venerdì 17 giugno 2011

URLA SILENZIOSE

OGGI UN TERRIBILE DOLORE HA COLPITO LA FAMIGLIA PERFETTA. NON SE LO MERITAVANO. ANCHE SE NESSUNO MERITA DI SOFFRIRE COSI' TANTO. LEI NON LO MERITAVA, BRAVA, BELLA, CON UNO SPLENDIDO SORRISO E UNA GRANDE SIMPATIA. LORO, LE BIMBE, NON SE LO MERITAVANO, DI PAREDERE IL LORO ADORATO PAPA' COSI' PRESTO E COSI' INCOMPRENSIBILMENTE.

FINO A IERI ERA UNA FAMIGLIA SBOCCIATA, GIOVANE, CON TANTO FUTURO DAVANTI, TANTE FOTO DA SCATTARE, TANTO DA CONDIVIDERE.

OGGI TUTTO CAMBIA, O SEMBRA CAMBIARE.

NON CAPISCO. NON RIESCO PROPRIO NELLA MIA ENORME IMPERFEZIONE A CAPIRE.
AFFIDO A DIO QUESTO DOLORE E GLI AFFIDO QUESTA MERAVIGLIOSA FAMIGLIA CHE AFFRONTA UNA PROVA TROPPO GRANDE.

OFFRITE UNA PREGHIERA, SE POTETE.

lds

martedì 14 giugno 2011

IL VERO ALBERO DELLA VITA


Qualche giorno fa, sul tavolo tondo del salotto di mia madre capeggiavano una serie di grossi fogli: erano le diverse parti e versioni del nostro albero genealogico, da parte della famiglia di mia madre che mia zia sta cercando di completare. L’albero trovava le sue radici in Trentino, con tutti quei Gionzer e quei Romani e gli altri nomi strani che leggendo mi sembra di poter immaginare nei loro vestiti d’epoca.

Forse sapete che esistono diversi modi per redigere un albero genealogico. Al di là della grafica più o meno accattivante, infatti, esistono stili differenti in base alla scelta di inserire o meno tutti o parte dei congiunti. Mi spiego meglio. È possibile che un albero genealogico di una famiglia si concentri solo sulle unioni dirette che legano padre madre figlio, escludendo per semplificazione gli altri figli, o le seconde mogli o gli altri zii. Questo schema è molto efficace per tracciare la retta secondo la quale un cognome si interseca con un altro congiungendo i "viventi" con gli antenati. Come tutte le semplificazioni però ha il difetto di fornire un quadro incompleto. Il quadro realistico delle passate generazioni lo hai infatti quando ci sono scritti tutti i figli e i fratelli, magari con i successivi mariti, mogli e figli. L'albero finale sarà davvero frondoso e darà l’impressione di quante vite si sono intrecciate nel giro di una manciata di generazioni.

Una delle versioni sul tavolo di mia madre era di questo tipo: elencava famiglie dove, hoimè, si moriva giovani, dove la vita era dura e il numero di figli a famiglia era almeno di 7-8 bambini, di cui molti motivano appena nati, molti sotto i due anni. Una storia tanto vera e ricca di dolore da far tremare il cuore, soprattutto ad una giovane mamma di un bimbo proprio di due anni. Non posso immaginare il dolore che segue queste perdite: tutti gli sforzi, le attese, l’amore e le speranze spesi in questo breve cammino con un figlio di colpo finire.

Allo stesso tempo immagino quelle donne di un altro tempo provare un dolore composto di chi sa che “la vita è così”, che bisogna accettare che possano succedere cose del genere, che allora erano la “normalità”.

Ma perché soffermarsi oggi su quel dolore?
Perché oggi non siamo diventati invincibili e immortali come vogliamo credere. Proprio in questi giorni ho saputo che una coppia di cari amici ha perso il loro tanto desiderato secondo bimbo tra il 4° e 5° mese di gravidanza. Proprio quando, già passato il terzo mese, pensiamo di poter tirare un sospiro di sollievo e quando, mamme e papà, lasciamo correre i nostri pensieri con più fiducia, immaginando il prossimo futuro ricco di speranze e dolci promesse.

E’ così, e non è la prima volta: è capitato a P, è capitato a V, è capitato a R, sempre oltre i tempi classici di sicurezza. E quelli di voi che leggono che sconoscono l’argomento per esserci direttamente passati o per conoscenza indiretta, sanno che per la donna si tratta di un doppio trauma: non solo si perde un figlio, ma si devono affrontare procedure fisiche/mediche terribili per una sensibilità già straziata dal dolore della perdita. Non scrivo i particolari, dico solo che si è ferite due volte, profondamente.
E si tratta di un dolore che non passa subito, che non è facile rielaborare. C’è chi dice “basta”, c’è chi si chiude nel silenzio, c’è chi faticosamente risale la china. Da parte mia il massimo rispetto del questo dolore che intuisco, ma di cui non so tracciare i contorni più profondi. Ognuno ha i suoi tempi per elaborare, per piangere e, magari, per sperare di nuovo nella vita e nel futuro.
Quando ho saputo la notizia (mi è bastato un rapido scambio di sguardi con il papà), mi è poi tornato in mente quell’albero genealogico, e quelle donne che facevano 8 figli e che sopravvivevano con una forza eccezionale ai dolori della vita, anche a quelli grandi come la perdita di un figlio.

Perdonatemi se mi permetto un finale tutto al femminile.

Mi auguro che noi donne del 2011 sapremo ritrovare in questi momenti tristi, la forza di quelle donne di altri tempi, la capacità di risollevarci, la fede per superare le nostre paure, l’intelligenza di comprendere il vero senso della vita.

LDS