lunedì 23 maggio 2011

GIULIO NON C'E', E' ANDATO VIA..





In una tranquilla giornata di caos lavorativo, Giulio, neo-papà da due mesi si licenzia.. Cosa? Si licenzia? In questo periodo di incertezze e ristrettezze economiche, uno che c'ha un lavoro si licenzia? Volontariamente?

Ebbene sì.

Non si deve partire da molto lontano in questa storia. Ci sono persone che sanno lavorare in contesti organizzati adeguandosi positivamente ai ritmi, agli orari e all'impegno che il proprio mansionario richiede. Ci sono altri invece che si sentono imbrigliati in troppi guinzagli normativi, che pensano che l'orario di ufficio sia una costrizione insensata e che conti solo fare il prorio lavoro, non importa quando. Padronissimi. L'importante è che trovino attività lavorative adatte alla loro indole, coincidenti con i loro interessi. Altrimenti, averli accanto, irrequieti e insoddisfatti è una vera pena. Soprattutto quando anche tu magari stai facendo uno sforzo personale di farti andare bene alcune cose sul piano lavorativo che non rispecchiano esattamente quello che sei e quello che vuoi. La piena realizzazione di sè sul piano professionale è un privilegio di pochi! Per fortuna ci si può realizzare anche con molto altro, come nell'arte, nelle altre nostre passioni, nella famiglia e nei rapporti interpersonali.

Certamente però non è stato solo questo a far partire Giulio.

Quando ti nasce un figlio le prospettive cambiano a volte in modo radicale. Cosa è così importante nella tua vita e la scala delle priorità prevedono come minimo un aggiornamento. Chi era molto saggio già prima probabilmente cambierà poco, chi era invece più egoista e autocentrato dovrà fare un bel pò di ordine.. interno.
Giulio si è chiesto, probabilmente, se era più importante stare vicino alla sua famiglia, alla madre di suo figlio che se lo gestisce tutto da sola e che chiama ogni 10 minuti per dire se "tuttto va bene" o se il pargolo ha fatto il ruttino. E l'altro giorno che è tornato prima a casa non gli è parso vero fare una passeggiata lungo il mare con compagna e pargolo, godendosi a pieno tutti quei sorrisetti che il bimbo comincia a fare, rispondendo alle facce del papà.

Siamo così abituati ad immaginare oggi un modello familiare unico, dove mamma e papà lavorano come matti per garantire al figlio/i figli e a se stessi il miglior benessere economico possibile, per pagare i conti, per pagare le vacanze, per pagare la palestra, per pagare il mutuo e la spesa..
Siamo così abituati da non aver sempre chiaro in mente se questo è il modello che cerchiamo, se questa è la felicità. Siamo così concentrati nella nostra rincorsa da perdere di vista il traguardo finale, potremmo anche correre tutta la vita e non raggiungerlo mai, la nostra vita potrebbe passare e noi potremmo non averla assaporata mai veramente in tutti i momenti preziosi che ci può donare.

Allora, a parte il fatto che io non vedevo l'ora di tornate a lavoro dopo la nascita di mio figlio e che proprio avevo bisogno di riprendermi quella parte della mia identità che la maternità mi aveva tolto, sconvolgendo e buttando all'aria tutto quello che ero stata fino a quel momento, capisco che possano esistere invece mamme e papà che a lavoro proprio non vorrebbero tornarci più, innnamorati persi delle loro bestioline, imbambolati da quel visetto e da quelle manine, sconvolti e sorpresi dalla bellezza del miracolo della vita.

Per Giulio, appartenente a questa seconda categoria, i rimbrotti lavorativi ricevuti, la non piena soddisfazine della propria condizione, l'interesse per altre cose che lo appassionavano molto di più del suo attuale lavoro aspettavano solo di sommarsi ai sorrisetti del pargolo per dare l'ultima "spallata" (neanche tanto forte a dire il vero) alla porta con su scritto "basta!".

Come farà domani il neo-papà senza stipendio?
Le vacanze lunghe sono una gran cosa, ma dopo l'estete arriva l'inverno.. (come disse la formica alla cicala)

La compagna ha un buon contratto e ora è in maternità ma poi? Si sà che per le donne con un figlio piccolo il mondo del lavoro è crudele..

E poi, questo periodo di crisi (che periodo non è più, in quanto rimane invariato da troppo tempo) che non promette di migliorare in fretta? Sarà lungimirante investire proprio ora capacità e risorse in imprese nuove e consulenze free-lance?

Il futuro gli darà probabilmente ragione.

Intanto io continuo a raccogliere mollichine di pane e a metterle da parte, non senza chiedermi però dove vado e per quanto tempo questa sarà la mia strada.

Una formica.
LDS