (l'ultimo degli ultimi tra i figli degli amici, l'ultimo tra gli ultimi al nido) e nell'ansia di dover gestire la famiglia completamente da sola la sera, causa un inasprimento dei turni lavorativi della mia dolce metà. Una situazione che si è portata avanti anche a settembre e ottobre ed ora a metà novembre stiamo ancora così..

No, su questo non ho mai avuto ripensamenti: al momento della scelta davanti all'altare ho sentito bene a domanda "Vuoi prendere come tuo marito quest'uomo che farà i turni al lavoro per tutta la vita, che non avrà mai weekend liberi per una gita fuoriporta, che lavorerà tutte le festività e che non sarà con te in molte-moltissime occasioni sociali con gli amici e familiari?". E ricordo bene di aver detto ad alta voce e davanti a testimoni "sì, lo voglio!".

Non è quindi una recriminazione, ma diciamo che a volte "è un pò duretta": torni a casa dall'ufficio alle 6:30, come sempre in ritardo e trafelata (caratteristica che universalmente mi riconosco), saluti i nonni/la babysiter che gentilmente ti ha tenuto il pargolo e, rimasta sola con lui, inizi la "fase autonoma serale".

Sì, è una serata diversa da quella familiare, con i genitori che si alternano nel gioco con il loro figlio e nella cucina, dove decidiamo insieme cosa si mangia oggi di buono (= cosa c'è in frigo/di scongelato?), per proseguire con giochi post cena/simpatiche modalità per intrattenersi fino alle 9.30 e successiva prassi della messa a letto del topastro, fino al fadidico momento in cui torniamo ad essere in DUE e non in tre!

No, la versione "fase autonoma serale" parte dalle 6:30 e prosegue con:
- GESTIONE DEL RISCHIO, ovvero controllo se il topo se l'è fatta sotto a scuola e gestione relativo sacchetto maleodorante di pipì;
- BAGNETTO PURIFICATORE, una preparazione che però ultimamente il topo non sembra apprezzare più, dopo un lungo periodo di passione per la schiuma;
- HOME FEEDING, ovvero cucinare una cena vagamente equilibrata, magari in corenza a quanto ha già mangiato a pranzo a scuola, mentre lui chiama e urla dalla sua stanza "mammaaaaaaa, giochi con meeeeee???";
- HOPELESS HOME CARE, ossia tentativi di fare le altre cose urgenti per casa, tipo stirare le sole cose che proprio non puoi evitare neanche con il miigliore dei metodi di "appendimento" della biancheria, o far partire un bucato, etc;
- THE CALL, ovvero chiamare mia madre che è spesso sola, mia suocera che se non la chiamo è "la fine", eventualmente la mia dolce metà al lavoro (ma per pochi secondi che c'ha già una fila di clienti davanti che lo aspettano per chiedere informazioni!), non ti dico come è difficile chiamare poi l'amica del cuore, anche in questo caso per un tempo assolutamente insufficiente a dirsi le note salienti della propria vita.

E' inutile pensare a quelle cose che non rientrano nel "quadrante urgente" ma che sarebbero comunque importanti per il proprio equilibrio mentale/umorale mantenere:
- finire di dipingere un regalo di nozze in ceramica (il matrimonio c'è stato a settembre e io non ho ancora finito);
- leggere quel libricino che mi hanno prestato;
- leggere quell'altro libricino che mi sono comprata io (scegliendolo piccolo priorio con la speranza di infilare qualche moento di lettura qua e là);
- e una.."maschera di bellezza" una volta l'anno la vogliamo fare?
Queste cose le continuo a procrastinare nella magica attesa di una "serata family", ma ti pare che quando siamo tutti insieme mi metto a leggere??? :-)

Insomma, immagino di non essere la sola a vivere simpatiche serate così. Ma così fanno TUTTE le mamme? Mi viene da ridere se penso che le vedo la mattina tutte belle, truccate e sorridenti quando accompagno il topo a scuola e io non gli somiglio affatto!!!

SOLUZIONE
Ieri stavo proprio pensando che basta convivere con questo caos: la soluzione è aumentarlo! Ecco perchè prossimamente inviterò amici epr una "serata fonduta" a casa, i suoceri per una "serata pizza millegusti" e io e la mia dolce metà inizieremo il nostro nuovo puzzle da 2.500 pezzi che ancora ci aspetta nella scatola chiusa.

Viva la vita!

LDS

mercoledì 12 ottobre 2011

QUANDO LA MAMMA SI AMMALA..



Il tema della malattia e del dolore è degno di essere trattato con sensibilità e competenza che probabilmente non ho a sufficienza, ma in questo momento lo sento vicino nell'accezione che lega strettamente "dolore e solitudine". Sì perchè indipendentemente dal dolore (fisico o mentale) che si prova e dalla vicinanza di persone care che ti assistono/curano/fanno compagnia, la sofferenza è e resterà sempre una cosa vissuta in solitudine. Se soffri, soffri solo tu, il male che provi non lo sente il tuo migliore amico, o tua madre che ti è accanto, nessuno lo può prendere sulle proprie spalle. E' un fardello personale. E quando l'amico, il parente ti saluta e torna a casa resti solo con il tuo dolore.

In queste settimane di malattia (nulla di grave fortunatamente) che mi hanno tenuta lontana dal web, da questo blog e da molte altre parti di me, ho avuto modo di riflettere e sperimentare personalmente questa dolorosa solitudine.

Avevo persone accanto che mi davano una mano rendendosi cura di mio figlio di 3 anni, andandolo a prendere all'asilo e giocando per qualche ora con lui, mentre io, febbbricitante e immobilizzata, mi trascinavo tra il letto e il divano. Inesorabilmente però, ad una certa ora, quelle persone gentili andavano via e rimanevo SOLA con il piccolo e ancora una lunga porzione di giorno da affrontare. Sola perchè mio marito in questo ultimo periodo lavora fino a tardi e non torna a casa prima di mezzanotte: si tratta di esigenze lavorative che chiedono molto ad una famiglia, esigono molta forza di volontà, determinazione e soprattutto miolto amore per essere superate in modo positivo. Per mia fortuna tutto questo (e soprattutto l'amore) non ci manca.

Ma quando tale delicata fase familiare si è incrociata con la mia malattia è emersa chiara una domanda che sono certa è comune a molti: ma le mamme possono ammalarsi?? Ma possono farlo le mamme "sole"? Insomma, mi sono ancora una volta di più convinta che no, non ci è concesso.

Devi tenere duro, fare ugualmente il bagnetto al figlio, giocare con lui (mammaaaaa, giochi con meeeeee?), preparare la cena, mettere a posto, prepararlo per la notte e alzarti tutte le volte che inevitabilmente chiederà un pò di acqua, o di fare pipì, o che si lamenterà della presenza di una zanzara..
Non importa che tu abbia la febbre alta, che ti scoppi la testa: sei madre. Hai una funzione sociale che è più grande di te come individuo.

Sono un pò stanca. Sarà colpa dell'astenia che mi trascino avanti. Non volevo lamentarmi con questo post, forso solo prendere atto di questa realtà. Non è la prima volta che mi confronto con questa strana casualità con la quale sempre a me è richiesto di dover tenere duro, sempre io sono quella che non deve mollare. Nessun vittimismo, nè eccesso di rivendicazione femminista.

Solo a volte mi piacerebbe poter avere il lusso di essere solamente Lucia.

LDS

giovedì 15 settembre 2011

AIUTARE A CRESCERE INIZIA DA QUI


Care mamme,
questo post è dedidato a voi. In particolare alle giovani mamme che hanno figli intorno ai 3 anni e che li inseriscono in questi giorni a quello che io chiamo ancora ASILO, all'antica, perchè faccio confusione con i nomi nuovi.

Questo blog non è specificatamente un blog per mamme, di mamme, su mamme, ma il mio momento particolare di vita mi ha spinto a scrivere già due post in tema e, soprattutto quello che ho letto oggi in giro non mi permette di restare in silenzio. Sarò una voce fuori dal coro, lo so, ma sono convinta di non essere la sola a pensarla come la penso. E ora ve lo dico.

Leggo sul sito www.equazioni.org un post per me esagerato, al quale è legato un commento entusiasta della mia amica barbamamma di barbaidee che appoggia lo stesso pensiero e non dico mi preoccupo, ma quasi mi.. scandalizzo. Sì, ognuno ha pieno diritto di pensarla come vuole, ma l'ansia profonda di queste mamme nell'inserire il loro figlio a scuola credo sia davvero esagerata.

La bravissima mamma di equazioni (e dico bravissima senza ironia, credo che appartenga a quella categoria di super-mamme che stimo molto per la dedizione ai figli) si lamenta di quanto le maestre non facciano fare "grandi cose" al suo bambino nei primi giorni di asilo, ma mi sembra che non si renda conto che un ambientamento sereno del bimbo, che semplicemente socializza con amichetti nuovi e luoghi nuovi e gioca, abituandosi ad un contesto così diverso dalla sua casetta, è la cosa migliore che si possa proporre ai nostri figli all'inizio. Cosa vi aspettate, super-mamme? Progetti artistici e lavori creativi quando il vostro bimbo/bimba ancora non sa il nome della propria maestra? Ancora deve imparare bene la strada per il bagno e talvolta non sa ancora bene pulirsi uil sederino dopo la popò? Mi sembrate così concentrate sul vostro "figlio perfetto", o come dice barbamamma "bravo nel senso che intendiamo noi" che non vedete un palmo oltre dal vostro naso.

No, non è una critica per il vostro molto amore, che vi porta ad essere così attente, creative, guide presenti ed affettuose per il vostro bambino: è che a volte l'amore è cieco, nel senso che vi fa avere TROPPA PAURA. Barbamamma è una consapevole educatrice e so che si sforza tanto di ricordarsi che "i figli non ci appartengono", ma tra il dire e il fare, si versano fiumi di inchiostro (digitale) per dare voce al subbuglio che queste mamme provano. Anche Mowgli a un certo punto si inoltra da solo nella giungla..

Io credo che le aspettative che queste mamme hanno dell'asilo siano eccessive e soprattutto che troppo rapidamente si mettano in cattedra a giudicare le maestre e le educatrici, come se potessero portare immediato danno ai nostri figli e al progetto che NOI abbiamo su di loro. Ci dimentichiamo che la sfida più grande per l'educatore e redere possibile che un bimbo crescendo sia in grado di farselo LUI un "progetto"? Non dico certo di chiudere gli occhi se notiamo qualcosa che non ci piace o ci preoccupa e lungi da me sembrarvi disinteressata o peggio menefreghista, ma dobbiamo dare e avere fiducia.

Non solo fiducia nel vostro perfettissimo figlio ("lo mando perchè mi fido solo di mio figlio"!), ma negli adulti che hanno scelto una strada professionale per far crescere i nostri figli, persone che hanno spesso tanta più pazienza di noi (di me sicuro), che hanno delle motivazioni, che hanno, nella media, molta più esperienza di noi mamme, che al massimo.. quanti figli potremmo mai avere??? E poi, hanno quel distacco emotivo sufficiente per poter valutare ciò che serve al nostro bambino in quella fase della sua crescita. I programmi scolastici vengono sviluppati con competenza e passione: fidiamoci di questa esperienza! Non siamo così presuntuose da credere di sapere tutto!

Volete davvero tutte chiudere i nostri bimbi in scuole familari? Limitereste la possibilità a vostro figlio di conoscere qualcosa di diverso da voi. Riflettete. Non è forse l'incontro con la diversità la principale fonte del nostro sviluppo personale? Il mondo non è come lo vorremmo noi mamme (e papà), pieno solo di cose meravigliose e di stimolanti possibilità: l'ingresso nella scuola è il vero primo ingresso nella vita sociale per vostro figlio, è il primo incontro con il mondo "senza il filtro di mamma o papà".

Abbiate fiducia che se a casa li avete cresciuti con equilibrio e amore e se li continuerete a sostenere da più lontano, i vostri bimbi saranno capaci di cavarsela splendidamente. E di stupirvi.

E magari domani diventeranno adulti più fiduciosi di noi.

LDS




venerdì 9 settembre 2011

CERCO ASILO



Oggi attesissima riuninone dei genitori all'Asilo. Mi siedo su una seggiolina montessoriana blu tra genitori preoccupati, con in grembo la mia bella agendina. L'unica altra mamma che conosco è in ritardo, come sempre.

La corpulenta funzionaria della scuola ci accoglie e subito capisco che la maggior parte delle informazioni che cerco non mi saranno date in quel momento ma saranno affisse nell'ingresso della scuola, tra mille altri cartelli. Cosine di poca importanza come le date di chiusura della scuola, ad esempio, o cosa dobbiamo mettere nello zainetto del bambino. Ma voglio essere positiva.

La musica, dall' "asilo nido new age" dell'anno scorso, sembra cambiata. Nelle ore di inserimento iniziale i genitori non devono restare, ma va se ne vanno (bene!), i genitori non dovranno accompagnare i figli nelle uscite didattiche (bene!), non metteranno i cartelli se nella scuola ci sono i pidocchi (insomma!)..

Tra una chiacchiera all'altra seguendo le interruzioni dei genitori più apprensivi e quelli che non avevano capito che l'inseriemento dei nuovi iniziava due giorni fa (e che inutilmente fanno perdere tempo a tutti polemizzando su cose sulle quali non ci si può fare più nulla se non si possiede una macchina del tempo), vengono fuori anche le magagne a cui, maliziosamente, ero in realtà preparata.

E' vero che la retta scolastica è più bassa di quella del nido, ma:
- le uscite didattiche (non obbligatorie) sono a pagamento;
- l'attività di psico-motricità (non obbligatoria) è a pagamento;
- il corso di teatro e inglese (non obbligatori) sono a pagamento;
Grazie a Dio, l'ora di religione è gratis! (notare la finezza della battuta!).

Ma no, non mi stupisce di dover pagare, diciamo che non mi piace affatto il tono della non obbligatorietà - obbligatoria perchè, testuali parole del funzionario scolastico "diventa un problema se qualcuno non partecipa!". Perchè il ricatto morale neanche tanto sottile agli ingenui genitori è che bsogna far partecipare a tutto i propri figli sennò sarano gli sfigati della classe, o peggio della scuola. Così tutti noi caproni ci affretteremo a pagare tutte queste adorabili attività guidati dal senso di colpa perchè mandiamo il figlio all'asilo a tempo pieno e sentendoci per questo sollevati.

"Evvabbè", mi dico mentalmente, smaliziata e consapevole, gestendo brillantemente la mia acidità di stomaco per lo stile intimidatorio utilizzato, "sganceremo anche questi soldini!". Ma passano i minuti e mi viene da pensare a chi sta peggio di me economicamente (la signora immigrata accanto a me?) che magari dovrà fare delle rinunce per non ghettizzare la sua figlioletta.. e il mal di stomaco un pò mi torna. Cioè dico: ma stiamo solo all'asilo e già cominciamo?

Mi basta poco per scoprire - ma lo sapevo già - che la stessa musica vale per i materiali scolastici, dalle fotocopie, ai pennarelli, alla carta che i genitori dovranno comprare auto-tassandosi mensilmente. Perchè la scuola non ha risorse e "per i figli si fa tutto!", sempre citando la magnifica funzionaria sorridente.

Grandi saluti e via, si passa alla riunione "di classe" con i genitori dei bimbi della sezione verde dove è inserito il mio topaccio: si parla di problemi specifici, di pannolini non ancora abbandonati e ci si rinfranca sulle sventure altrui (si, il mio non sa ancora andare al bagno da solo, ma almeno non è aggressivo, nè piagnone, nè eccessivamente mammone).
A Roma si dice "t'ariconsoli coll'ajetto!".

Speriamo bene.

Dimenticavo: sono aperte le candidature a "rappresentante di classe". Che dite, mi candido?
LDS

lunedì 5 settembre 2011

CHI LASCIA SOLI I GENITORI


Questo no è un blog consacrato alle problematiche delle mamme moderne, ma in quanto luogo di espressione libera di pensieri, trovo giusto scrivere oggi di un problema di cui nessuno sembra occuparsi nella pubblica amministrazione: l'assenza quasi totale di supporto ai genitori con figli piccoli.

Lo so, di mancanze da parte delle isituzioni e della politica ce ne sono tante e forse questo è solo un piccolo "dettaglio" all'interno di fatti assai più spinosi e gravi, ma pè anche vero che ciascuno vive nel suo microcosmo familiare e le sue vicessitudini come assolute e universali.

In breve, ho un figlio che quest'anno inizia l'asilo. Per fortuna è stato preso all'asilo comunale entrando in graduatoria. Per fortuna è stato accolto nell'asilo vicino casa, nuovo e con un bel giardino intorno.
L'attesa della nuova avventura scolastica allo scattare dei 3 anni ("mamma, ora sono nande!") ci elettrizzava da mesi, unitamente all'ansia del terrbile spauracchio dell'indipendenza da pannolino. Se tuo figlio non lo ha abbandonato, l'asilo non lo prende. Così, terrorizzati dall'idea di perfide educatrici che ti chiamano sul posto di lavoro dicendo che tuo figlio se l'è fatta sotto e devi andare tu a cambiarlo sennò lo lasciano sporco per 8 ore, abbiamo passato la nostra estate a preoccuparci lavando mutante e cancellando i giorni sul calendario, chiedendoci se "ce la farà" per tempo.

Ma a parte questa diatriba (adesso detesto tutti quei genitori sorridenti che dicono "il mio ha lasciato il pannolino da un giorno all'altro!": o lo dicono sono per farmi rabbia, o si sono dimenticati già che quel giorno all'altro è venuto dopo due messi di pipì addosso!), la vera questione è che il sistema scolastico dei piccolissimi abbandona completamente i genitori.

Se siamo entrati in graduatoria è perchè lavoriamo tutti e due a tempo pieno.
Se lavoriamo a tempo pieno significa che a casa non ci stiamo durante il giorno.
Se abbiamo bisogno del nido a tempo pieno è perchè torno dal lavoro alle 6.00 p.m., qualche volta dopo, mai prima. Quando è fortunato mio marito torna alle 4.00 p.m..
Allora perchè le scuole continuano ad avere un atteggiamento ridicolo verso i genitori proponendo degli "inserimenti" con orari allucinanti? Due ore i primi 3 giorni, poi 4, ma non gli diamo da mangiare e poi per due altre settimane te lo diamo mangiato, ma alle 13.00.

Ma siamo impazziti? ma i genitori che fanno nel frattempo? ma credete che il nido o l'asilo siano un "optional"??? Se la famiglia decide di inserire il proprio figlio in una di queste strutture, non è solo per il piacere di farlo relazionare con altri bambini o imparare giocando cose nuove e stimolanti. Lo fa anche perchè ha bisogno che il proprio figlio sia gestito in maniera positiva per quelle ore nelle quali i genitori sono al lavoro.

Chiarisco. non sono contro la gadualità dell'inserimento dei bambini, ma a volte sembra che le scuole "ci vadano contro", mettendo ad esempio la riunione dei genitori non solo in orario lavorativo, ma fuori dall'orario in cui i bimbi sono a scuola e senza permettere il loro temporaneo "parcheggio" nell'area giochi (se sono in permesso lavorativo per la riunione, dove lo metto mio figlio??????).

Tante donne con contratti lavoratvi tradizionali si possono permettere di prendere un mese o 15 giorni di maternità e stare a casa a seguire le pazze richieste degli inserimenti (chissà a quale prezzo rispetto a programmi lavorativi e possibilità di carriera), ma chi non ha questa possibilità, come me, parte alla caccia della baby sitter temporanea.

Sì, è più semplice trovarne una fissa, che trovare chi da fine agosto ti dia una mano a tenere tuo figlio finchè la scuola non inizia con questi simpatici orari mordi e fuggi. Da agosto abbiamo cercato ovunque, contattato i 5 nomi di persone che ci hanno tenuto il topaccio in passato senza successo: chi stà ancora in calabria, chi aspetta un bimbo ed è all'8vo mese, chi neanche ti risponde al messaggino di richiesta.. un'ecatombe.

E così mi chiedo: perchè il sistema scolastico non pensa alle famiglie? perchè fingono di non vedere che nel mondo di oggi la maggiorparte della coppie prevede due genitori entrambi lavoratori, perchè faccaimo finta di immaginare di avere tutti 3 masi di ferie quando è già un lusso averne 3 settimane???

Sono problemi che le mamme full time di una volta non avevano: lo stress di incastrare tutto insieme, orari, spesa, lavoro, bucato, tempo di qualità con i propri figli. Sono scelte familiari, a volte obbligate, di cui ciascuno si prende il suo peso sulle spalle. Ma si tratta in parte di uno stress che potrebbe diminuire molto, se ci fosse la volontà politica di sostenere in modi nuovi le famiglie di oggi.

So che qualcuna di voi la pensa come me. Coraggio a noi!

LDS

martedì 12 luglio 2011

IL GIARDINO SEGRETO




Tantissimi anni fa lessi un libro intitolato "Il giardino segreto" di Frances H Burnett. I ricordi del romanzo non sono chiari nella mia memoria, ma ricordo che la storia ruotava intorno ad una bambina che, relegata a percorrere un lungo tempo in capagna in una casa non sua, nelle sue quotidiane esplorazioni dell'esterno dela casa, scopre un giardino segreto, recintato da alte mura e riesce ad entrare. Non ricordo molti alti dettagli, ma la copertina del libro è rimasta impressa nella mia mente: ritraeva un bellissimo giardino fiorito, con piante rampicanti, fiori di ogni tipo, tanto verde e tanti colori insieme.

Perchè rivangare questi ricordi imperfetti di bambina? Per rendervi parte del fatto che sono davvero fortunata.

Ogni giorno arrivo con il motorino a lavoro e dopo qualche chilometro trascorso attraversando l'inquinata seppur bellissima Roma, arrivo nel "mio" giardino segreto. La struttura che ospita il mio ufficio è contornata da uno splendido giardino verdeggiante e da qualche tempo anche il parcheggiare il mio motorino è diventato una gita nella natura! Infatti, per parcheggiare ci è stato ritagliato (per quanto tempo ancora non si sa) un piccolo spazio in fondo ad un viale alberato, così lascio il motorino sulla terra muschiosa e per andare in ufficio passeggio nel viale, guardo gli alberi da frutto piantati intorno e la grande varietà di piante ed alberi, di palmizi e fiori di cui non conosco il nome. E, camminando, respiro - quello che non posso fare nel mio casco integrale nello smog di lungotevere - e mi concedo quei 5 minuti a piedi fino alla mia scrivania per pensare.

Oggi, guardandomi attorno mi sono sentita davvero serena e fortunata. Ho visto le ortensie che cercavano di farsi strada oltre lo spazio a loro concesso e così altre piante uscire dai vasi, dalle aiuole, come a dire "ora decido io dove voglio andare!". Un giardino che in qualche tratto appare forse poco curato (tanto è grande), ma che in realtà secondo me ci insegna la più grande lezione che un esteta possa imparare: la bellezza sta nell'imperfezione e nell'asimmetria.
La natura è viva e libera, siamo sempre noi che cerchiamo di legarla, di costringerla entro confini rigidi. Ma la piantina fa crescere il suo ramo dove crede, segue i raggi di sole senza curarsi del nostro desiderio di avere tutto "sotto controllo".

Faccio le scale che mi conducono in ufficio, attraverso la porticina, saluti i colleghi, mi siedo al mio posto. Ancora negli occhi ho quel verde, quella brezza delicata del vento, così preziosa nella Roma assolata di questi giorni, sorattutto per chi in ufficio non ha l'aria condizionata. Le prime discussioni con il coordinatore vogliono spazzare via il buonumore e questa sensazione di serenità, ma tengo duro, esco dalla stanza e mi faccio un caffè sempre guardando "fuori".

Lezione appresa dalla passeggiatina mattutina: dovremmo imparare dalle piante che non possiamo costringere la nostra vita in vasi troppo ristretti: siamo esseri viventi capaci di mettere radici robuste in qualsiasi terreno, siamo nati per essere liberi, non per essere legati. Da chi ci sta intorno, ma molto più spesso da noi stessi.

Cresci piantina e insiegnami a vivere nel giardino segreto...

LDS

venerdì 17 giugno 2011

URLA SILENZIOSE

OGGI UN TERRIBILE DOLORE HA COLPITO LA FAMIGLIA PERFETTA. NON SE LO MERITAVANO. ANCHE SE NESSUNO MERITA DI SOFFRIRE COSI' TANTO. LEI NON LO MERITAVA, BRAVA, BELLA, CON UNO SPLENDIDO SORRISO E UNA GRANDE SIMPATIA. LORO, LE BIMBE, NON SE LO MERITAVANO, DI PAREDERE IL LORO ADORATO PAPA' COSI' PRESTO E COSI' INCOMPRENSIBILMENTE.

FINO A IERI ERA UNA FAMIGLIA SBOCCIATA, GIOVANE, CON TANTO FUTURO DAVANTI, TANTE FOTO DA SCATTARE, TANTO DA CONDIVIDERE.

OGGI TUTTO CAMBIA, O SEMBRA CAMBIARE.

NON CAPISCO. NON RIESCO PROPRIO NELLA MIA ENORME IMPERFEZIONE A CAPIRE.
AFFIDO A DIO QUESTO DOLORE E GLI AFFIDO QUESTA MERAVIGLIOSA FAMIGLIA CHE AFFRONTA UNA PROVA TROPPO GRANDE.

OFFRITE UNA PREGHIERA, SE POTETE.

lds

martedì 14 giugno 2011

IL VERO ALBERO DELLA VITA


Qualche giorno fa, sul tavolo tondo del salotto di mia madre capeggiavano una serie di grossi fogli: erano le diverse parti e versioni del nostro albero genealogico, da parte della famiglia di mia madre che mia zia sta cercando di completare. L’albero trovava le sue radici in Trentino, con tutti quei Gionzer e quei Romani e gli altri nomi strani che leggendo mi sembra di poter immaginare nei loro vestiti d’epoca.

Forse sapete che esistono diversi modi per redigere un albero genealogico. Al di là della grafica più o meno accattivante, infatti, esistono stili differenti in base alla scelta di inserire o meno tutti o parte dei congiunti. Mi spiego meglio. È possibile che un albero genealogico di una famiglia si concentri solo sulle unioni dirette che legano padre madre figlio, escludendo per semplificazione gli altri figli, o le seconde mogli o gli altri zii. Questo schema è molto efficace per tracciare la retta secondo la quale un cognome si interseca con un altro congiungendo i "viventi" con gli antenati. Come tutte le semplificazioni però ha il difetto di fornire un quadro incompleto. Il quadro realistico delle passate generazioni lo hai infatti quando ci sono scritti tutti i figli e i fratelli, magari con i successivi mariti, mogli e figli. L'albero finale sarà davvero frondoso e darà l’impressione di quante vite si sono intrecciate nel giro di una manciata di generazioni.

Una delle versioni sul tavolo di mia madre era di questo tipo: elencava famiglie dove, hoimè, si moriva giovani, dove la vita era dura e il numero di figli a famiglia era almeno di 7-8 bambini, di cui molti motivano appena nati, molti sotto i due anni. Una storia tanto vera e ricca di dolore da far tremare il cuore, soprattutto ad una giovane mamma di un bimbo proprio di due anni. Non posso immaginare il dolore che segue queste perdite: tutti gli sforzi, le attese, l’amore e le speranze spesi in questo breve cammino con un figlio di colpo finire.

Allo stesso tempo immagino quelle donne di un altro tempo provare un dolore composto di chi sa che “la vita è così”, che bisogna accettare che possano succedere cose del genere, che allora erano la “normalità”.

Ma perché soffermarsi oggi su quel dolore?
Perché oggi non siamo diventati invincibili e immortali come vogliamo credere. Proprio in questi giorni ho saputo che una coppia di cari amici ha perso il loro tanto desiderato secondo bimbo tra il 4° e 5° mese di gravidanza. Proprio quando, già passato il terzo mese, pensiamo di poter tirare un sospiro di sollievo e quando, mamme e papà, lasciamo correre i nostri pensieri con più fiducia, immaginando il prossimo futuro ricco di speranze e dolci promesse.

E’ così, e non è la prima volta: è capitato a P, è capitato a V, è capitato a R, sempre oltre i tempi classici di sicurezza. E quelli di voi che leggono che sconoscono l’argomento per esserci direttamente passati o per conoscenza indiretta, sanno che per la donna si tratta di un doppio trauma: non solo si perde un figlio, ma si devono affrontare procedure fisiche/mediche terribili per una sensibilità già straziata dal dolore della perdita. Non scrivo i particolari, dico solo che si è ferite due volte, profondamente.
E si tratta di un dolore che non passa subito, che non è facile rielaborare. C’è chi dice “basta”, c’è chi si chiude nel silenzio, c’è chi faticosamente risale la china. Da parte mia il massimo rispetto del questo dolore che intuisco, ma di cui non so tracciare i contorni più profondi. Ognuno ha i suoi tempi per elaborare, per piangere e, magari, per sperare di nuovo nella vita e nel futuro.
Quando ho saputo la notizia (mi è bastato un rapido scambio di sguardi con il papà), mi è poi tornato in mente quell’albero genealogico, e quelle donne che facevano 8 figli e che sopravvivevano con una forza eccezionale ai dolori della vita, anche a quelli grandi come la perdita di un figlio.

Perdonatemi se mi permetto un finale tutto al femminile.

Mi auguro che noi donne del 2011 sapremo ritrovare in questi momenti tristi, la forza di quelle donne di altri tempi, la capacità di risollevarci, la fede per superare le nostre paure, l’intelligenza di comprendere il vero senso della vita.

LDS

lunedì 23 maggio 2011

GIULIO NON C'E', E' ANDATO VIA..





In una tranquilla giornata di caos lavorativo, Giulio, neo-papà da due mesi si licenzia.. Cosa? Si licenzia? In questo periodo di incertezze e ristrettezze economiche, uno che c'ha un lavoro si licenzia? Volontariamente?

Ebbene sì.

Non si deve partire da molto lontano in questa storia. Ci sono persone che sanno lavorare in contesti organizzati adeguandosi positivamente ai ritmi, agli orari e all'impegno che il proprio mansionario richiede. Ci sono altri invece che si sentono imbrigliati in troppi guinzagli normativi, che pensano che l'orario di ufficio sia una costrizione insensata e che conti solo fare il prorio lavoro, non importa quando. Padronissimi. L'importante è che trovino attività lavorative adatte alla loro indole, coincidenti con i loro interessi. Altrimenti, averli accanto, irrequieti e insoddisfatti è una vera pena. Soprattutto quando anche tu magari stai facendo uno sforzo personale di farti andare bene alcune cose sul piano lavorativo che non rispecchiano esattamente quello che sei e quello che vuoi. La piena realizzazione di sè sul piano professionale è un privilegio di pochi! Per fortuna ci si può realizzare anche con molto altro, come nell'arte, nelle altre nostre passioni, nella famiglia e nei rapporti interpersonali.

Certamente però non è stato solo questo a far partire Giulio.

Quando ti nasce un figlio le prospettive cambiano a volte in modo radicale. Cosa è così importante nella tua vita e la scala delle priorità prevedono come minimo un aggiornamento. Chi era molto saggio già prima probabilmente cambierà poco, chi era invece più egoista e autocentrato dovrà fare un bel pò di ordine.. interno.
Giulio si è chiesto, probabilmente, se era più importante stare vicino alla sua famiglia, alla madre di suo figlio che se lo gestisce tutto da sola e che chiama ogni 10 minuti per dire se "tuttto va bene" o se il pargolo ha fatto il ruttino. E l'altro giorno che è tornato prima a casa non gli è parso vero fare una passeggiata lungo il mare con compagna e pargolo, godendosi a pieno tutti quei sorrisetti che il bimbo comincia a fare, rispondendo alle facce del papà.

Siamo così abituati ad immaginare oggi un modello familiare unico, dove mamma e papà lavorano come matti per garantire al figlio/i figli e a se stessi il miglior benessere economico possibile, per pagare i conti, per pagare le vacanze, per pagare la palestra, per pagare il mutuo e la spesa..
Siamo così abituati da non aver sempre chiaro in mente se questo è il modello che cerchiamo, se questa è la felicità. Siamo così concentrati nella nostra rincorsa da perdere di vista il traguardo finale, potremmo anche correre tutta la vita e non raggiungerlo mai, la nostra vita potrebbe passare e noi potremmo non averla assaporata mai veramente in tutti i momenti preziosi che ci può donare.

Allora, a parte il fatto che io non vedevo l'ora di tornate a lavoro dopo la nascita di mio figlio e che proprio avevo bisogno di riprendermi quella parte della mia identità che la maternità mi aveva tolto, sconvolgendo e buttando all'aria tutto quello che ero stata fino a quel momento, capisco che possano esistere invece mamme e papà che a lavoro proprio non vorrebbero tornarci più, innnamorati persi delle loro bestioline, imbambolati da quel visetto e da quelle manine, sconvolti e sorpresi dalla bellezza del miracolo della vita.

Per Giulio, appartenente a questa seconda categoria, i rimbrotti lavorativi ricevuti, la non piena soddisfazine della propria condizione, l'interesse per altre cose che lo appassionavano molto di più del suo attuale lavoro aspettavano solo di sommarsi ai sorrisetti del pargolo per dare l'ultima "spallata" (neanche tanto forte a dire il vero) alla porta con su scritto "basta!".

Come farà domani il neo-papà senza stipendio?
Le vacanze lunghe sono una gran cosa, ma dopo l'estete arriva l'inverno.. (come disse la formica alla cicala)

La compagna ha un buon contratto e ora è in maternità ma poi? Si sà che per le donne con un figlio piccolo il mondo del lavoro è crudele..

E poi, questo periodo di crisi (che periodo non è più, in quanto rimane invariato da troppo tempo) che non promette di migliorare in fretta? Sarà lungimirante investire proprio ora capacità e risorse in imprese nuove e consulenze free-lance?

Il futuro gli darà probabilmente ragione.

Intanto io continuo a raccogliere mollichine di pane e a metterle da parte, non senza chiedermi però dove vado e per quanto tempo questa sarà la mia strada.

Una formica.
LDS

martedì 26 aprile 2011

SE ARRIVA IL SECONDO



Per dire che da tempo sto effettuando una inchiesta tra amiche e conoscenti, accomunate dal solo criterio di essere madri di due o più infanti. L'inchiesta informale riguarda circa il fatidico momento della nascita del secondo figlio.


C'è chi ha atteso molto, chi molto poco, fattostà che a parte le attese più o meno volontarie tra il primo e il secondo, i pareri sono decisamente contrastanti. La domanda era "ma il secondo è stato più facile del primo?" inteso nel senso non esclusivo del parto, ma della crescita, della gestione dei primi mesi e delle prime notti, delle prime malattie, etc., che per un genitore già rodato non sarebbero le "prime" in assoluto, essendosi già scontrato con il primogenito/la primogenita.


Mi risponde Paola e mi dice che la secondo genita è stata tremenda ma soprattutto perchè non dormiva mai (mentre la prima figlia era stata più tranquilla e regolare). A un'anno dalla nascita della seconda bimba paola riusciva a mala pena a riposarsi e tutto avrebbe cercato tranne che una eventuale terza gravidanza. (NB siamo nei giorni della nascita della terzogenita!!)


Mi risponde Massimo e mi dice invece che il secondo è stato molto più gestibile perchè, mentre alla prima figlia si dedicavano attenzioni speciali (farla addormentare tenendole la manina), al secondo doveva andare bene un minuto di cullata e poi ninna da solo. Ed io mentre sentivo questo pensavo a quella volta che Paolo, per esasperazione, è stato chiuso con la carrozzina in cucina a piangere (unica stanza che insonorizzasse il suo pianto spaccatimpani).


Mi risponde Enrica, assolutamente convinta che l'arrivo della seconda figlia sia (testuali) "una moltiplicazione all'ennesima potenza della fatica". Mentre con la prima figlia appena nata entri in simbiosi (dorme lei dormi anche tu, sviluppando per la stanchezza una capacità di addormentarti istantaneamente in qualunque posto e in qualunque posizione, anche se solo per pochi minuti), mentre la seconda figlia dorme tu devi badare alla prima che, spodestata dal suo ruolo di "reginetta della casa", reclama a gran voce la sua mamma e la tua massima attenzione. Parole che colpiscono, soprattutto chi ha avuto un primogenito impegnativo.


Così, ancora ponderando dubbiosa su queste ed altre testimonianze, ieri facendo zapping in un momento di riposo del topaccio mi imbatto nel film strappalacrime "un bambino di amare", complessa storia di un genitore americano, vedovo da due anni, che adotta un "bambino difficile" con problemi di relazione che è convinto di essere un marziano. Il film si snoda tra le difficoltà e i successi del padre amorevole che cerca di creare una relazione ed un contatto con il figlio, da un lato lasciando al bambino lo spazio per volare con la fantasia e dall'altro obbligandolo a confrontarsi con la terribile esigenza di integrarsi con il mondo circostante e con quello talvolta crudele della scuola elementare. La frase più incisiva del film è senz'altro "ma perchè non riesci ad essere solamente come noi vogliamo che tu sia?". Indirizzata al padre questa domanda, strillata a brutto muso dalla sua esigente datrice di lavoro, gli fa capire la prospettiva distorta che lui stesso stava imponendo al figlio.


Finale struggente, salvataggio sul cornicione, violini.. non è importante come finisce (bene) il film, quello che conta è il messaggio che arriva a chi tenta di essere un bravo genitore: basta pretendere che tuo figlio dorma tutta la notte, mangi tutto quello che prepari e non butti i giocattoli per terra! I figli ci chiedono solo di essere amati per quello che sono, non per come che noi vorremmo che fossero. Sembra una verità banale, ma vi si giunge spesso solo attraverso l'errore.


Così, in questa prospettiva, anche la terribile minaccia del secondo figlio "distruggente" tutti gli equilibri famigliari faticosamete recuperati (quando vengono recuperati) non fa proprio più paura: che importa il caos, il poco sonno, le corse dal pediatra in confronto alla gioia di un figlio?


E allora auguri a R., E., B., P., V. e tutte le altre (tutte adesso!!!) che in questa primavera pazzerella stanno iniziando ad immaginare un nuovo delizioso tornado che scompiglierà a breve la loro vita.


LDS

venerdì 15 aprile 2011

TI LAMENTI? MA CHE TI LAMENTI?



Ci sono giorni in cui, anche se con grande impegno, non è facile affrontare la giornata lavorativa con entusiasmo e positive thinking. E allora, nella logica del "mal comune mezzo gaudio" può venire in aiuto sapere che non si è i soli a vivere queste difficoltà. Ecco un testo trovato su Internet:


"E uno che si lamenta perché hanno chiesto ulteriore conferma ad un consulente esterno relativamente al suo lavoro ben fatto e minaccia ogni cinque minuti di consegnare la lettera di licenziamento; e una che dice che non è una grande perdita perdere questo lavoro e si lamenta perché non può fare quello che le pare, tipo venire tardi e andare via presto, senza che nessuno le ricordi periodicamente che ha un orario da rispettare; e una che non c’è la fa emotivamente e che ogni problema è assunto come una goccia di veleno che la fa star male e che le impedisce di reagire, che più che lamentarsi, piagnucola; e uno che si lamenta, cinico e arrabbiato, sulle cariche politiche aziendali, sull’incoerenza dei comportamenti e sulla piccolezza delle scelte, lamenta il basso stipendio, rimuginando l’assenza di alternative concrete; e una che si lamenta che le persone incaricate degli aspetti amministrativi non sanno fare il loro lavoro e sono degli incompetenti, e afferma che lei non interverrà per impedire la catastrofe, poiché non le compete; e uno che non ce la fa più ad impegnarsi per proporre un cambiamento positivo nelle dinamiche decisionali e si trova, demotivato, costantemente sotto tiro del coordinamento e sovraccarico di lavoro; e una che ancora non sa dove si trova che esprime stiticamente dei commenti negativi sull’insensatezza dell’insieme, ma non si capisce bene cosa vuole, cosa cerca e soprattutto perché è venuta; e una che resiste, non dice mai no, è sempre puntuale, ma se la provochi sputa veleno su tutto e tutti, come se avesse preso nota e registrato prontamente ogni comportamento scorretto negli ultimi cinque anni; e uno che ha due neuroni e va a due all’ora nel parlare e nel pensare, che invece di essere un aiuto è di intralcio, ma che non si lamenta perché ancora non ci ha pensato; e una che sarebbe anche brava, ma ha un caratteraccio permaloso e scontroso, che ha la sindrome da sottomessa ribelle, che se le chiedi una cosa o lo fai con mille salamelecchi o con lei hai chiuso per sempre; e una che non si lamenta spesso se non per affermare che è sovraccarica, per sottolineare che ha capito, quando invece è platealmente noto che è l’unica a non aver capito; e uno che non c’è quasi mai, è sempre in giro e quando c’è è silenzioso e si fa le sue cose anche se si capisce che ha un retro pensiero non positivo, non sputa nel piatto nel quale mangia, perlomeno in pubblico; e una che si lamenta talmente tanto che scende e sale dagli uffici cercando spalle sulle quali piangere, lamentandosi per tutte le incoerenze operative e decisionali con le quali si confronta, soffrendo come se qualcuno l’avesse rinchiusa a forza in queste mura; e una che è solo di passaggio, occupata a fare del suo meglio per meritare di restare, ma senza essere convinta fino in fondo se sia davvero il caso di restare, giustificandosi con se stessa pensando “tanto era un momento di inattività lavorativa”; e uno che viaggia su altri livelli, che ragiona a modo suo sui massimi sistemi e con la stessa visione si confronta a volte maldestramente con i problemi concreti pratici quotidiani, che si lamenta meno sulle tante cose da fare che su quelle che sarebbe politicamente etico fare diversamente; e poi c’è una che è diventata insofferente a tutte le richieste, che quando è arrivata al livello di sopportazione massimo lo capisci dal fatto che non parla più; e poi c’è quella che ha fatto la scalata, che si è assicurata l’unico aumento di stipendio dell’anno che nessun altro ha avuto e che ora si lamenta non più per i superiori, ma per i subalterni che non fanno quello che dovrebbero; e poi c’è quella che ha imparato negli anni la tecnica dello struzzo, che mette la testa sotto la sabbia per non vedere quello che c’è da vedere, la cui assoluta fedeltà alla causa aziendale la rende impermeabile a qualsiasi critica; e poi c’è quello che la vita lo ha bastonato forte e che ha deciso di non farsi bastonare più dalle piccole cose, rimbalza su di lui come muro di gomma qualunque critica e stress lavorativo; e poi c’è quella che un venerdì sì e uno no sta male, che crede di avere una discreta relazione con tutti mentre nessuno la può vedere, o meglio nessuno ha la pazienza di ascoltarla; e poi c’è quella che ha imparato da gradi maestri l’arte della lamentazione e la applica con battutine brevi e faccine ironiche quasi tutti i giorni; e poi c’è quello che di solito non c’è, ma che quando c’è cerca di socializzare dimenticandosi che la scarsa risposta che riceve è causata direttamente dalle sue scelte gestionali. In questo clima, con quale ottimismo è possibile andare al lavoro felici e vivere la propria serenità quotidiana sognando un futuro positivo?"


..mi ripropongo di trovare anche qualcosa di più ottimista da condividere..


LDS

martedì 5 aprile 2011

Ecco qualche foto di posti che in questo momento di inizio primavera mi stimolano voglia di viaggiare: Qui imagino un certo frescolino.. qui ci sono stata: magico!.. qui ci vorrei tanto passare almeno una serata.. anche qui ci sono stata: che mare!.. anche qui tra questa sabbia e questo sale ci sono stata.. in attesa di altre meraviglie.. LDS

lunedì 4 aprile 2011

BILANCI PRIMAVERILI


Sì, lo so, il periodo di bilanci per antonomasia è quello di fine anno: verifica degli obiettvi raggiunti, delle promesse mantenute, degli eventuali chili persi,.. In questi giorni più che altro capita di fermarsi a riflettere se fare subito tutto il cambio di stagione nell'armadio o iniziare solo dalle scarpe estive (non so da voi ma a Roma è già estate, non esiste più la mezza stagione e temiamo tutti che sia solo una falsa promessa).

In realtà però io credo che qualsiasi momento sia quello giusto per un momento di riflessione. Il problema è che ce ne prendiamo troppo raramente di questi brevi momenti per pensare, sempre a correre dietro a scadenze e a necessità quotidiane.

A distanza di tempo mi trovo a riflettere sull'esperienza di questo Blog, sugli obiettivi personali che mi ero posto al monento del suo "varo" e che, passati ormai vari mesi, sento di dover rivedere. Ho iniziato a scrivere spinta dal desiderio di condividere pensieri ed emozioni, dalla necessità di comunicare in modo diverso e magari più "universale" la mia opinione e il mio sentire personale, il mio modo di vedere le piccole grandi cose della vita.
Ora mi chiedo: ho risposto alla mia domanda? Ci sono riuscita?

Avevo deciso fin dall'inizio di non farmi troppo condizionare dal lettore, dall'eventuale commento - sempre gradito - rimanendo autentica nel contenuto. Ho cercato di evitare piaggerie, di non pensare troppo a chi - parente o amico - avrebbe potuto leggermi. Non sempre, cari miei, ci sono riuscita. Qualche volta, se rileggo qualche post, ho strizzato l'occhio a questo, o a quello.

In altri momenti invece è stato proprio poter immaginare he qualcuno mi avrebbe letto ad aiutarmi a buttare giù pensieri e sensazioni. Quei 4 sostenitori che si sono registrati, quei contatti di lettori casuali mi hanno fatto davvero piacere. Se non mi leggesse nessuno non avrebbe senso scrivere quì. Basterebbero le pagine di un diario personale.. che non sono mai riuscira a tenere.

Alla fine della riflessione, credo che valga la pena continuare, anche se sono discontinua, se non riecso a trovare un tempo giusto per scrivere i mille pensieri che affollano la mia mente. Anche se a volte scrivo cose divertenti e a volte no. Anche se scrivo cose interessanti e a volte no. L'obiettivo, come prima ho detto, non è propriamente quello di divertire (anche se non fa male strappare un piccolo sorriso raccontando di esperienze quotidiane che magari sono comuni a molti) ma di sfogliare i vari petali del mio fiore e scoprirne le varie sfumature..

E' che se torno alla mia quotidianità, così "personalistica" e legata a me, ai miei cari, ai miei pochi veri amici, mi sembra che mi sfugga una parte del mondo, una parte di vita. Vale sempre la pena di comunicare, di essere come vasi comunicanti, arricchendoci dell'energia l'uno dell'altro.

Io ci credo. Voglio essere migliore. Magari ci posso riuscire.
Sarò ancora qui per un pò.

LDS

lunedì 21 febbraio 2011

CONTENGO MOLTITUDINI



Sono sempre più convinta che ciascuno di noi contenga tanti piccoli "NOI" diversi.

E non è solo perchè ho letto qualche libro sull'analisi transazionale, e non è perchè mi sembrano tanto verosimili quelle specie di riunioni condominiali mentali dove si perdono ore ed ore in discussioni inutili tra il "bambino libero", il "bambino ribelle", il "genitore normativo" e quello "affettivo", con "l'adulto" che mediamente soccombe nella sua sterile mediazione.

E' che a seconda degli stimoli esterni, di ciò che capita quel giorno, di chi incontriamo o sentiamo per telefono, del film che vediamo o della canzone che ascoltiamo, si spalancano di colpo della porte dentro di noi che magari avevamo socchiuso o addirittura chiuso da tempo. E questo spalancare repentino e con grande energia sconvolge le correnti d'aria che normalmente abitano la nostra cauta vita. Dico "cauta vita" perchè la maggior parte delle persone che conosco vivono la maggior parte della loro giornata con queste "porte" sprangate, non solo chiuse.

Il primo passo stà nell'essere consapevoli di contenere delle moltitudini, diverse e bellissime espressioni del sè che normalmente non è detto che prevalgano o che siamo immediatamente visibili per tutti, anche per le persone che quotidianamente ci sono accanto. Ci sono tanti, secondo me, che nella loro perfetta coerenza e prevedibilità, neanche sanno di possedere le chiavi di quelle porte, neppure conoscono, o forse la temono, la potenza dell'energia che ivi si nasconde.

Io ne sono consapevole. So di possedere queste energie diverse. So che mi basta una canzone o un video per spalancare quelle porte interne che, smaliziata, neanche chiudo più. Mi invade così a volte una energia indescrivibile, come adesso che sto scrivendo. E con essa una sensazione di potere senza limiti: potrei fare tutto, andare ovunque, raggiungere risultati impensati, senza cadere nella solita insicurezza. Poi, con il potere arriva la consapevolezza che questa forza e queste energie vanno gestire con attenzione. Come quando stiamo attenti a chè le correnti d'aria a casa non facciamo cadere il vaso prezioso a cui siamo tanto affezionati.
E questo un pò mi confonde.

Ma la sfida vera è comprendere come questa energia possa incidere positivamente sulla nostra vita e non restare un momento isolato, personale e non compreso, non come un delirio da nascondere ma come un tesoro da condividere. L'idea è di farla diventare il motore per esprimere altre parti di sè senza negare il quotidiano, senza vivere le proprie scelte fondanti come un limite, ma come una solida base di partenza.

Una delle sensazioni che mi capita di sperimentare è quella di sentirmi capace di "agganciare" diverse sensibilità, capace di coivolgere, di farmi seguire, gozzovigliare maliziosamente nella fantasia degli altri, scardinare giocosamente le loro porte chiuse e mettere alla prova le altrui cautele. Come avessi uno strano superpotere sulla mente degli altri perchè so come toccare le loro emozioni più forti, come rimetterli in contatto con la loro anima libera, con il cuore che batte forte, con il fiato corto, con l'eccitazione che fa venire i brividi nello stomaco.
Assomiglia un pò all'innamoramento, questo stato di onnipotenza, fatta di dialoghi segreti e mentali che sviluppo con amici, nella ricerca di una parola che scrivo, mentre mille altre ne sottintendo..

Ho fiducia. Non so quanto tenpo e quanta strada ci vorrà, ma credo che queste mille anime diverse che contengo concorreranno infine nel rendermi più libera e felice, più completa e autentica, più amabile di quanto già ora non sia.

Perchè tanti difetti e debolezze devono essere bilanciati da sensibilità è ricchezza interiore.

Perchè se non credo in me neanche quando sono onnipotente, come farei a ridere domani?

LDS

martedì 25 gennaio 2011

Una pubblicità che merita.. in ogni senso!



Il cantante inglese Adam Levine dei Maroon 5 si spoglia sul magazine Cosmopolitan Uk Febbrario 2011 per una giusta causa. Le foto realizzate da Ben Rigott fanno parte della campagna Everyman sulla prevenzione del tumore alla prostrata ed ai testicoli che in questa foto sono nascosti dalle mani della fidanzatina modella Anne Vyalitsyna.

ADAM LEVINE NAKED FOR EVERYMAN – COSMOPOLITAN UK FEBRUARY 2011!!!

lunedì 3 gennaio 2011

La Regina di Inghilterra a pranzo da me


E' passata, siamo sopravvissuti. Se mi leggete, siete sopravvissuti anche voi. Le feste sono passate. Sì c'è ancora la Befana, ma "le feste si porta via". Eccomi a condividere con voi cosa è successo tra le nostre mura domenstiche.

Le nostre feste sono state come vivere in un lazzaretto, prima Rob, poi io, poi il piccolo Paolo, tutti con la febbre e malanni vari. Il 31 pomeriggio ricordo Paoletto tra le mie braccia, tutto tremante con 39 di febbre, le gambe bluastre e il visetto rosso, in posa come il Cristo della "Pietà" di Michelangelo a S. Pietro, un capolavoro che noi romani abbiamo la possibilità di vedere facilmente e che, se l'abbiamo vista dal vivo, si incolla al nostro immaginario come un riferimento quasi familiare che non perdiamo mai.

Tutte queste malattie di stagione sono intercorse non solo a Natale, ma anche nei giorni seguenti, quando avevamo già invitato vario parentame a casa per il pranzo del primo dell'anno.

Ogni famiglia ha le sue tradizioni. C'è chi dà importanza a cose diverse: l'aspetto spirituale della ricorrenza, lo stare insieme a persone che normalmente non si frequentano per il resto dell'anno, come quello zio o quella zia vedova e sola che per una sera torna ad essere al centro della famiglia.. Ci sono poi quelli che, tenendo alta la tradizione delle antiche famiglie romane (ed intendo quelle antiche, col triclinio che mangiavamo stesi fino allo svenimento), interpretano le feste come un'altra buona occasione per farsi "una bella magnata". E addirittura capita che l'aspetto culinario diventi per alcuni più importante di tutto, che la tradizione ornai radicata non possa permettere di prendere in considerazione alcuna variante. A me è capitata giusto giusto un'altra capatina in una di queste comitive.

Gli acciacchi non ci hanno permesso di mantenere l'invito del 1° gennaio, ma solo di posticiparlo il 2, e ce l'abbiamo fatta solo perchè sono una "capa tosta", testarda e risoluta, motivata dal tanto lavoro fatto nei giorni successivi, dalla super spesa per i mille ingredianti del menù, dal tanto da fare che prevedeva il nostro menù.

Qual'era il menù? Il seguente:

antipasti (solo per aprire lo stomaco ai primi):
- verdure miste (zucchine trifolate, pomodorini secchi, melanzane sottolio);
- formaggetti ai vari gusti,
- mini salamini.

tris di primi:
- teglia di crepes al ragù, mozzarella e besciamella;
- teglia di crepes ai funghi, taleggio e ricotta;
- cannelloni radicchio, gorgonzola e noci.

secondo:
- cotechino e zampone;
- lenticchie;
- purè di patate.

dolce:
- piattone di ananas e arance affettate a "vivo";
- panettone;
- casetta di biscotto allo zenzero;
- frutta secca mista (noci, mandorle, fichi secchi, datteri, nocciole);
- torrone bianco e al cioccolato;
- spumante.

Sì, a prima vista non fa tanta impressione, ma a farlo, cambiereste idea, soprattutto per via dei 3 primi. Guai a me quando ho dato retta entusiasticamente ai colleghi (Federico, Donato..) che in una delle nostre simpatiche pause pranzo pre-natalizie mi avevano suggerito il tris di crepes da cucinare: una fatica immonda! Milioni di crepes (non tutte venute bene) con la pastella fatta con la ricetta dell'Harry's bar, poi filtrata, cotte con la padellina inadatta.

E poi tutti i condimenti diversi, litri di besciamella, ragù a lenta cottura, dosaggi improvvisati.. E poi il carammello per montare la casetta di biscotto (Paoletto però si è tanto divertito con le smarties!). E affettare l'ananas e levare uno ad no il "torsolo" col coltello (non avendo attrezzo adatto).. E poi portare dalla soffitta l'asse di legno per fare il tavolo più grande, la tovaglia di fiandra azzurra, i piatti belli che usiamo solo quando viene la Regina di inghiltera...

Confermo: un discreto organo, più che altro perchè oltre al ragù e alle lenticchie non ho potuto contare sul valente supporto di Rob, febbricitante e tossente nell'altra stanza, con il topo che alternava gioco e febbroni.

Ma perchè racconto tutto questo? Per dire che dopo tale impegno e tale tigna (con ordini tipo: adesso guariamo tutti!!), la sera prima, metre chiamavo gli invitati tutta felice per confermare che "sì, ce l'avevamo fatta!", mi è caduto il mondo addosso nell'apprendere che gli antichi romani di cui sopra si erano comunque già riuniti il 1° gennaio e s'erano già fatti la loro magnata... "sapessi che pranzone c'hanno fatto"..

La Regina di Inghilterra attenderà un pò prima di un altro invito..
:-)

LDS