
Ieri sera uscivo dall'ufficio e una folata di aria freddissima mi ha colpito la faccia non appena aperta la porta per uscire. Roma gelida. Neanche fossimo ad Aosta. Camminando con la torcia verso il parcheggio del motorino (lo so, sembra bucolico, ma lo è: parcheggiamo in una ala remota di un bellissimo giardino ai piedi del Gianicolo di cui ho già parlato nel post "il giardino segreto"), sento la mente confusa e schiacciata dalle mille cose da fare.
E sono numericamente mille, non è un modo di dire. La testa cerca di trovare un ordine alle cose, di scandire gli impegni lavorativi e inserirli in un piano settimanale, ma no, sfuggono, si rincorrono, si sovrappongono, si annodano inestricabilmente. Sono quelle situazioni nelle quali non dipende da te, tu dai il massimo, ma proprio non è questione di "organizzarsi meglio" (frase molto cara al mio coordinatore), sono altri a decidere e a farlo senza pensare alle conseguenze operative.
Mi tornano alla mente, al ritmo dei miei passi sul selciato, quelle belle sessioni formative degli amici psicologi sulla gestione del tempo, e l'entusiasmo che ti lasciavano addosso allora che avevi finalmente capito che il problema del time management è in fondo solo un problema di "quadranti": se metti tutto nel quadrante delle cose urgenti e non procrastinabili è la follia! Ora posseggo un ricordo abbastanza vago di quel semplicissimo diagramma di flusso, ma si sa, le donne spesso non sono scientifiche e per quelle come me l'asse delle ascisse e delle ordinate spesso coincidono. Insoma, anche rincorrendo questi pensieri mi rendo conto di quanto queste lezioni siano state bellissime perle offerte ai porci (..me?).
Arrivo finalmente al motorino. Ormai il vento si è fatto breccia tra la sciarpa e la giacca. E' buio tutto intorno. Sbucando dal boschetto di quelli che solo oggi ho scoperto essere alberi di alloro, alzo gli occhi e intravedo un magnifico cielo stellato. Insomma, il meglio che si possa vedere da Trastevere, con le luci della città davanti. Un'attimo prima di alzare la testa, ero alla ricerca di un segno, una soluzione o meglio di una "guida" su come affrontare questo periodo così impegnativo, a livello lavorativo, ma anche familiare e personale. Cerchiavo una chiave di lettura che non riuscivo ad afferrare. Di quelle che ti dici: "proviamo a viverlo con questo spirito..!".
Alzo gli occhi e il segno mi appare: meravigliosa e chiarissima, la cintura di Orione era davanti a me, tanto vicina che mi sembrava di poterla toccare. Ecco il segno! Ma cosa mi vorrà dire il cielo, facendomi trovare questo vecchio amico (Orione) che non vedevo dai tempi dei campi scout, quando davvero la notte la visione del cielo stellato ti arrivava addosso potente come uno schiaffo, con miliardi di stelle lucenti e intorno a te e alla tua tenda il buio assoluto.
Salgo sul motorino e accendo, scendo per il viale e via nel traffico cittadino. Mentre dentro al mio casco malridotto penso al messaggio celeste, di nuovo, vicino a Villa Panphili un'altro segno! Questo lo riconosco! "La luna è una culla!" penso. E' così che chiamo la luna quando forma uno spicchio in quella posizione lì. E da sempre, un pò esoterica, un pò maghetta, ho stabilito che quando la luna è così è un segnale buono, le cose andranno - infine - bene.
Il mistero dei segni dal cielo è grande. Ma davanti al mistero dell'incontro ravvicinato con Orione, prendo per buono il messaggio rassicurante della luna!
E spero che valga anche per voi!
LDS
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