venerdì 28 dicembre 2012

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO - 1A PARTE

Bene, rieccomi qui con la testa (e il cuore) ancora frastornati da una mattinata inusuale. La "partenza" inattesa di un vecchio amico mi ha fatto trovare stamattina in una chiesa stracolma di amici che non vedevo da tempo, amici di tutte le sfumature, alcuni dei quali con cui si è condivisa molta strada insieme, altri con cui ho camminato solo per un breve tratto, altri con i quali non conta quanto tempo si è stati insieme, ma la forza e la qualità del sentimento che a loro mi lega. Insomma, riuniti per ricordare il mitico EPI, abbiamo potuto sperimentare direttamente quello che avrebbe voluto lui: vederci tutti insieme, vederci parlare, scambiarci un abbraccio e due parole, in barba alle tante cose della vita quotidiana che ci spingono in direzioni diverse. Vedere quella chiesa stracolma, vedere l'affetto che è stato capace di costruire intorno a sè Epi negli anni, seminando disponibilità, generosità ed amicizia non è cosa che emotivamente si possa "digerire" subito, lascia un segno.
 
Così ancora a caldo, dico che il primo sentimento è stato di senso di inadeguatezza", per la serie "io non sarò mai capace di fare lo stesso, di lasciare una traccia così bella, di avere così tanti amici intorno..". Il secondo pensiero è stato invece "fai tesoro di questo! fai che in qualche modo dia una spinta positiva alla tua vita. E se credi che le relazioni siano una delle cose più importanti, datti un pò più da fare, cazzo!" (scusate la parolaccia, ma quando ce vo', ce vo'!).
 
Ed ecco perchè oggi sono spinta a iniziare la mitica lista dei buoni propositivi del 2013, mischiando bonariamente l'importante al futile, il serioso al faceto, etc. Perchè anche "non prendersi troppo sul serio" fa parte dei buoni propositi da mantenere l'anno prossimo. Eccone i primi 10, senza escludere la possibilità di trovarne altri nei prossimi giorni:
 
1. Dare più importanza (spazio, tempo) alle relazioni con le persone a cui voglio più bene, ovvero alla mia migliore amica, alle altre amiche care, alle persone che sono per me fonte di ispirazione e che sento e vedo troppo poco. Uscire come oggi per un pranzo al volo e fare due chiacchiere, che ce n'è sempre bisogno e che è un tale piacere!
 
1bis (sembra uguale ma non lo è): Fare ogni tanto almeno una telefonata come si deve alle mie amiche che vivono lontane: Ilaria, Anna,.. per sfatare il mito che la lontananza divide: è la pigrizia che lo fa.
 
2. Fare almeno una "cosa culturale" ogni mese (ogni due, va bene lo stesso..): un film, una mostra, una gita, una visita ad un posto nuovo/bello/interessante. Cervello e cuore andrebbero sempre allenati.
 
3. Leggere di più: lo so, ce la posso fare. Ho almeno due libri che mi aspettano lì sul comodino. E poi, basta che mi rompa il motorino e via alla lettura sul bus!
 
4. Seguire un corso base di sushi: questa è facile, me lo ha regalato il maritino, probabilmente con il doppio fine che io poi metta in pratica a casa. E bisognerà farlo, già che già si lamenta (bonariamente) che malgrado "il corso di risotto" non mi sto più sbizzarrendo con il risotto ai frutti di mare..
 
5. Diventare più brava nella decorazione della ceramica. Ora che possiedo un bel tornio nuovo ed ho stampato tante belle immagini da Internet come fonte di ispirazione, posso fare qualche passo avanti. Qualcuno mi dice che avrò anche tre ore in meno di lavoro a settimana, ma se non vedo, non credo.

6. Portare mia madre a mangiare pesce al "l'Angoletto", lo diciamo da più di un anno, non ci sono più scuse per rimandare. Atttendere di avere più liquidità mi sembra davvero l'attesa di babbo natale, eppoi... come sono buoni i "ragnetti fritti" come li chiamo io!
 
7. Iscrivere il topaccio a nuoto (e portarcelo) il sabato. Al solo pensiero tremo: il sabato si concentrano le mille cose da fare e anche la voglia di schiacciare un pisolino post prandiano, ma tant'è, si sà, gli farebbe così bene! E 7.bis: Aiutare il topo a non fare più pipì a letto la notte. Se posso aiutarlo realmente non lo so, ma direi che non possiamo aspettare i 18 anni per affrontare la cosa con più energia.
 
8. Montare le mensole nel box e liberare un pò la soffitta che è diventata inagibile. Ho una settimana di ferie: sarò in grado?????
 
9.  Essere una moglie migliore, cercando di guadagnarmi di più ciò che ora ho già in regalo ogni giorno dalla mia dolce metà. 9.bis: Spingere la dolce metà a iniziare a correre. le scarpe e la tuta ce l'ha, gli manca solo la volontà. La volontà sarei io.
 
10. Inoltre, in ordine sparso: non andare a letto troppo tardi, non ingozzarmi di schifezze, limitare le bibite gassate, mangiare più verdura e frutta, addirittura dimagrire qualche chilo (questa è una eventualità casuale, più che un buon proposito) e magari anche tornare a fare nuoto libero. Il tutto naturalmente a partire dal punto n° 10 bis.
 
10.bis: Aggiungere almeno un paio d'ore alla mia giornata di mamma-lavoratrice (sennò dentro tutte queste cose non le posso fare).

 
Ed i vostri primi 10 propositi per l'anno venturo??
 
Speranzevolissimevolmente.
LDS
 
 
 
 

venerdì 7 dicembre 2012

COLLOQUIO SKYPE PER UN POSTO DI BISMAMMA

 
Dio: Bene LDS, benvenuta a questo colloquio di selezione. Mi senti bene?
 
Io: sì benissimo grazie.
 
Dio: Personalmente prediligo di solito un colloquio di selezione fatto "in persona", attraverso magari una apparizione o cose simili, ma visti i tempi della sua domanda, la sua età che avanza e il grande numero di candidature che abbamo raccolto, per questa volta procediamo con un colloquio via Skype.
Allora mi interessa capire bene perchè hai mandato la tua candidatura per diventare bis-mamma, ovvero per avere un secondo figlio. Non sei soddisfatta del figlio che hai già?
 
Io: Beh, certamente sono molto felice con mio figlio. Ho aspettato un pò (forse troppo) per decidere di averlo, ma è innegabile che sia stata una esperienza che mi ha cambiato profondamente la vita, in meglio.
 
Dio: diventare madre è stato come ti spettavi?
 
Io: diciamo innanzitutto che - come la maggiorparte delle donne - non avevo la minima idea di come sarebbe stato e di cosa avrebbe significato. E i primi mesi ..diciamo anche il primo anno.. non è stato facile. Come Lei sa..
 
Dio: e no! Dammi del "tu" sono tuo padre! :-)
 
Io: Come sai tu meglio di altri, non sono stata esattamennte una di quelle mamme entusiaste che coccolano amorevolmente il loro bimbo in fasce appena nato.. diciamo piuttosto che mentre lo cullavo sul mio terrazzo sperando smettesse di piangere ininterrottamente, mi sembrava di comprendere la disperazione di quelle donne che dal loro terrazzo lo buttavano giù, il figlio. Ma certamente poi da lì in poi è stata tutta una discesa, una gioia quotidiana crescente. E' cresciuto lui ed è cresciuto insieme anche il mio amore per lui..
 
Dio: perchè allora la necessità di un secondo figlio? Non credi che ci sia la possibilità di dover affrontare di nuovo tutte le difficoltà - soprattutto emotive - di cui mi hai parlato e che ho seguito dall'alto?
 
Io: Sai, la prima cosa che pensi è "se ce l'ho fatto con il primo, ce la farò con il secondo. Ormai madre lo sono, c'è il brevetto base, c'è accanto a me un padre "sperimentato" anche lui, ce la possiamo fare". Poi arrivano quelli che ti dicono che ogni figlio è diverso, che ciò che pensavi di sapere col primo, non vale con il secondo, che il trucchetto che ha funzionato bene col primo col secondo non funziona, che se pensavi non ci potesse essere di peggio nelle piccole difficoltà si può invece presentare, che se non dormivi prima, non dormirai poi, etc. In una parola che la fatica e le difficoltà di moltiplicano non per due, ma "alla seconda"...
 
Dio: è allora? Se le certezze di "potercela fare" e di avere un libretto di istruzioni sufficiente svaniscono?
 
Io: allora io ho pensato una cosa. E' vero che ogni figlio è diverso e che occorre un pò ricominciare da capo, ma c'è una cosa che non cambia: me. Io sono io, la mia motivazione è grande, il mio cuore si è aperto con la maternità in un modo inaspettato e profondo. Le difficoltà affrontate nel piccolo  all'arrivo del mio primo e unico figlio sono dipese si da lui, ma soprattutto da me. Il profondo senso di inadeguatezza che ho provato, la difficoltà di ritrovare una ideantità, l'incapacità di trovare la quadra con me stessa sono state il primo vero Ostacolo. Questo è cambiato e questo sarebbe diverso. Una nuova identità l'ho trovata, ho capito di essere in costante evoluzione, di essere una stratificazione di significati i dentità e relazioni. L'avvento di un nuovo figlio credo mi vedrebbe un pochino più forte della prima volta.
 
Dio: cara LDS, mi commuove il tuo percorso personale, sono felice che tu abbia capito cose all'apparenza così semplici, ma che talvolta sembrano perdersi alla vista dell'uomo.. Ci sono ancora tante cose, credimi che ti potrebbero stupire di quanto ancora potresti sentirti inadeguata.. ad esempio l'arrivo di un bambino speciale, ovvero di un bimbo con disabilità. Ci hai pensato?
 
Ma non ti voglio spaventare ora, è bene che tu ti concentri su questo senso di amore che hai focalizzato nel tuo cuore. Grazie per questo colloquio, che ora chiudiamo e in bocca al lupo per la seleizone.
 
Io: Grazie a te Dio per il tuo tempo (sapendo tutte le cose più  importanti che hai da seguire). Ma quando sarà possibile conoscere l'esito della selezione?
 
Dio: Abbi fede LDS, abbi fede. Se passi le selezioni te ne accorgerai..
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 9 novembre 2012

NON SO QUELLO CHE VOGLIO (E NE SONO FIERA)

 
 
E' proprio così. Non so quanti mi fraintenderanno, ma ho deciso di scriverlo perchè è importante che qualcuno lo faccia, in un mondo in cui tutto (nei film, in TV, nella pubblicità, sul lavoro) sembra premiare solo coloro che hanno le "idee chiare".  Il modello vincente della nostra cultura occidentale non prevede l'indecisione. L'idefinitezza sembra essere uno dei principali mali della società, come se il tempo per pensare, per prendere una decisione, per ponderare bene sia necessariamente da considerare tempo perso, sprecato, una "inazione" immobile e corrosiva. E i giovani (poverini) sono quelli ai quali questa critica viene più mossa. Ma non è solo un fatto di velocità nel prendere una decisione.
 
Premessa alla mia riflessione il fatto che mi ritengo una persona creativa, fantasiosa, dotata di una ricca immaginazione. "Ho visto cose", come si dice oggi, avendo una certa età alcune cose le ho imparate e dopo un periglioso percorso di analisi personale (nei bistrot trasteverini) posso dire di avere una valutazione complessiva di me abbastanza positiva.
 
E non sono così presuntuosa da pensare di poter immaginare qualsiasi cosa.
 
Ogni volta che faccio una cosa nuova scopro mondi che non immaginavo, ogni volta che semplicemente passeggio in un colorato giardino autunnale (e mi è accaduto da poco in una deliziosa pausa pranzo) mi meraviglio della perfezione e dell'incredibile poesia della Creazione.
 
Se non posso imaginare tutto ciò che esiste, come faccio a dire ciò che voglio/ciò che mi piace in termini assoluti? Semplicemente non posso. Dunque non posso sapere oggi cosa voglio: lascio aperta la porta a mille nuove possibilità. Mi vanto della mia flessibilità, della mia disponibilità personale ad accogliere ciò che per me è nuovo e dunque fonte di crescita e arricchimento individuale. Non è un'attesa statica, è un vivere il presente.
 
E' una lista dei desideri sempre aperta.
 
E' questo per me un modello sostenibile e "vincente": non so cosa voglio nel senso che lo scoprirò oggi (e domani).
LDS
 
 

giovedì 18 ottobre 2012

NON SEI PIU' QUELLA DI UNA VOLTA




Il tema è scottante. Immediatamente viene alla mente la famosa canzone "cara ti amo" di Elio e le storie tese che ironizza su un ipotetico dialogo tra "lui" e "lei":
Lui "io sono come sono!"
Lei: "cerca di cambiare!"
Lui "ecco sono cambiato!"
Lei "non sei più quello di una volta!"

Ma poi che significa "non sei più quella di una volta"? E' un'affermazione che prende in considerazione il fatto che non si cambi mai, che non si cresca, che non si migliori col tempo. Maddai, nessuno rimane uguale per sempre (speriamo).
 
Il periodo della mia vita in cui mi sono sentita ripetere più volte "sei cambiata!" (anche nella versione peggiorativa "sei proprio cambiata!") è stato dopo la nascita di mio figlio Paolo. Indovinate chi me lo diceva? Lo sconsolato marito che preparava da solo la cena mentre io allattavo il topo sul divano in sessioni da 45 minuti e nel mentre offrivo al consorte indicazioni su cosa e come fare in cucina. L'immagine, mi rendo conto, era quella di una dittatrice al massimo della sua potenza seduta in trono che impartiva ordini. Certo, mi rendo conto non fosse esattamente rassicurante e ben diversa dalla dolce mogliettina che dice "dai, cosa facciamo insieme stasera?", positiva e sorridente, pronta e disponibile a (quasi) qualsiasi cosa. 
 
Certo è che (al di là di drammi personali) nella vita di una donna  il momento di maggiore cambiamento è proprio quello della maternità. Diventare madre ti cambia profondamente, non è la cancellazione del pregresso, ma una mutazione di identità, una trasformazione che prende ciò che sei stata e lo mescola con ciò che sarai, che prende le stue sicurezze tanto faticosamente costruite negli anni e te le sheckera forte forte con mille nuove insicurezze. Emotivamente ti capita di attraversare una nuova adolescenza emotiva, dove tutto è mobile e poco è fisso. E' una discesa sulle montagne russe del cuore e della mente. Una grande trasformazione, una stratificazione, una crescita che arricchisce.
 
Il problema c'è, secondo me, quando una donna non cambia dopo la maternità, nel senso che cerca disperatamente di contrastare il cambiamento di identità che ne consegue. La vedi lì in mini, tacchi e permanente, che litiga col passeggino che le ha smagliato la calza.      Ma, come un'onda forte, il cambiamento non lo puoi arrestare e per quanto tu ti possa prepararti prima, non lo conosci se non quando lo vivi la prima volta. Immagino che il cambiamento investa anche gli uomini che diventano papà, ma non so dire se con la stessa visceralità.
 

Ma comunque il punto è: non è che sono cambiata, sono l'evoluzione di ciò che ero ieri! Ho ciò che avevo e qualcosa di più. Dite che a volta le "versioni successive" non sono sempre migliorative??
Che l'I-Phone 5 non è veramente meglio dell'I-Phone 4??
Che Windows Live Mail non è veramente meglio di Outlook Express????
 
Lo scorpriremo solo vivendo.
LDS
 
 
 

mercoledì 10 ottobre 2012

VIVA LA 46!


Visto il titolo? Volevo iniziare il tema con un velo di positività, anche se non è che si siano poi tanti motivi per essere contenti di avere una 46 (intendo ovviamente la taglia).
 
Da che ho memoria, penso di aver sempre portato una 46. In effetti, alla mia prima visita ginecologica da adolescente, l'arcigna dottoressa tedesca da cui mi aveva portato mia madre diede già di me una immagine psicologica molto definita. Visto che alle sue domande sui possibili dolori che avrei potuto provare fino ad allora, le mie risposta erano tutte un sincero "non so, non mi pare.." (e sottolineo che non erano domande difficili, ma cose tipo "hai dolore ai reni nella settimana del ciclo?"), lei dichiarò a mia madre "sua figlia deve essere proprio una pacioccona!". Nel senso che dimostravo non solo di avere poca conoscenza di me stessa, ma soprattutto di non accorgermi di nulla di quello che mi accadeva intorno. Una sintesi psicologica che oggi trovo in realtà corretta solo a metà: il 50% delle volte non mi accorgo delle cose che succedono, l'altro 50% lo dimentico.
 
Fatta questa doverosa premessa, tanto per inquadrare il soggetto scrivente, dal poco che ricordo la 46 è la prima taglia che ho portato, diciamo "consapevolmente". Quella taglia che NON trovi in certi negozi per giovincelle, tutte 40 e 42 (e questo in effetti è un bene perchè così almeno ci si rende conto che si è troppo adulte per vestire in quel modo). Quella taglia di pantaloni che a seconda del taglio ti sta o non ti sta, fino a portarti ad indossare e ad acquistare segretamente una 48. Insomma, non è una taglia crudele, è quella che io chiamerei una taglia mediamente normale e che non salta molto all'occhio.

Questo almeno pensavo finchè l'altro giorno ho finito di fare il mio zapping su QVC. No, non fingete di non conoscerla, perchè ormai la conosciamo tutte e in assenza di meglio (o di un abbonamento SKY) passiamo da Real Time a QVC in un unico batter di tasto. Naturalmete se il consorte/compagno/vicino di divano lo consente). Insomma, di solito su questo canale di televendite (lo spiego, vi do corda visto che insistete col dire che non lo conoscete) mostrano articoli di abbigliamento che nascono per le taglie forti (fino alla 3XL), ma che in trasmissione mostrano indossati ad indossatrici grissimo a cui sta bene anche l'abito strech rosso-fucsia in fantasia geometrica sulla pancia. Da poco anche loro hanno intelligentemente  iniziato ad affiancare le modelle smilze con modelle più incarni, così, giusto per sembrare più realistici.
  
L'altro giorno vedo entrare la simpatica e sorridente modella taglia super-comoda, Henriette, nonché una seconda modella, anch'essa rotonda. Io pensavo "questa  seconda sarà perlomeno una 50-52". Chiarisco bene, non è che ci sia nulla di male nell'avere questa taglia, il punto è che la consideravo più tondetta di me. Invece cosa dice la conduttrice ("noi conduttrici indossiamo tutte la small"): "come vedete, la modella sta indossando una taglia 46".
Una 46?? Allora "da fuori" sono così?? OPS!
 
Sì, è vero, non lo si può considerare esattamente un dramma, ma la notizia mi aveva colpito! Sì, lo so, una mia collega giura che Valeria Marini dal vivo è magrissima e che la TV ingrassa,... In ogni caso, l'impatto emotivo non è stato sufficiente per stimolare in me una sana voglia di dieta per recupeare il celeberrimo peso-forma: a cena ho mangiato dei bei fagiolini corallo e poco pane pensando di essere stata molto brava e poi, messo a letto il pargolo, ho ceduto ad una coppetta di gelato al tartufo, dimostrando scarsa capacità di gestione della fame.

E' la stessa scarsa capacità in base alla quale non vado in palestra a farmi calcolare la "massa grassa". Le affezionate di "Il cibo di fa bella" (su "Real Time" questa volta) già andranno con la memoria al momento in cui la dottoressa svela alla donna sovrappeso in base alle sue analisi mediche qual'è la sua età biologica (di solito tipo di 10 anni superiore all'età anagrafica)! L'altro giorno ne parlavo con una collega 33enne che ha rilanciato la discussione, introducendo il tema dell'età celebrale: il risultato infausto di una sua partita a "brain training" rivelata un'età celebrale di circa 80 anni! No, limitatiamo le preoccupazioni a problemi più seri, grazie.
Chiudo l'argomento con il tono positivo simulato dal titolo: più di una donna capirà la mia gioia quanto sento, in modo assolutamente irrealista e poco razionale, la mia dolce metà commentare la vista di splendide fatalone taglia 40 con la frase "ha le gambe troppo magre!"

Viva la 46 (e la 48 e la 50..) e non pensiamoci più!
LDS
 
PS: Per altre buone notizie sul fronte delle taglie, vale la pena dare un'occhiata anche qui e conoscere il gruppo Curvy can, nato per combattere l’anoressia in passerella. 

giovedì 4 ottobre 2012

BASTA AUTO



Basta, basta davvero. Basta automobili. Basta queste automobili.
 
No, non sono una fanatica ciclista (non ho neanche la bicicletta..sigh!), anche perchè vivo  a Roma e se vivi a Roma e vai in bici ci sono solo due casi:
 
1. hai un fisico bestiale (nel senso allenatissimo, visto che i 7 colli di Roma impongono salite mozzafiato ogni 3x2);
 
2. abiti, vivi e lavori in uno dei rari quartieri pianeggianti forniti di ciclabile (che si contano sulle dita di una mano).
 
A me non si addice nessuna delle due opzioni. Tanto tempo fa una mia collega veniva da Piazza Bologna a Trastevere in bici ogni giorno. Io, se pure provassi, a Trastevere ci arivo, ma poi non torno più a casa: immaginate la sera, stanchi dal lavoro, ad affrontare una strada TUTTA in salita? E magari pure con la pioggia? No, grazie.
 
Il punto è che ogni 5 minuti in TV c'è la pubblicità di un nuovo modello di auto. Seguendo i nuovi trend di comunicazione, l'auto viene presentata poco e lo spot passa a insegnarti quello che vale nella tua vita: libertà, forza, essere se stessi,.. i modelli presentati sono di uomimi giovani, ricchi e potenti. Le donne ci sono, ma solo per fornire una bella cornice, o per presentare il park-assistant mentre lei, frivola e incapace, si mette il rossetto.
 
Al telegiornale ci martellano con notizie catastrofiche sul mercato delle auto e sul fatto che sia gravissimo non aver venduto 400.000 auto al giorno, ma solo 200.000. Ma cosa si aspettano? Che uno continui a comprare auto? Intanto con quali soldi? e poi questo consumismo sfrenato dovrà pur rallentare, mi dico!
Ho il senso del tempo che passa, vivo gli effetti dei cambiamenti climatici, sento che questa nostra terra non ce la fa più a continuare nel più completo sfruttamento delle risorse naturali. Penso al mondo di domani per mio figlio.
 
Le macchine che costruiamo oggi dovrebbero essere una risposta alle esigenze di domani e non portare avanti modelli che già consideriamo inefficaci e dannosi. Come quando abbiamo continuato a produrre motorini e macchine euro 2 quando già sapevamo come farne di euro 3 ed euro 4. Lo trovo un atteggiamento irresponsabile e criminale.
I dati di Greenstyle mostrano che in caso di acquisto di un’auto nuova, il 96% degli automobilisti italiani ritiene debba essere ecologica. Ma quanti alla momento della scelta daranno priorità alle offerte attuali nel settore - auto elettriche e ibride -  rispetto al fattore "costo"? 
 
 
 
Vorrei che le case produttrici mettessero l'acceleratore su una produzione tecnologicamente avanzata che portasse avanti lo sviluppo di auto davvero ecologiche: idrogeno, materiali riciclati, innovazioni più "environment friendly". Vorrei anche che nella società civile ci fosse più consapevolezza che questa strada non la si può evitare, che nessuno si può tirare fuori dal gioco. E l'auto ecologica per essere sostenibile dovrebbe esserlo anche economicamente.
 
Oggi il termine "ecologico" legato ad un auto è ancora oggi una somma di mezze verità.
Dobbiamo tradurle in realtà.
LDS

mercoledì 3 ottobre 2012

QUELL'INSOPPRIMIBILE VOGLIA DI TACCHI

Chi mi conosce troverebbe strana aquesta affermazione se la vedesse uscire dalla mia bocca. Io non indosso quasi mai i tacchi, se non in occasioni speciali (nelle quali naturalmente non solo non so camminare bene, ma dopo un pò soffro tremendamente!!) anche se l'anno scorso mi sono finalmete resa conto che con le mie mega-caviglie o ti metti i tacchi o la gonna proprio non te la puoi permettere, neanche sotto il ginocchio.
 
Sarà anche dovuto al fatto che, a forza di fare zapping in seconda serata, dove non riesci a sfuggire a "come ti vesti" e "il cibo ti fa bella" dove anche la più racchia tra le inglesi (mi scusino le inglesi belle) diventa una fata incredibile col tacco dodici, alla fine ti senti influenzata anche non volendo. E anche se ho sempre rifiutato con forza l'idea di essere influenzata dalle mode passeggere, pretendendo di andare controcorrente e di restare sempre me stessa, mi sono accorta che la "me stessa", in alcune occasione, desidera anche vestire un ruolo non solo essenziale e sobrio, ma anche rock o super femminile.
 
Insomma per una volta la ricerca di scarpe comode e pratiche per la mia vita sempre di corsa e in motorino, quindi quasi tutti i giorni in pantaloni e casual ha lasciato il passo a questa insopprimibile voglia di essere più femminile (e, perchè no, più alta).
 
Con questo spirito, sono entrata ieri in un negozio che considero abbastanza "low-cost"  rispetto alla media dei negozi di scarpe ed ho provato le solite scarpe comode che uso sempre. € 35 e passa la paura per un modello che in generale costa sui € 99. Perfetto per me che lavoro a Trastevere e che guardo sempre con ironia e senso di superiorità quelle donne magre che non riescono a comminare con i tacchi a spillo tra i sampietrini del quartiere e che fanno misere fugure davanti ai turisti coi calzini e sandali alla tedesca.
 
Per una che non fa quasi mai shopping e che concede a se stessa solo pochi minuti per le compere "non essenziali" poteva finire lì. E invece, circondata da un'infinità di scarpe con la zeppa, super tacchi, di tutte le forme e colori  e mi sono detta: "perchè io no?".
 
"Signorina mi fa provare quelle, numero 38?" No, non andavano bene in nero. "E quelle lì, mi scusi, in arancione?" E alla fine le ho comprate. Addirittura ARANCIONI!
Per voi sarà normale, per me è eccezionale. Sarà contenta la mia amichetta Fede che da sempre predica una femminilità creativa e vezzosa. Prezzo contenuto, 15 minuti al massimo dall'entrata nel negozio, sono uscita con una bustona e due paia di scarpe, giusto in tempo per tornare a casa e dare il cambio a mia madre che mi teneva il pargolo.
 
Commento serale del marito? "Andremo rovinati!", per fortuna detto con un sorrisetto ironico sulle labbra. Per fortuna.
 
LDS

mercoledì 29 agosto 2012

HOMO SICILIANUS I LOVE YOU

 

Pervasa dall'aria feriale che permane per qualche giorno ancora una volta disfatte le valigie, per una volta, mi voglio concedere il lusso di fare generalizzazioni in chiave regionale. Mi perdonino i miei adorati amici siciliani e facciano finta ch'io parli solo a sprovveduti continentali! Il calore del sole della Sicilia ancora non se n'è del tutto andato via dalla pelle, che mi scappa da condividere con voi le mie acute osservazioni della mia breve vacanza in Trinacria.
 
Aree di osservazione: Catania, Taormina, Noto, Siracusa-Ortigia, Marzamemi, Vendicari, Modica.
Assiomi elaborati: 3
 
1. L'"homo sicilianus" è un tipo piacente.
 
Giovani longilinei dai colori scuri, dal passo gentile, ma anche dignitosissimi uomini maturi, con tanti capelli bianchi e un fascino d'altri tempi (alla De Sica padre, per così dire).
Capelli scuri, pelle abbronzata e un delizioso atteggiamento tra il disincanto e l'inconsapevolezza della propria semplice beltà.
Certo, ogni tanto capita anche in Sicilia di incontrare il panzone scortese di "Da Domenico" a Catania, ma la media, care lettrici, è decisamente alta.
 
 
 
2. L'"homo sicilianus" è un buon padre.
 
Mi è capitato di incontrare molti padri, giovani e meno giovani: pazienti, premurosi, protettivi il giusto, equilibrati, teneri, insomma una giusta guida che dà serenità ai piccoli e non li soffoca di coccole eccessive. Sarà che tutti questi padri che ho incontrato erano sereni ed equilibrati perchè eravamo in vacanza? Non credo, ho visto più padri stressati in vacanza che stelle cadenti!
Mi piace invece pensare che il padre siciliano con il figlio piccolo è proprio così: un leone giocoso e protettivo, sicuro ed affidabile, ma anche capace di dare una zampata correttiva quando serve. E mai come in questa vacanza ho sentito il mio topastro così "protetto" dalla comunità tutta, come se le persone locali intorno a noi partecipassero con amorevolezza e spontaneità al mestiere di genitore. Bello.
 
3. L'"homo sicilianus" è accogliente
(e qui includo doverosamente nella valutazione anche il gentil sesso).
Il siciliano che ho incontrato io è fiero della sua terra, ci tiene a che il continentale di passaggio abbia della Sicilia una buona impressione, forse ci tiene ancor di più perchè cosciente dei suoi tanti problemi e ferite aperte.
Tante le persone che ci hanno dimostrato questa caratteristica, mi piace ricordarne qui alcune, che voglio di ringraziare di cuore per aver reso davvero speciale questo nostro nuovo incontro con la Sicilia. Eccoli, in rigoroso ordine di "apparizione":
 
- Sebastiano, detto "Bastiano" del B&B di Taormina, così fiero di mostrarne le bellezze;
- l'autista del pulmino del Bagno "La dolce vita", sosia perfetto dell'irresistibile comico di Zelig Rocco Barbaro ("io faccio quello che voglio"), sinceramente interessato alle nostre prime impressioni sulla Sicilia;
- il simpaticissimo Antonio dello splendido B&B di Ortigia, disponibile fino alla "morte per mancanza di fiato" nello spiegarci i posti da vedere, le pasticcerie dove assaggiare il gelato alla ricotta e quello al pistacchio, etc.;
- l'anziano e distintissimo signore di Modica, che con dovizia di particolari e rara disponibilità ci spiegava la strada per tornare a Noto;
- persino l'autista dell'autobus di Catania (malgrado in genere la figura professionale dell'autista di autobus, soprattutto nelle grandi città, non sia famosa per la disponibilità) che ci ha aiutato facendoci scendere proprio dove serviva a noi ("Signòòòra, per la staziòne quì!").
 
Una cordialità, ma soprattutto un'attaccamento alla propria terra che non appare falso o "di facciata", ma sincero. Un ...orgoglio, direi, e una fierezza che non si fanno "muro" e diffidenza come accade ad esempio in Toscana, ma che si aprono alla condivisione con chi dimostra di rispettare, di essere interessato a capire, chi mostra di apprezzare veramente questa terra così straordinaria.  E' una cosa di cui il viaggiatore attento si accorge subito, e ne riceve conferma quotidiana. E quando incontri quella coppia di bolognesi trapiantati a Noto gestori dell'ultimo B&B, noti subito la differenza e.. senti un pochino l'amaro in bocca..
 
.. che però passa presto, stordito dalla dolcezza di un buon cannolo fatto al momento, o di una pasta di mandorle, o col fresco di una bella granita...
 
A presto Sicily. Miss you so much!
LDS
 

 

mercoledì 1 agosto 2012

CHISSA' QUANDO TORNO

Sì, è da tempo che non scrivo e mi ritrovo qui proprio adesso che sto per partire per le sudate ferie. Ho mille cose da fare ancora, il marito malaticcio e tanti, tanti argomenti con i quali avrei allietato le vostre letture. Però, come da precedente post, il tempo è tiranno, fa caldo, sono di cattivo umore per colpa di chi non ha niente da fare e non riesce a considerare che esistono quelli che sono indaffarati.

Voglio pensare, per questi 2 minuti che scrivo, alle cose belle che ho davanti a me: il mare della Sicilia, forse una granita al limone, una cassatina, una pasta con le milinzane, una caponatina..ho un menù di aspettative siciliane che manco in crociera si mangerebbe così tanto!


E poi non vedo l'ora di riempirmi gli occhi di quel mare vero, autentico, bellissimo e blu. E' così che l'ho lasciato nel... 1997! Oddio come passa il tempo! Eravamo partiti da Pozzallo. Non una meta turistica a prima vista. Un paese, una strada sulla costa, al di là della strada la spiaggia e il mare. Pulitissima la spiaggia. Stupendo il mare. A due minuti a piedi dalle case. Ricordo che sono rimasta colpita. Per una romana che ha come mare più vicino Fregene, capirete bene cosa può significare ciò che ho visto.

Questa volta non torno negli stessi luoghi, ma vorrei citarvi, se solo lo avessi sotto mano, uno stralcio del libro di  Antonio Guerrieri  "L'AUTUNNO DI OGNI COSA": in alcune pagine l'autore siciliano, anzi Modicano, descrive la sicilia vista dagli occhi di un turista o di un viaggiatore. L'esotismo, la ricerca del bello, lo sguardo teso a carpirne le bellezze, senza curarsi delle brutture, delle ruvidezze e dei problemi. Forse una sguardo superficiale, ma al quale mi sento assolutamente di assomigliare, perchè è di questo che ho bisogno in questo momento.


E poi, visto che sono una donna davvero fortunata, avrò la possibilità di passeggiare tra i boschi del trentino, di sdraiarmi sui prati verdi, di sentire l'odore del muschio, di vedere e sentire un bell'acquazzone estivo, di mangiarmi - spero - lo strudel che fa Rita, una bella polenta trentina con le luganighe, di abbracciare persone che non vedo da tempo, vedere i figli di amici che sono cresciuti, magari conoscere qualche "nuovo arrivato", di fare qualche camminata in montagna con gli amici, di vedere mia madre che riprende fiato dopo un trasloco difficile e disastroso che ha logorato lei, i figli, le famiglie dei figli, e chi più ne ha più ne metta.


E non vedo l'ora di vedere mio figlio che corre felice su prati che non hanno confini.
Anche questo è quello di cui ha bisogno.

E poi avrò bisogno di tornare.
Aspettatemi.
LDS

lunedì 11 giugno 2012

SOLO VENTIQUATTR'ORE???


Come è possibile fare tutto ciò che bisogna fare in ventiquattrore?? Lettrici e lettori di ambo i sessi probabilmente avranno già trovato la loro risposta a questa domanda, io invece no.

La nostra è una normale vita di una normale famiglia con un bambino. Entrambi i genitori lavoratori a tempo pieno. Quando la descrivo mi viene un pò di senso di colpa a dire"con un bambino", mi viene da dire "con un solo bambino", non tanto perchè lui si semta solo, quanto per rispetto alle famiglie di amiche, parenti e conoscenti che di figli ne hanno due, tre, persino quattro e che non si lamentano mai (per lo meno sul web!).

L'unico elemento magari un pò diverso dalla media delle famiglie è che mio marito è un "turnante", nel senso che lavora su turni mattutini o pomeridiani, che lavora sempre il week end e che "riposa" durante la settimana lavorativa. Abbiamo così poche, pochissime occasioni per spendere un we fuori porta, andare ad una sagra, o fare una gita al mare sabato e domenica della bella stagione. Quest'anno la bella stagione si fa aspettare e allora soffriamo meno del solito..

Ci siamo "abituati" a questa situazione familiare e siamo diventati nel tempo bravi ad apprezzare l'immensa fortuna di trovare degli spazio di tempo insieme. Secondo noi, i tanti fortunati che godono di ogni fine settimana libero non si possono rendere veramente conto dell'opportunità fantastica che hanno per accrescere la loro relazione o soltanto per starsene abbracciato stretti stretti. E' un pò come imparare ad apprezzare ogni istante e a non darlo per scontato come fa "l'altra gente", verso la quale a volte - non lo nascondo - nutriamo un pò di invidia, che diventa quasi un ironico sentimento di "superiorità" (poverini, non capiscono..).

Ma la di là del tempo cosiddetto "di riposo" o di recupero e oltre al tempo del lavoro fuori casa, esistono ancora almeno altri due "tempi": quello della "gestione della casa" (che va dalla spesa, alla pulizia, etc.) al "tempo da genitori". Insomma a tutti noi viene chiesta una quadratura del cerchio non sempre facile.

E, nella gestione familiare dei compiti a casa, la parte del leone la fa la mia dolce metà: lui fa la spesa, anzi lo "spesone", mettendoci  anche due ore, spezzandosi la schiena con le buste e riempiendo il frigo che magicamente nottetempo si svuota ed è sempre vuoto.
E' lui che fa le commissioni straordinarie tipo portare il puzzle a inconrniciare, la mia ceramica dipinta al forno per la cottura, etc.
E' sempre lui che va alla posta a pagare le bollette (ma qui non lo compiango perchè da anni chiedo di fare la domiciliazione e lui, alla vecchia maniera, risponde che "no perchè così non hai sotto controllo i conti"), nonchè la retta della scuola, il condominio,..
E' sempre lui che si occupa di IMU, del CAF, della dichiarazione dei redditi, dell'ISEE, etc.
E' lui, infine, che si occupa delle pulizie di casa di routine,. che spolvera, pulisce, aspira, etc.

A me, in base ad un accordo impari, è lasciata la responsabilità delle lavatrici (anche perchè non raramente lui "sbaglia candeggio"), di stendere e riporre la biancheria asciutta, e dulcis in fundo di stirare. Attività che nel tenpo si è sempre più assottigliata: oggi non stiro più i lenzuoli, le federe, i pigiami, le magliette da casa e a volte anche le altre magliette che riesco a piegare bene, a volte non stiro neanche i pantaloni se poco poco sono elasticizzati, non stiro le cose di mio figlio se non strettamente indispensabili.
 Intenerisco se penso a quando - appena sposata - stiravo anche gli asciugamani di spugna!!
Nel quotidiano, sono sempre indietro con lo stirare le camicie di lavoro della mia dolce metà, che ciclicamente e con infinita pazienza, mi avverte: "guarda che sono finite!!!"

Insomma, mentre lui nel suo "tempo di riposo" si ammazza di lavoro casalingo, io nei we passati con mio figlio, spesso malato, non prendo seriamente parte alla "grande fatica".
Certo, forse più di lui mi dedico al "tempo da genitori", cercando di rispondere positivamente alla domanda imperativa del piccolo di casa: "mamma, giochi con meeeee?!!" (richiesta che è divenuta più pressante ora che,anche nel we, fare il riposino dopo pranzo sembra una missione impossibile).  Sì, è vero, ho altri problemi familiari, un trasloco di mia madre che incombe, scadenze lavorative ed altro, ma davvero non c'è paragone tra il peso che ciascuno porta sulle sue spalle.

Fino ad ora, l'ho fatta franca a poco costo. Ieri sera, però, non so per quale congiuntura astrale, è venuto il momento di parlarne e mi si è rovesciata addosso tutta la stanchezza del consorte che, senza neanche accusarmi di nulla, mi chiede gentilmente solo di aiutarlo un pò di più.

Che dite voi? "Certo caro, come minimo!" dovrebbe essere la risposta più appropriata. Ma io, stanca già così, non posso che chiedermi nell'intipo del mio cervello egoista: ed io quando potrò riposare????
LDS

lunedì 14 maggio 2012

LA MIA FESTA DELLA MAMMA


Oggi i blog pullulano di descrizioni dettagliate di come le mamme-bloggiste hanno passato la loro tenera e felice giornata dedicata alla mamma, di come i loro piccoletti abbiamo costruito ricordini e regalini deliziosi con su scritto "la migliore delle mamme" e così via.
Ho solo pochi minuti per dire che la mia festa della mamma quest'anno è stata un pò atipica, ma comunque speciale:
- ore 13.00: pranzo da mia madre con fratelli e nipoti. Una micro nipote di meno di un anno bella come il sole con le sue guanciotte rosse e abbronzate, che si tiene dritta dritta se la prendi in braccio e che - a parte quando piange - è bravissima, muta e coccolosa e regala a tutti sorrisi. L'effetto quando la prendi in braccio è "adesso ne faccio un'aòro anche io!" è garantito! Un'altra maxi-nipote - per altro la mia figlioccia - di 8 anni che cresce, cresce, ma mantiene una salda voglia di coccole. in mezzo al loro il mio topaccio di 3 anni e mezzo che da una parte abbracciava troppo forte la piccolina ("Attento Paolo, fai piano!") e dall'altra se la prendevo in braccuio per troppo tempo mi spingeva per gelosia.

Per adesso tutto normale, l'atipicità comincia dopo:

- ore 2.30 fuga per l'IKEA di Porte di Roma, alla ricerca del mitico armadio PAX per la mamma. Dopo la ginkana nell'Ikea in ri-allestimento primaverile, eccoci al ritiro bagali con Federico e Ana. Quali maniglie scegliere?? Meglio le  bastig, le lansa o le snejd?? Ma ti pare che questi svedesi non possano scegliere dei nomi almeno pronunciabili anche in italiano??

Acquistato il tutto, si passa alla fase caricamento auto. la mitica Fabia station wagon! Ci starà tutto sopra o tutto dentro??? Numerose le prove di abilità sperimentate, col cingalese che ci guardava sorridente e che diceva ogni tanto "serve aiuto?", valutando evidentemente che non ce l'avremo mai fatta. Ma invece, dopo innumerevoli prove del mezzo dentro mezzo sopra, mezzo mezzo, tutto viene inserito e, con il pianale pericolosamente inclinato sulla destra, si parte alla volta della futura casa di mamma.

- ore 16.45: siamo arrivati sotto casa. la forza lavoro si è moltiplicata  con l'arrivo dei valenti: Enrica Donato e Filomena. Il successivo ostacolo è l'ascensore. Secondo voi ci entravano i pacchi piatti dell'armadio?? Indovinate??? Bravi, avete indovinato! Anche quì il magico team si impegna a dismisura e riesce con tecniche magiche irripetibili a trasportare il tutto fino al 7° piano.  Entriamo in una nuvola di fogli di giornale, raggiungendo la stanza di destinazione. In quel mentre, mio fratello Francesco chiama e mi dice "Mi raccomando, non spostate i giornati messi sul pavimento che segnano l'ingombro dei mobili!" (per la serie Grande Fiducia 1).

- ore 17.30: e ora come si monta?? "Io lo so!" dichiaro, dopo aver dato un'occhiata al simpatico video promozionale di montaggio, dove Camilla e Andrea si sperimentano insieme, giurando che "montare PAX è un gioco da ragazzi!!!"
Basta però sfogliare il mitico foglietto delle istruzioni per scoprire che non è tutto rosa come la maglietta di Camilla. Di fronte a quelle istruzioni sempre chiarissime, ho visto coppie sfasciarsi, amici odiarsi, coniugi distruggersi a vicenda. A noi devo dire che è andata bene, a parte le solite scene di quello che vuole fare a modo suo e di quella che segue a puntino le iscrizioni, di quello che è intuitivo e di quella che propone un metodo alternativo. appena sistemato l'armadio a parete tra termosifone e spina del muro, mio fratello Enrico chiama e mi dice "Mi raccomando, non mettetelo troppo vicino al calorifero!" (per la serie Grande Fiducia 2). La scena più divertente del montaggio? Donato rimasto per minuti chiuso stile bara dentro del Pax, mentre inchiodavamo il pannello di fondo!
- ore 20.00 circa: squilla il telefono ed è il topaccio che con voce lacrimosa dice "Mamma, torna! Torna!" potete immaginare il tuffo al cuore, ma mancavano ancora le ante! "Mamma, papà non sa metetre il film di Flick!". La tentazione di mollare tutto è grande, ma sinceramente la voglia di restare e finire era più forte.

Si resta fino alle 21.45, finchè il sole tramonta e non c'è più luce in casa (non ci sono ancora le lampadine!) Dopo la distribuzione di regali-cimelio da parte di mia madre ai generosi contribuenti del team di montaggio, tutti a casa, in tempo per sedermi a tavola con l'affamata famiglia da me abbandonata. Sono stata una mamma un pò assente nel giorno della festa della mamma, ma pensate un pò: anche se non la meritavo, ho ricevuto anche una bellissima pianta dal maritino!
Come sono fortunata! :-)

LDS

Pics from: Ikea, www.fotodivertenti.org

venerdì 4 maggio 2012

LE RAGIONI DEL MIO SILENZIO



Non è che non abbia delle cose da dire.

Ne avrei a centinaia in questo periodo. Non è per questo che non scrivo. Anzi,  è per questo che non scrivo! Nel senso che quando ti passano per la mente e il cuore troppe cose, e molto intime proprio non ce la fai a contenerle in un post. La voglia di comunicare c'è, la voglia di condividere, di raccogliere le vostre esperienze simili o diverse alle mie può davero aiutare a comprendere, crescere, digerire le avventure e le sventure della vita.. Purtroppo invece le parole mi si strozzano in gola perchè le cose che mi stanno accedendo attorno sono troppo, troppo intime, dolorose.

Non riesco neanche a spiegarvi quello che provo. Trovo impossibile parlare di una cose senza poterle chiamare per nome, citare i miei affetti senza farvi capire di chi parlo e di cosa significhi quella persona per me. Accade che ci si senta impotenti, che ci si senta frustrati, feriti, che ci si senta lontani, che ci si senta in colpa nella nostra infinita "fortuna" di fronte alla "sfortuna" degli altri. Capita che queste ed altre emozioni coabitino tutte insieme contemporaneamente e che l'emotività sia un'altalena di stati d'animo diversi, troppo intensi da poterli raccontare. Ci sei troppo immersa.

Allora alcune cose ti sembrano diventare di minima importanza: alcuni problemi quotidiani, le preoccupazioni per tanti particolari della nostra vita.. E ti aggrappi con forza alle cose buone e giuste che hai costruito. Ma la comunicazione profonda resta interna. Proprio non ce la fa ad uscire.

Una sola cosa mi viene da chiedere: se, con lucidità, sapeste di dover interrompere la vostra vita tra qualche giorno, non vorreste impegnare gli ultimi giorni disponibili per lasciare un buon ricordo di voi, fare quelle cose buone che avete trascurato, dare affetto e amore alle persone a cui volete bene, stare insieme, passare testimonianza di quel poco che avete imparato?? Io credo farei così, mi prenderei il tempo per dire cose che non ho detto, forse per chiedere scusa a qualcuno.. ma non per andarmene "pulita" verso il Giudizio Divino. Lo farei per dare senso a questa vita che troppe volte ci porta a mettere in secondo piano le cose più importanti per quelle che definiamo urgenti.

Non lo so. Mi sono spinta già troppo oltre. Vorrei cancellare le ultime 7 righe. Basta.

Per chiudere, ho messo una foto personale, a dimostrazione che la vita è un dono immenso.

LDS

venerdì 13 aprile 2012

IL (MIO) POSTO PIU' BELLO DEL MONDO


Ore 9.0 a.m. Sono (incredibilmente) in anticipo ad una conferenza in centro. Mi concedo il lusso, vista l'ora, di prendermi un caffè al bas di S. Eustachio, vicino al Pantheon. E' un caffè talmente celebre che ti spetti un "nettare degli Dei"nella tazzina  (0.90 centesimi). Sarà. A me sembra un caffè normale.

Quello che invece non è normale ma straordinario è il percorso che scelgo di fare al ritorno, passando per la piazza più bella del mondo. Piazza Navona? Con le meraviglie del Bernini e Borromini? Con la bellissima Fontana dei fiumi? No, pur amando immensamente il Bernini, il mio cuore batte sopra ogni cosa per Piazza Pantheon, così come la chiamo io e molti romani (anche se il nome corretto sarebbe Piazza della Rotonda).

Cammino con emozione su quei sanpietrini che ho calpestato già tante altre volte ed il mio battito cardiaco aumenta. Mi fermo accanto alla fontana e guardo la facciata del Pantheon. Niente a che vedere con l'interno. Quel "Marco Vipsanio Agrippa Fecit" mi cattura totalmente: il frontone, i capitelli con le foglie di acanto annerite dal tempo, le enormi colonne.. 
E mi piace il modo con cui quel tempio occupa lo spazio fisico, sta bene proprio lì dove sta, contornato da palazzi e palazzetti di epoca diversa. Tutta la piazza traduce una delle cose che mi piace più di Roma: la sovrapposizione delle epoche e degli stili, il mix di testimonianze architettoniche che, come nella ricetta del minestrone, sta incredibilmente bene insieme.

Piazza Pantheon è bella a quest'ora (e anche di più all'alba) perchè ancora non ci sono i turisti che affollano i tavolini dei caffè all'aperto, ancora non c'è il tormento dei venditori ambulanti di stupidità, ancora - soprattutto - non devi scanzarti continuamente per aprirti un varco nella folla. A quest'ora, ancora per poco, condividi la piazza solo con chi ci abita o chi cilavora: il cameriere, il signore del 3° piano, la guardia.

Cerco di riempirmi gli occhi il più possibile di quella bellezza: il palazzetto azzurrino, la facciata rovinata e quella restaurata, la targa su Lodovico Ariosto, le bifore del palazzetto medievale... Non lo so spiegare: di posti belli ce ne sono tanti nel mondo, ma questo angolo di Roma per me è speciale.

Vedo che una porzione di un palazzetto è attualmente in vendita: 3 piani più affaccio sopra i tetti, un piccolo portoncino direttamente sulla piazza. Per un istante oso immaginare che bello sarebbe essere talmente ricchi da poterselo permettere: comprare la casa, restaurarla e andarci ad abitare mettendo una piccola placca di ottone con il proprio nome accanto al campanello della porta... ma poi penso che sarebbe la mia rovina: passerei tutto il giorno a guardare la piazza! E' per questo (non per altro!) che decido di non acquistare il palazzetto.

Lezione appresa: Era troppo, troppo tempo che non passavo di qua. E' che siamo così abituati a pensare che le cose (e le persone) che ci piacciono siano sempre lì ad aspettarci...
Non è così.

Venite, venite a vedere anche voi.
LDS

Pic from here.

mercoledì 11 aprile 2012

MODA ETICA... FOR PROFIT!


L’idea è antica. Correva l’anno 1999, la collega dell'allora Ufficio Stampa ci portò in ufficio delle magliette per finanziare nel quale lavorava la sorella in Africa. Ricordo anche, poco dopo, le prime magliette LVIA arrivate in ufficio, nere con l’immagine degli occhi di una bambina e la scritta “la pace verrà e avrà i miei occhi”: tutti la comprammo con entusiasmo. Erano i tempi della guerra in Kosovo.
Da allora quasi tutte le organizzazioni di solidarietà si sono dotate di magliette più o meno istituzionali, sia per farsi conoscere, che per raccogliere fondi all’interno di un merchandising più complesso.
Lavorando nel settore, con il tempo mi sono chiesta se queste magliette si vendessero davvero e quale ritorno economico portassero all'Associazione proponente.  Se ne vedono poi così tante in giro (ovvero che ritorno di immagine portano)?  A mio parere il problema di questo tipo di prodotto  è  strutturale nel senso  che viene comprato e usato solo dai “fedelissimi”, persone già sensibilizzate. Al massimo da persone caratterizzate da un stile cosiddetto “alternativo”.  Già da diversi anni una ex collaboratrice dell'Ufficio Eventi appassionata di moda, affermava, dall’alto della sua competenza informale, che lei quelle magliette le promuoveva ma non le avrebbe mai personalmente indossate.
Insomma se le t-shirt debbono essere oggi anche e soprattutto un mezzo di raccolta fondi, non le si possono progettare e destinimre solo ad un pubblico che genericamente di soldi non ne ha molti. Destinarli ad una platea più ampia significa ripensare a contenuti e grafica per proporre un prodotto diverso.

Guardandosi intorno, intento, accadono “cose”:

Quanto piace quella “E”
Il caso Emergency fa eccezione. Ha raggiunto in Italia una tale popolarità che le sue magliette “solo logo” hanno saltato l’ostacolo ed sono diventate di moda. Vestire una maglietta Emergency vuol dire per il giovane “sono sensibile a ciò che accade nel mondo”. La indossa anche chi non segue affatto questi temi e si è lavato la coscienza acquistandola, perchè in fondo “fa figo”. (PS il successo è stato tale che oggi Emergency ha oggi un sito appositamente dedicato al e-commerce di questi ed altri prodotti). Anche se la stilosa ex-collega non avrebbe indossato neanche quelle, se non per fare un trasloco.

 
“Vesto come penso”  COOP
Nuova è l’iniziativa COOP, fiera del suo ruolo di promotrice del commercio equo e solidale, legata alla campagna Vestosolidal. Con una nota eco-stilista ha ideato Vesto come Penso” una linea di abbigliamento con semplici t-shirt parlanti. L’obiettivo dichiarato è costruire una moda che non sia solo apparenza, ma capace di far pensare, con t-shirt usate come strumenti di comunicazione.

 Personalismi
Il mondo è tanto cambiato dagli anni ’90 che oggi basta andare a da un qualsiasi negozio di stampa foto, oppure on-line per ottenere una t-shirt come la vuoi tu, con le frasi e i disegni che vuoi tu. 
Risulta quindi evidente che occorre fuggire dalla logica del “minimo dell’impegno” per produrre un articolo che possa rispondere anche all’esigenza di raccolta fondi. Anche gli articoli di questo genere legati alle campagne di sensibilizzazione, non si possono più di limitarle solo della manifestazione o dell’evento contingente, ma essere spendibili anche successivamente: bello il “collezionismo” per la serie “ho la maglietta dell'evento perché io c’ero”, ma oltre a data ed evento, è bene pensare a messaggi più durevoli. La maglietta dei 30 anni dell'associazione Pinco Pallino? Chi volete che la compri se non i membri della associaizone stessa? Occorre pensare sempre a l’obiettivo dello strumento: in questo caso sarebbe fidelizzazione e appartenenza, non raccolta fondi.
Le mie conclusioni alla mini inchiesta
a) Occorre ricordare qual'è il pensiero di chi compra una t-shirt solidale e da esso partire, consapevoli dei diversi livelli di consapevolezza rispetto alla mission e la finalità operativa dell'organizzazione:
·          mi piace lo stile, il disegno e i colori;
·         mi piace la scritta, anche se non la capisco;
·         mi piace la scritta perché la capisco e riflette il mio  
            pensiero;
·         mi piace perché non costa molto;
·         mi piace perché dicono che è ecologica;
·         mi piace perché dicono che è equo-solidale;
·         mi piace perché il mio contributo va in beneficenza.
Sapere orientare i propri prodotti a destinatari diversi significa saper ampliare l'elenco sopracitato perlomeno da  altre due o tre considerazioni anche futili, tipo "la compro solo perchè mi piace (esteticamente)".

b) Nella società civile si è oggi diffusa maggiore consapevolezza circa l’attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale. Per questo, e in coerenza con il proprio lavoro, le Organizzazioni non possono permettersi disattenzioni nella  scelta  dei  materiali con i quali realizzare le proprie t-shirt: ecologici  e atossici (cotone ecologico), responsabili (prodotti realizzati con il commercio equo con partenariati strutturati) e accessibili dal punto di vista economico. L’associazione non può scegliere un produttore più o meno etico in base all’occasione o al budget: accollarsi di maggiori costi fa parte della “scelta di campo”!

c) Se si vuole intercettare chi ha di più, risulta strategico stabilire partenariati produttivi sulla distribuzione, studiando nuove possibilità di e-commerce, ma anche di offerta diretta al pubblico, all’interno delle reti di commercio equo e non.

d) Idee per le grafiche ed i contenuti non mancano:
- frasi celebri sulle tematiche dell'associazione;
- citazioni di personali e figure carismatiche inerenti a questi temi;
- disegni e immagini etniche o stilizzate;
- graffiti urbani su temi interculturali...
Perché poi non coinvolgere i propri volontari e i giovani, in concorsi per elaborare proposte da realizzare? Un’idea per “prendere due piccioni con una fava”: promuovere il protagonismo giovanile può essere un vero traino per queste iniziative.

e) Per la diffusione? Si può ideare un concorso da diffondere sui social netword su le magliette dell'associazione indossate nei posti più diversi: del mondo: sulle vette delle alpi, sull'isola deserta, al mercato sotto casa, nei paesi in via di sviluppo. La sfida è un po’ come la campagna di comunicazione di “Italia 1!” dove l’obiettivo di raccolta fondi si fonde alla promozione di uno stile, di un messaggio oltre che di un marchio.

Associazioni: ecco le istruzioni per l'uso. Per una volta, non limitatevi a seguire una moda etica, o a restarne fuori arricciando il naso dall'alto del vostro "purismo": anticipatela.

Il popolo italiano attende di vestire messaggi solidali.
LDS

Top pic from here.