giovedì 18 ottobre 2012

NON SEI PIU' QUELLA DI UNA VOLTA




Il tema è scottante. Immediatamente viene alla mente la famosa canzone "cara ti amo" di Elio e le storie tese che ironizza su un ipotetico dialogo tra "lui" e "lei":
Lui "io sono come sono!"
Lei: "cerca di cambiare!"
Lui "ecco sono cambiato!"
Lei "non sei più quello di una volta!"

Ma poi che significa "non sei più quella di una volta"? E' un'affermazione che prende in considerazione il fatto che non si cambi mai, che non si cresca, che non si migliori col tempo. Maddai, nessuno rimane uguale per sempre (speriamo).
 
Il periodo della mia vita in cui mi sono sentita ripetere più volte "sei cambiata!" (anche nella versione peggiorativa "sei proprio cambiata!") è stato dopo la nascita di mio figlio Paolo. Indovinate chi me lo diceva? Lo sconsolato marito che preparava da solo la cena mentre io allattavo il topo sul divano in sessioni da 45 minuti e nel mentre offrivo al consorte indicazioni su cosa e come fare in cucina. L'immagine, mi rendo conto, era quella di una dittatrice al massimo della sua potenza seduta in trono che impartiva ordini. Certo, mi rendo conto non fosse esattamente rassicurante e ben diversa dalla dolce mogliettina che dice "dai, cosa facciamo insieme stasera?", positiva e sorridente, pronta e disponibile a (quasi) qualsiasi cosa. 
 
Certo è che (al di là di drammi personali) nella vita di una donna  il momento di maggiore cambiamento è proprio quello della maternità. Diventare madre ti cambia profondamente, non è la cancellazione del pregresso, ma una mutazione di identità, una trasformazione che prende ciò che sei stata e lo mescola con ciò che sarai, che prende le stue sicurezze tanto faticosamente costruite negli anni e te le sheckera forte forte con mille nuove insicurezze. Emotivamente ti capita di attraversare una nuova adolescenza emotiva, dove tutto è mobile e poco è fisso. E' una discesa sulle montagne russe del cuore e della mente. Una grande trasformazione, una stratificazione, una crescita che arricchisce.
 
Il problema c'è, secondo me, quando una donna non cambia dopo la maternità, nel senso che cerca disperatamente di contrastare il cambiamento di identità che ne consegue. La vedi lì in mini, tacchi e permanente, che litiga col passeggino che le ha smagliato la calza.      Ma, come un'onda forte, il cambiamento non lo puoi arrestare e per quanto tu ti possa prepararti prima, non lo conosci se non quando lo vivi la prima volta. Immagino che il cambiamento investa anche gli uomini che diventano papà, ma non so dire se con la stessa visceralità.
 

Ma comunque il punto è: non è che sono cambiata, sono l'evoluzione di ciò che ero ieri! Ho ciò che avevo e qualcosa di più. Dite che a volta le "versioni successive" non sono sempre migliorative??
Che l'I-Phone 5 non è veramente meglio dell'I-Phone 4??
Che Windows Live Mail non è veramente meglio di Outlook Express????
 
Lo scorpriremo solo vivendo.
LDS
 
 
 

mercoledì 10 ottobre 2012

VIVA LA 46!


Visto il titolo? Volevo iniziare il tema con un velo di positività, anche se non è che si siano poi tanti motivi per essere contenti di avere una 46 (intendo ovviamente la taglia).
 
Da che ho memoria, penso di aver sempre portato una 46. In effetti, alla mia prima visita ginecologica da adolescente, l'arcigna dottoressa tedesca da cui mi aveva portato mia madre diede già di me una immagine psicologica molto definita. Visto che alle sue domande sui possibili dolori che avrei potuto provare fino ad allora, le mie risposta erano tutte un sincero "non so, non mi pare.." (e sottolineo che non erano domande difficili, ma cose tipo "hai dolore ai reni nella settimana del ciclo?"), lei dichiarò a mia madre "sua figlia deve essere proprio una pacioccona!". Nel senso che dimostravo non solo di avere poca conoscenza di me stessa, ma soprattutto di non accorgermi di nulla di quello che mi accadeva intorno. Una sintesi psicologica che oggi trovo in realtà corretta solo a metà: il 50% delle volte non mi accorgo delle cose che succedono, l'altro 50% lo dimentico.
 
Fatta questa doverosa premessa, tanto per inquadrare il soggetto scrivente, dal poco che ricordo la 46 è la prima taglia che ho portato, diciamo "consapevolmente". Quella taglia che NON trovi in certi negozi per giovincelle, tutte 40 e 42 (e questo in effetti è un bene perchè così almeno ci si rende conto che si è troppo adulte per vestire in quel modo). Quella taglia di pantaloni che a seconda del taglio ti sta o non ti sta, fino a portarti ad indossare e ad acquistare segretamente una 48. Insomma, non è una taglia crudele, è quella che io chiamerei una taglia mediamente normale e che non salta molto all'occhio.

Questo almeno pensavo finchè l'altro giorno ho finito di fare il mio zapping su QVC. No, non fingete di non conoscerla, perchè ormai la conosciamo tutte e in assenza di meglio (o di un abbonamento SKY) passiamo da Real Time a QVC in un unico batter di tasto. Naturalmete se il consorte/compagno/vicino di divano lo consente). Insomma, di solito su questo canale di televendite (lo spiego, vi do corda visto che insistete col dire che non lo conoscete) mostrano articoli di abbigliamento che nascono per le taglie forti (fino alla 3XL), ma che in trasmissione mostrano indossati ad indossatrici grissimo a cui sta bene anche l'abito strech rosso-fucsia in fantasia geometrica sulla pancia. Da poco anche loro hanno intelligentemente  iniziato ad affiancare le modelle smilze con modelle più incarni, così, giusto per sembrare più realistici.
  
L'altro giorno vedo entrare la simpatica e sorridente modella taglia super-comoda, Henriette, nonché una seconda modella, anch'essa rotonda. Io pensavo "questa  seconda sarà perlomeno una 50-52". Chiarisco bene, non è che ci sia nulla di male nell'avere questa taglia, il punto è che la consideravo più tondetta di me. Invece cosa dice la conduttrice ("noi conduttrici indossiamo tutte la small"): "come vedete, la modella sta indossando una taglia 46".
Una 46?? Allora "da fuori" sono così?? OPS!
 
Sì, è vero, non lo si può considerare esattamente un dramma, ma la notizia mi aveva colpito! Sì, lo so, una mia collega giura che Valeria Marini dal vivo è magrissima e che la TV ingrassa,... In ogni caso, l'impatto emotivo non è stato sufficiente per stimolare in me una sana voglia di dieta per recupeare il celeberrimo peso-forma: a cena ho mangiato dei bei fagiolini corallo e poco pane pensando di essere stata molto brava e poi, messo a letto il pargolo, ho ceduto ad una coppetta di gelato al tartufo, dimostrando scarsa capacità di gestione della fame.

E' la stessa scarsa capacità in base alla quale non vado in palestra a farmi calcolare la "massa grassa". Le affezionate di "Il cibo di fa bella" (su "Real Time" questa volta) già andranno con la memoria al momento in cui la dottoressa svela alla donna sovrappeso in base alle sue analisi mediche qual'è la sua età biologica (di solito tipo di 10 anni superiore all'età anagrafica)! L'altro giorno ne parlavo con una collega 33enne che ha rilanciato la discussione, introducendo il tema dell'età celebrale: il risultato infausto di una sua partita a "brain training" rivelata un'età celebrale di circa 80 anni! No, limitatiamo le preoccupazioni a problemi più seri, grazie.
Chiudo l'argomento con il tono positivo simulato dal titolo: più di una donna capirà la mia gioia quanto sento, in modo assolutamente irrealista e poco razionale, la mia dolce metà commentare la vista di splendide fatalone taglia 40 con la frase "ha le gambe troppo magre!"

Viva la 46 (e la 48 e la 50..) e non pensiamoci più!
LDS
 
PS: Per altre buone notizie sul fronte delle taglie, vale la pena dare un'occhiata anche qui e conoscere il gruppo Curvy can, nato per combattere l’anoressia in passerella. 

giovedì 4 ottobre 2012

BASTA AUTO



Basta, basta davvero. Basta automobili. Basta queste automobili.
 
No, non sono una fanatica ciclista (non ho neanche la bicicletta..sigh!), anche perchè vivo  a Roma e se vivi a Roma e vai in bici ci sono solo due casi:
 
1. hai un fisico bestiale (nel senso allenatissimo, visto che i 7 colli di Roma impongono salite mozzafiato ogni 3x2);
 
2. abiti, vivi e lavori in uno dei rari quartieri pianeggianti forniti di ciclabile (che si contano sulle dita di una mano).
 
A me non si addice nessuna delle due opzioni. Tanto tempo fa una mia collega veniva da Piazza Bologna a Trastevere in bici ogni giorno. Io, se pure provassi, a Trastevere ci arivo, ma poi non torno più a casa: immaginate la sera, stanchi dal lavoro, ad affrontare una strada TUTTA in salita? E magari pure con la pioggia? No, grazie.
 
Il punto è che ogni 5 minuti in TV c'è la pubblicità di un nuovo modello di auto. Seguendo i nuovi trend di comunicazione, l'auto viene presentata poco e lo spot passa a insegnarti quello che vale nella tua vita: libertà, forza, essere se stessi,.. i modelli presentati sono di uomimi giovani, ricchi e potenti. Le donne ci sono, ma solo per fornire una bella cornice, o per presentare il park-assistant mentre lei, frivola e incapace, si mette il rossetto.
 
Al telegiornale ci martellano con notizie catastrofiche sul mercato delle auto e sul fatto che sia gravissimo non aver venduto 400.000 auto al giorno, ma solo 200.000. Ma cosa si aspettano? Che uno continui a comprare auto? Intanto con quali soldi? e poi questo consumismo sfrenato dovrà pur rallentare, mi dico!
Ho il senso del tempo che passa, vivo gli effetti dei cambiamenti climatici, sento che questa nostra terra non ce la fa più a continuare nel più completo sfruttamento delle risorse naturali. Penso al mondo di domani per mio figlio.
 
Le macchine che costruiamo oggi dovrebbero essere una risposta alle esigenze di domani e non portare avanti modelli che già consideriamo inefficaci e dannosi. Come quando abbiamo continuato a produrre motorini e macchine euro 2 quando già sapevamo come farne di euro 3 ed euro 4. Lo trovo un atteggiamento irresponsabile e criminale.
I dati di Greenstyle mostrano che in caso di acquisto di un’auto nuova, il 96% degli automobilisti italiani ritiene debba essere ecologica. Ma quanti alla momento della scelta daranno priorità alle offerte attuali nel settore - auto elettriche e ibride -  rispetto al fattore "costo"? 
 
 
 
Vorrei che le case produttrici mettessero l'acceleratore su una produzione tecnologicamente avanzata che portasse avanti lo sviluppo di auto davvero ecologiche: idrogeno, materiali riciclati, innovazioni più "environment friendly". Vorrei anche che nella società civile ci fosse più consapevolezza che questa strada non la si può evitare, che nessuno si può tirare fuori dal gioco. E l'auto ecologica per essere sostenibile dovrebbe esserlo anche economicamente.
 
Oggi il termine "ecologico" legato ad un auto è ancora oggi una somma di mezze verità.
Dobbiamo tradurle in realtà.
LDS

mercoledì 3 ottobre 2012

QUELL'INSOPPRIMIBILE VOGLIA DI TACCHI

Chi mi conosce troverebbe strana aquesta affermazione se la vedesse uscire dalla mia bocca. Io non indosso quasi mai i tacchi, se non in occasioni speciali (nelle quali naturalmente non solo non so camminare bene, ma dopo un pò soffro tremendamente!!) anche se l'anno scorso mi sono finalmete resa conto che con le mie mega-caviglie o ti metti i tacchi o la gonna proprio non te la puoi permettere, neanche sotto il ginocchio.
 
Sarà anche dovuto al fatto che, a forza di fare zapping in seconda serata, dove non riesci a sfuggire a "come ti vesti" e "il cibo ti fa bella" dove anche la più racchia tra le inglesi (mi scusino le inglesi belle) diventa una fata incredibile col tacco dodici, alla fine ti senti influenzata anche non volendo. E anche se ho sempre rifiutato con forza l'idea di essere influenzata dalle mode passeggere, pretendendo di andare controcorrente e di restare sempre me stessa, mi sono accorta che la "me stessa", in alcune occasione, desidera anche vestire un ruolo non solo essenziale e sobrio, ma anche rock o super femminile.
 
Insomma per una volta la ricerca di scarpe comode e pratiche per la mia vita sempre di corsa e in motorino, quindi quasi tutti i giorni in pantaloni e casual ha lasciato il passo a questa insopprimibile voglia di essere più femminile (e, perchè no, più alta).
 
Con questo spirito, sono entrata ieri in un negozio che considero abbastanza "low-cost"  rispetto alla media dei negozi di scarpe ed ho provato le solite scarpe comode che uso sempre. € 35 e passa la paura per un modello che in generale costa sui € 99. Perfetto per me che lavoro a Trastevere e che guardo sempre con ironia e senso di superiorità quelle donne magre che non riescono a comminare con i tacchi a spillo tra i sampietrini del quartiere e che fanno misere fugure davanti ai turisti coi calzini e sandali alla tedesca.
 
Per una che non fa quasi mai shopping e che concede a se stessa solo pochi minuti per le compere "non essenziali" poteva finire lì. E invece, circondata da un'infinità di scarpe con la zeppa, super tacchi, di tutte le forme e colori  e mi sono detta: "perchè io no?".
 
"Signorina mi fa provare quelle, numero 38?" No, non andavano bene in nero. "E quelle lì, mi scusi, in arancione?" E alla fine le ho comprate. Addirittura ARANCIONI!
Per voi sarà normale, per me è eccezionale. Sarà contenta la mia amichetta Fede che da sempre predica una femminilità creativa e vezzosa. Prezzo contenuto, 15 minuti al massimo dall'entrata nel negozio, sono uscita con una bustona e due paia di scarpe, giusto in tempo per tornare a casa e dare il cambio a mia madre che mi teneva il pargolo.
 
Commento serale del marito? "Andremo rovinati!", per fortuna detto con un sorrisetto ironico sulle labbra. Per fortuna.
 
LDS