martedì 12 luglio 2011

IL GIARDINO SEGRETO




Tantissimi anni fa lessi un libro intitolato "Il giardino segreto" di Frances H Burnett. I ricordi del romanzo non sono chiari nella mia memoria, ma ricordo che la storia ruotava intorno ad una bambina che, relegata a percorrere un lungo tempo in capagna in una casa non sua, nelle sue quotidiane esplorazioni dell'esterno dela casa, scopre un giardino segreto, recintato da alte mura e riesce ad entrare. Non ricordo molti alti dettagli, ma la copertina del libro è rimasta impressa nella mia mente: ritraeva un bellissimo giardino fiorito, con piante rampicanti, fiori di ogni tipo, tanto verde e tanti colori insieme.

Perchè rivangare questi ricordi imperfetti di bambina? Per rendervi parte del fatto che sono davvero fortunata.

Ogni giorno arrivo con il motorino a lavoro e dopo qualche chilometro trascorso attraversando l'inquinata seppur bellissima Roma, arrivo nel "mio" giardino segreto. La struttura che ospita il mio ufficio è contornata da uno splendido giardino verdeggiante e da qualche tempo anche il parcheggiare il mio motorino è diventato una gita nella natura! Infatti, per parcheggiare ci è stato ritagliato (per quanto tempo ancora non si sa) un piccolo spazio in fondo ad un viale alberato, così lascio il motorino sulla terra muschiosa e per andare in ufficio passeggio nel viale, guardo gli alberi da frutto piantati intorno e la grande varietà di piante ed alberi, di palmizi e fiori di cui non conosco il nome. E, camminando, respiro - quello che non posso fare nel mio casco integrale nello smog di lungotevere - e mi concedo quei 5 minuti a piedi fino alla mia scrivania per pensare.

Oggi, guardandomi attorno mi sono sentita davvero serena e fortunata. Ho visto le ortensie che cercavano di farsi strada oltre lo spazio a loro concesso e così altre piante uscire dai vasi, dalle aiuole, come a dire "ora decido io dove voglio andare!". Un giardino che in qualche tratto appare forse poco curato (tanto è grande), ma che in realtà secondo me ci insegna la più grande lezione che un esteta possa imparare: la bellezza sta nell'imperfezione e nell'asimmetria.
La natura è viva e libera, siamo sempre noi che cerchiamo di legarla, di costringerla entro confini rigidi. Ma la piantina fa crescere il suo ramo dove crede, segue i raggi di sole senza curarsi del nostro desiderio di avere tutto "sotto controllo".

Faccio le scale che mi conducono in ufficio, attraverso la porticina, saluti i colleghi, mi siedo al mio posto. Ancora negli occhi ho quel verde, quella brezza delicata del vento, così preziosa nella Roma assolata di questi giorni, sorattutto per chi in ufficio non ha l'aria condizionata. Le prime discussioni con il coordinatore vogliono spazzare via il buonumore e questa sensazione di serenità, ma tengo duro, esco dalla stanza e mi faccio un caffè sempre guardando "fuori".

Lezione appresa dalla passeggiatina mattutina: dovremmo imparare dalle piante che non possiamo costringere la nostra vita in vasi troppo ristretti: siamo esseri viventi capaci di mettere radici robuste in qualsiasi terreno, siamo nati per essere liberi, non per essere legati. Da chi ci sta intorno, ma molto più spesso da noi stessi.

Cresci piantina e insiegnami a vivere nel giardino segreto...

LDS