mercoledì 17 luglio 2013

CI SONO RICASCATA: SINDROME DA FILM SENTIMENTALE




A me, i film romantico-sentimentali m'ammazzano. Da sempre, ho questa capacità di immedesimazione davanti ad un film che è quasi una trasposizione: vivo i sentimenti dei protagonisti, piango e rido con loro, provo le medesime inquietudini che vedo sui loro volti. Questo è il motivo per il quale non tollero i film di paura (non riesco a non immedesimarmi nella vittima), così come quelli in cui ci sono violenze sulle donne e sui bambini. Questa auto-censura però non me la pongo con i film sentimentali, quelli che la mia dolce metà definisce in maniera semplicistica e con un pò di disprezzo "i tuoi film", ovvero quelli appartenenti alla categoria "film da donne". 
E visto che ieri sera avevo io il bastone del comando (leggasi "telecomando"), mi sono messa a vedere un film sul primo che era già iniziato. Colori e fotografia facevamo subito capire che si trattava di un film americano del tipo "commedia sentimentale". Mi sembrava però di poterlo gestire bene.

Invece questo film, dallo stucchevole titolo (PS. I LOVE YOU) è stato micidiale per la mia sindrome da immedesimazione. La storia di una giovane 29enne che perde il marito causa malattia, non solo si dilunga nella crisi post decesso, comprensibile e piena di sofferenza (infatti ho pianto), ma continua a cicli alterni per tutta la durata del film. Insomma le lacrime non puoi metterle via dopo un pò, come dovrebbe essere salutare. 
La vicenda prende una "brutta piega" quando, il giorno del suo 30esimo compleanno, la protagonista riceve una torta commissionata molti mesi prima proprio dal defunto marito (e già a tutti i presenti prende un colpo) con in più allegato un piccolo registratore con un messaggio vocale del marito (si sfiora la crudeltà) che le promette che da quel giorno riceverà una serie di lettere in date prestabilite che l'accompagneranno nel percorso post sua dipartita. Di per sè un gesto romantico, ma con effetti nefasti sul processo di elaborazione del lutto da parte della protagonista. Invece di "passare oltre", lei continuerà a rivivere la loro storia, a ricordare i momenti insieme, a sentirlo accanto vivo e presente, quando invece dovrebbe iniziare a guardare al resto della sua vita.

Ma non mi interessa raccontarvi tutto il film (che tra l'altro è la trasposizione di un libro). Diciamo solo che è stato uno strazio innamorarmi perdutamente del protagonista (il marito deceduto interpretato dall'affascinante Gerard Butler) in tutti flashback della vita precedente della coppia, sapendo che non può esserci un lieto fine! Tra tutte, la scena del loro primo incontro in Irlanda che farebbe sciogliere chiunque abbia un cuore di burro come il mio.. 


Voglio però concludere in positivo: Jeffrey Dean Morgan. Appare in poche scene verso la fine, ma ti conquista subito , con lo sguardo, le labbra, le spalle e quella faccia un pò così, tra il marpione e lo strafico irraggiungibile (che però nel film risulta invece raggiungibilissimo: magia del cinema!)
Peccato che dopo tanta sofferenza e un'altalena emotiva di sue ore tra lacrime - inanmoramento - lacrime, non fosse concessa alle gentili spettatrici un pò più di gioia, di amore e di sesso. Ci siamo dovute accontentare dei due secondi di Jeffrey nudo di schiena dopo la doccia e di vedere la protagonista ritrovare la speranza tra le braccia forti di questo passionale quanto dolce personaggio. 
Chi avrebbe resistito di fronte alla disarmante semplicità con cui lui chiede alla protagonista - imbarazzata, combattuta e confusa in mille onanismi mentali -  "perchè non provi un pò a camminare scalza?"

Io, che già mi faccio problemi a mettere i sandali ed ad avere i piedi scoperti, per lui non avrei problemi a farlo.
LDS

giovedì 23 maggio 2013

ARMADI (E PENSIERI) SOSPESI NELLA MEZZASTAGIONE


Mille pensieri nella mia mente in queste settimane quando entro nel letto e chiudo gli occhi. Invece di fermarsi, la mia testa inizia ad andare veloce, veloce, a pensare mille cose, che vorrei fare, che vorrei dire, che vorrei vedere, su cui vorrei riflettere, ma mi sembra di non averne il tempo. Così, mentre mi rigiro nelle lenzuola tiepide e il mio piede si allunga lì verso quell'angolo del letto ancora freddo, il mio cervello si sveglia e inizia a lavorare di pensiero, con un'energia, una lucidità e una completezza di dettagli che non so proprio dire da dove vengono.  Non so perchè mi succede questo.

Qualcuno dice che è colpa di questa stagione strana che non inizia mai, che ci illude, che mette in crisi noi e soprattutto i nostri armadi, in perenne sindrome da "cambio di stagione interrotto". Cosa mi metto oggi? Apro il cassetto e trovo le magliette senza maniche e le camicette leggere che NON vanno bene con il clima di oggi, freddino, umido e certamente bagnato viste le previsioni. Mi metto gli stivali neri e una maglia a collo alto autunnale ..ed ecco che dopo pranzo viene caldo. Uffa! 

Ieri sono tornata a casa col motorino sotto una pioggia torrenziale. Scrosci di acqua che malgrado il giaccone e la "copertina" da motorino, sono passati oltre e si sono insinuati nelle pieghe del collo della giacca. Guidavo e sentivo questi rivoli freddi scorrere giù lungo il collo, sulla gamba, sul sedile, con conseguente inzuppamento totale, posso dire "intimo"..
In realtà non mi ha mai preoccupato prendere la pioggia in motorino, basta che la visibilità sia sufficiente e che non ci siano troppi rischi di dover "guadare" laghi improvvisi, un pericolo piuttosto concreto in una città come Roma, dai tanti colli e soprattutto dai tanti tombini perennemente intasati dalle foglie dei platani.

Ieri tornando a casa sotto il diluvio, con l'acqua da tutte le parti, ho notato che in cielo c'era una luce tutta particolare: il cielo sembrava dorato. Bellissimo, straordinario. E così mi è presa come sempre la voglia di cantare. Nel mio casco integrale, con la visiera un pò rotta. Cantare forte, spesso canzoni di cui non so tutte le parole..

A proposito di canzoni, mentre scrivo sento nella cuffia l'ultima canzone dei Maroon 5 (per il cui cantante nutro una ammirazione specialissima): orecchiabile, sentitela. E vedetela: il video è particolare, sexy. 

Mentre la scolto penso a quanto spesso siamo circondarti da persone verso le quali dobbiamo dimostrare qualcosa. Soprattutto di essere all'altezza: dobbiamo essere abbastanza intelligenti, abbastanza preparati, abbastanza capaci, abbastanza colti.
Ma in questo momento sento più che mai di voler essere me stessa e basta, come una liberazione. Siamo tutti diversi. Pensa quello che vuoi, anzi pensa bene di me per il bene che merito.

Ora esco: non piove, sembra. Spero di riuscire a cogliere la stessa luce di ieri. Sento che, malgrado il cervello che corre la notte e questa strana sensazione di "sospensione" da tutti e da tutto, ho un forte senso di speranza che vorrei veder concretizzare.

A partire da domani.
LDS

lunedì 6 maggio 2013

NON SEI CAMBIATA AFFATTO




Vi è mai capitato che qualcuno abbia pronunciato nei vostri confronti questa affermazione? A me sì, l’ultima volta proprio ieri, re-incontrando una vecchia amica e compagna di scuola che non vedevo dai tempi della maturità. E prendo come spunto questo breve incontro per condividere alcune riflessioni sul grande tema delle “re-union” con amici di vecchia data.

Non so voi, ma quando so che devo incontrare qualcuno che non vedi da tanto, (vecchi amici, compagni dell’asilo, etc..) qualche minuto prima vengo presa dalla “sindrome da film Compagni di scuola”. Tutti noi, giovani degli anni 80 lo abbiamo visto e ci ha profondamente segnato. Sì, esagero, ma quanti di voi non si sono immedesimati per qualche istante negli scomodi panni dell’ex compagno di liceo Fabbris, canzonato perché rimasto senza capelli?? Insomma la paura di essere “inadeguati” di fronte al giudizio di chi una volta ci era molto vicino può essere forte. Forse perché si vorrebbe che il giudizio altrui fosse sempre magnanimo. Forse perché sappiamo bene quanti commentini maligni siamo in grado di formulare in prima persona, quando incontriamo per strada personaggi una volta familiari. “Hai visto come è diventata?? Truccatissima poi!! E come si veste?? Non capisce che non ha più 15 anni!.. e anche a 15 anni quei vestiti non se li poteva permettere!!” Insomma la cattiveria è tutta nell’occhio di chi guarda e quindi abbiamo paura di essere ripagati con la stessa moneta. 

Poi c’è un altro pensiero che ti attraversa la mente prima di questi incontri “revival”: se una volta c’era un rapporto d’amicizia che rifletteva quello che eravamo (es. liceali con la testa piena di sogni, un po’ timide, un po’ ribelli, certamente insicure rispetto a quello che ci avrebbe offerto la vita), quale dialogo ci può essere adesso che la vita ci ha portato lontano da ciò che eravamo? E se ci accorgiamo parlottando che siamo molto cambiate? E se non c’è più sintonia?

E poi ci sono i ruoli, un aspetto che in amicizia è mutevole, volatile e ..trasparente, ossia non sempre visibile o cosciente. Se ho un’amica molto timida, io posso giocare il ruolo della amica forte e coraggiosa, se ho una amica molto forte, posso ripararmi alla sua ombra. Se ho un’amica più bruttina di me, posso pensare di poter giocare il ruolo di “quella carina”. La chiarezza dei ruoli che si sviluppano in amicizia in età adolescenziale aiuta molto a semplificare le relazioni che in quel momento emotivo sono un vero ciclone. Al giorno d’oggi essendo adulti è possibile che di questi ruoli non ci sia più bisogno. E allora come si riparte?

Quando cresci e ti perdi di vista, se ti rincontri è un po’ come ricominciare da capo, è necessario darsi il tempo di raccontarsi la prioria vita nel mezzo, i propri cambiamenti. “Se prima ero timida, ora ho la faccia come il c**o!” ammette limpidamente la mia amica. L’unico bonus di cui puoi godere in questa fase è la simpatia, la stima e l’affetto che c’era prima e che l’amico ben disposto ha conservato per te e che costituisce la base motivazionale per investire nell’epica impresa di conoscerti di nuovo.

Infine, arriva quella frase: tu  non sei cambiata affatto. Che vuol dire veramente? Probabilmente è’ solo per dire che fisicamente sono simile a come ero. Voglio proprio pensare che sia un complimento, stile “non sei invecchiata molto”, anche se non mi sono mai sentita bella e certamente se rivedo le foto dell’età del liceo mi sparerei direttamente in bocca: l’apparecchio ai denti per anni (e la prof. di inglese che mi chiamava “sorriso metallico”), il cerchietto nei capelli, la divisa blu della scuola, sempre in gonna con le mie gambotte.. brrrr!  Ma sì, prendiamola con ironia, va!

Ieri, tutti questi pensieri mi hanno avvolto per qualche minuto, poi li ho messi da parte e sono uscita come sempre, semplice, senza tacchi, né trucco, così come sono, sperando nella clemenza e nell’amicizia di chi mi attendeva sotto la pioggia. E posso dire che ho passato un momento molto piacevole e ricco di affetto. Perché c’era un motivo per cui con alcuni amici avevi condiviso molto in passato: erano persone che avevano molto di buono. E se ti piacevano, c’è molta probabilità che ti piacciano ancora. 

Mi rimane solo una domanda universale su come proietto intorno a me la mia immagine. Mi rimane sempre il dubbio di come sono “letta” dall’esterno, di che impressione do a chi mi incontra dopo 20 anni. Rimane il desiderio inespresso di fare “buona impressione”, di essere considerata una persona che valga la pena frequentare, con la quale si può parlare e ridere.

Ecco, ho capito: è questo il punto sul quale non sono cambiata affatto.
LDS

venerdì 19 aprile 2013

TEMPI DURI PER L'ARTISTA



Tempo cannibale. Mangi, mangi e a noi non lasci niente. Mi sono accorta in questo periodo più che mai che il tempo è breve e scorre veloce. Sì, un discorso già fatto, ma oggi ne parlo in un'altra "chiave".

L'altro giorno leggevo su una copia (gratuita) di Vanity Fair un'interessante breve articolo che parlava di un concorso artistico promosso da una compagnia di moda italiana riservato ad artiste britanniche. Esclusivamente donne.

Le artiste concorrenti erano selezionate da una commissione internazionale di esperti: si trattava di pittrici, scultrici e artiste poliedriche, in grado di realizzare istallazioni che fondono diverse tecniche e materiali, metodi e impostazioni. Ma la cosa davvero interessante per me di quel "concorso" era il premio in palio per la vincitrice. Una coppa? Una targa? una pubblicazione? Niente di tutto ciò. Il premi consisteva in TEMPO.

Sì, avete capito bene: il premio consisteva in un viaggio in Italia di 3 mesi, in cui l'artista è spesata e ospitata in diverse località italiane e si può liberamente dedicare a creare ed elaborare una nuova opera d'arte, che sarà poi ospitata nel museo londinese partner dell'iniziativa.

Interessante che finalmente si sia riconosciuto il valore vero che oggi stiamo perdendo, soprattutto in ambito artistico. Il tempo che secoli fa ci si poteva permettere di dedicare allo studio e alle ricerca astistica che precede la realizzazione stessa dell'opera d'arte in qualunque sua forma oggi non c'è più. Che sia anche per questo che oggi fatichiamo a identificare i nuovi Leonardo? I nuovi Michelangelo?

(Tra l'altro, questa iniziativa non è altro che l'ennesimo campanellino che suona per ricordarci, non solo del fascino che continua a suscitare in nostro BelPaese sull'immaginario britannico, ma anche che abbiamo davvero in custodia uno dei posti più belli del mondo).

Per tornare al tempo artistico, oggi ne sento bisogno più che mai, perchè ho iniziato una strada che, ingenuamente, mi appaga tanto. E queste cose di solito le scopri nei momenti più bui. Davvero credo che l'arte - come la Fede - possa salvarci, farci restare a galla quando rischiamo di cadere nella sfiducia, nella depressione, nello sconforto.

Ho intrapreso da poco un'esperienza creativa: creare perle di varia forma e colore con pasta sintetica, per crearne bijoux colorati e fantasiosi. Nessuna velleità commerciale, fosse per me neanche tenterei di recuperare i costi per i materiali acquistati. Si tratta di un momento in cui riesco ad entrare in contatto con la parte di me più libera e creativa, è un momento di vera libertà, anarchia, espressione personale. Come quando dipingevo la ceramica, solo con un percorso creativo più rapido.


Certo, mi devo scontrare con i miei limiti, con una manualità imprecisa, con la mia poca pazienza, con risultati non sempre soddisfacenti. Ma quando prendo in mano una perla ben riuscita mi batte forte il cuore.
E non è solo un libro che dice "va dove ti porta il cuore", è il nostro di cuore che ce lo dice, è la nostra di anima che lo pretende. E' la nostra psiche che ne ha un immenso bisogno.


Anche in quei pochi momenti che posso ritagliare per la ricerca di ispirazione - spesso su internet - quando riconosco l'arte e la bellezza di piccole cose fatte a mano col cuore e con capacità, anche in quel momento mi batte forte il cuore. E in quel momento, stupida, sono felice.

C'è chi dice (io per prima) che la felicità è un attimo fugace. Ho sempre professato (ne è testimone il secondo post di questo blog) che è meglio puntare alla serenità - duratura e solida - che alla fuggevole felicità. Certamente però, pur non facendone la mia chimera, questa piccola felicità oggi me la godo, la lascio scivolare tra le dita e, con stupore, mi capita di scoprire che la felicità rimbomba, fa l'eco. E fa nascere altra felicità.

E che la felicità si può ricordare e rivivere, ancora e ancora.

Ho trascurato per un pò questo blog proprio per questo altro sfogo creativo, che ha superato quello comunicativo, ma non è mia intenzione abbandonare questo spazio speciale per parlare con i (pochissimi) "fortunati" che scelgono di perdere qualche minuto ogni tanto per curiosare nei miei pensieri.

Buoni istanti felici a tutti. E' primavera.
LDS


martedì 2 aprile 2013

E' ARRIVATA LA PRIMAVERA ...CINESE






E' arrivata la primavera nel mio laboratorio mentale. Purtroppo solo li  perché intorno a me continua a scrosciare la pioggia. Nei ritagli di tempo dei giorni pasquali, ho provato a sperimentare una tecnica nuova per la produzione di beads ed ho... miseramente fallito. Avevo una idea molto bella in testa, ma le mani e la pasta polimerica non hanno saputo renderla realtà: un dragone turchese intagliato in una pasta rosso lacca a formare una perla a cilindro. Un pò troppo pretenzioso per le mie capacità attuali, ma pensare che l'avevo così chiaro in mente, come una fotografia messa a fuoco! :-(

Però, ho deciso di non sprecare l'ispirazione e il mio tempo prezioso ed ho comunque prodotto la mia piccola collezione intitolata "primavera cinese". L'ispirazione mi è venuta dalle preziose stoffe cinesi di seta lucida, che spesso propongono contrasti cromatici desueti, producendo però affascinanti capolavori. 


Ecco a voi la mini "collezione" adattissima per un bracciale, o una collana (aggiungendo qualcosa su tono o a contrasto). I protagonisti sono 4 perle con fiorellini a contrasto.


Le altre perle che le accompagnano sono un misto tirchese e rosso lacca in due diverse intensità (ho dosato differentemente la quantità di rosso). 


In ultimo una perla a dischetto, per creare un pò di movimento tra sfere simili per dimensione (ma non uguali: è il bello dell'hand made!!). Inutile dire che le foto (3 su 4 a fuoco stavolta!) non danno merito a colori che dal vivo sono diversi e, a mio parere, molto più belli.


Spero vi piacciano e, chissà, che ispirino qualche creativa creatrice di bijoux (vero Dani??)! 

A presto su questi schermi.
LDS




martedì 26 marzo 2013

UN MARE DI ISPIRAZIONE


 
Cercavo un'immagine per iniziare e sono inciampata in un blog. Inconsueto, ricco di stimoli visivi e idee grafiche. Si tratta di T-Fish da cui è tratta l'immagine iniziale, dove la padrona di casa "designer" ospita le sue creazioni appoggiate lì quasi per caso, in un blog che parla per immagini: una specie di dropbox della memoria creativa.

Io invece, è proprio il turchese che cercavo all'inizio quando mi sono messa ad impastare i miei panetti di pasta polimerica con l'idea di produrre qualcosa che mi riportasse al mare tropicale o anche solo alla voglia d'estate che cresce, cresce. Perchè non sembra vero, sotto questo cielo plumbeo e sotto gli scrosci di pioggia che rumoreggiano fuori dalla finestra, ma la primavera sotto sotto sta arrivando.

I primi risultati eccoli qui, un'altra "zuppa di perline" che come al solito la macchina fotografica di casa non mi aiuta a far vedere bene. Una zuppa dal sapore di mare.
 
 
 
Si tratta di pastiglie e cubotti schiacciati di color bianco con pois grigi e azzurri. Il bianco luminoso nella cottura è diventato meno acceso e quasi trasparente, l'effetto porchellana ha reso il risultato più "romantico" e malinconico del previsto, ma non mi dispiace.
La forma delle pastiglie e dei cub schiacciati non è perfetta, ma stavolta in realtà la cosa è voluta. Osservo spesso nei blog delle vere artiste della ceramica manufatti bellissimi che giocano la loro unicità proprio sottolineando nelle forme l'imperfezione legata al "fatto a mano".
 
La cosa mi piace, vedrò come farla mia in futuro. Probabilmente l'irregolarità va ancora più evidenziata, per fare capire che si tratta di una scelta e non di uno sbaglio o di incapacità tecnica.
 
Accanto alle pastiglie, ecco dei tortiglioni azzurro-turchesi ottenuti mescolando l'azzurro base con un verdino turchese effetto perlato-luccicante. Il risultato è un colore che riflette la luce in modo diverso a seconda di con che cosa lo si accosta: a volte un pò più celeste-verde, a volte un pò più turchese. L'idea che volevo rendere con quella forma attorcigliata era un insieme tra la forma di alcune conchiglie e le onde del mare. Lo so, è solo un primo tentativo, posso migliorare.
MI sono chiesta come fanno le sopracitate artiste non solo a produrre i materiali delle loro creazioni, ma anche a comporli, creando gioielli veramente incredibili. Io per ora credo di avere la possiblità di farmi carico della prima parte, sono davvero moooooooooooolto agli inizi. Lascio la composizione a chi lo sa fare.
 
Quello che posso condividere sono dei suggerimeti di utilizzo, delle ispirazioni di come vedo io nella mia testa che sarebbe possibile utilizzare le mie perlotte.
Queste, ad esempio? Pastiglie e cubotti li vedo alternati su una catena argentata a maglie grandi, magari alternati a piccole sfere bianche o celesti in tono, in una collana di media lunghezza, che si possa indossare anche su una camicetta con colletto. I tortiglioni azzurro-turchesi potrebbero essere utilizzati come intermezzo, o anche separatamente in un'altra creazione, comunque mescolandoli ad altro renderebbero di più.  
 
Next step creativo? Chissà.. Sono ricca di ispirazione ma povera di tempo.
LDS
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 15 marzo 2013

CON LE CILIEGE ALLE ORECCHIE



Sono certa che molte di voi da piccole giocavano con le ciliege mettendole sul bordo delle orecchie come fossero orecchini: un gioco vezzoso per fanciulle in fiore, che riporta alla memoria una semplicità di altri tempi.

Così guidata dal forte desiderio che la primavera inizi (e che con essa tornino anche le succose ciliege), mi sono lasciata ispirare dal color "rosso ciliegia" ed ho composto un tableau di riferimento molto femminile.
 
 
In realtà da piccola non amavo assolutamente il rosso, forse proprio perchè mia madre lo adorava e sfruttava ogni occasione possibile per mettermi una gonna o una maglietta di quel colore (quella gonna scozzese rossa con la spillona da balia da un lato!!!). Oggi, ormai adulta, ho imparato ad amarlo, soprattutto nelle sue tonalità più cupe, di un rosso tra il rubino e il bordeax, come un bel calice di vino.. che non bevo perchè sono astemia.
 
Ma per tornare ai miei esperimenti con le paste sintetiche, sull'onda nel color ciliegia è nata la prima collezione dallo stesso nome: pochissimi pezzi (sono solo all'inizio) che vedono l'ingresso di perlotte dalla graziosa forma di "oliva", adattissime per essere utilizzate per la creazione di orecchini. 
 
Sono state realizzate miscelando al rosso base delle striature di grigio effetto "natura" con piccoli puntini scuri nell'impasto.
 
L'effetto finale mi piace molto, soprattutto dopo la rifinitura lucida che ha scurito leggermente i colori e portato il ciliegia al suo massimo splendore (lo so, le foto sono sfocate e un pò scure, ma non siate pignoli!).
 

pacchetto in partenza

Sono poche di numero, ma cresceranno. Le ho già passate tutte alla mia amica Koala che, ne sono certa, saprà valorizzarle al meglio. Non vedo l'ora di vedere l'effetto finale!
 
Ah! dimenticavo, per chi non lo conoscesse, ascoltate il singolo di qualche anno fa  "Ciliege" di Massimo Nobile, un cantante romano dalla voce graffiante.
 
LDS

giovedì 14 marzo 2013

MATER TERRIBILIS

 
Ebbene sì, in questo giorno di gioia per tutti i cristiani (W Papa Francesco 1°!), mi sento di condividere uno degli angoli più bui della mia personalità. Come da sempre ben sottolinea il sottotitolo di questo blog, sono una "donna senza pazienza". E questo sarebbe anche un danno non significativo, se non fosse che sono anche una mamma senza pazienza. Accade così, particolarmente in questi periodi di concitata quotidianità, dove non si fa che correre dietro alle mille urgenze, che si diventa più suscettibili, nervosi, irritati. 
 
L'angoscia che stamattina avevo andando al lavoro in motorino e ripensando all'inizio di questa giornata è strettamente legata al film che ho visto ieri in seconda serata. "Prime Suspect" è il nome della serie poliziesca americana che forse conoscete, cui la protagonista è una detective della omicidi dura quanto brava, capace di resistere in un ambiente lavorativo ostile e machista e risolvere tutti i casi le vengono proposti. Sarebbe stato meglio andare presto a letto ieri sera (come da buoni propositi per il 2013), perchè da quando sono madre tutti i telefilm e film che parlano di bambini maltrattati sono per me deleterei dal punto di vista emotivo: mi feriscono profondamente e spesso devo cambiare canale cercando qualcosa di assolutamente frivolo per distogliere la mente da quei bui pensieri.
 
Detto ciò, ieri uno dei casi da risolvere riguardava la morte di un bambino di 4 anni, deceduto per maltrattamenti della madre alcolizzata, che non si è neanche resa conto di aver causato la morte del figlio, sbattendogli la testa al muro mentre lo rimproverava a seguito di un capriccio mattutino. Il figlio morì un paio di ore dopo all'asilo. Tema terribile, come terribili le parole della madre, durante la disperata confessione: "Dopo non ha neanche pianto, e si è messo le scarpe senza fare capricci!"...
Terribile.
 
Lo scrivo qui sperando questo mi aiuti a dimenticare. Sapete però perchè mi ha colpito così tanto? Perchè purtroppo ho riconosciuto in quella madre una parte di me, pur non a quei livelli, certo.
 
La fatica a gestire la mia irrascibilità avviene in questi giorni al mattino, preparando il topo per la scuola. I suoi "no! non mi voglio vestire!", "no! non mi voglio lavare i denti!", perentori ed irritanti, si uniscono in un mix micidiale con l'immagine delle lancette dell'orologio che indicano gli ultimi 10 minuti prima della chiusura dei cancelli a scuola. Una scuola che per fortuna è a 5 minuti a piedi da casa, ma a volte sembra lontanissima. So che è solo colpa mia, che mi dovrei svegliare molto prima, per poter fronteggiare con più calma questi piccoli capricci, ed la giornata con maggiore positività.


Purtroppo però stamattina, di fronte all'ennesimo "no! non voglio che leghi il laccetto dei pantaloni!" sono scoppiata. "Paolo basta! Non mi fare arrabbiare!!". Ho fatto la faccia brutta e ho alzato la voce, allacciandogli i pantaloni. Detto fatto: il topo è scoppiato in lacrime.
Il topo è un bambino dolcissimo ed estremamente sensibile: se qualcuno alza la voce, lui si spaventa davvero, se vede il mio viso farsi cupo, ha paura di me.
Ma mentre è lì coi lacrimoni e la faccetta da neonato, subito mi abbraccia per chiedermi immediatamente "scusa mamma!". Quando invece dovrei essere io a chiedere scusa. Una scena davvero strappacòre.
 
E lì tu ti senti davvero una mater terribilis, una feccia della natura. Come si fa a rimproverare un cucciolo così dolce e indifeso, uno dei motivi di gioia della tua vita, un dono di Dio così immenso? Non ci sono scusanti, non ci sono motivazioni che tengano. Il ricordo delle immagini della sera precedente si sono mescolate nel mio cuore, dandomi una forte fitta in petto.
 
Sono consapevole che non sono paziente, ma che devo imparare ad esserlo di più se voglio che mio figlio cresca senza paura, nella serenità e nella certezza che lo amiamo immensamente. Lapalissiano, lo so. Ma per qualcuno è una strada più in salita che per altri.
 
Fate il tifo per me.
LDS
 
 
 
 
 

mercoledì 13 marzo 2013

LA GATTA FRETTOLOSA..


Premessa: la mia macchinetta fotografica non mi aiuta affatto, la luce elettrica nemmeno, dunque siate magnanimi vi prego guardando le mie prime perlotte pseudo primaverili (insomma immaginatemi con la stessa espressione del gatto con gli stivali qui sopra)! 

Lo so, le foto si fanno di giorno, col sole, e soprattutto si mettono a fuoco: tirata di capelli dalle esperte: ahiiiiiii!! 
Ero solo così fiera nel mio piccolo piccolo piccolo delle mie prime sperimentazioni che non ho saputo attendere a farvele vedere! 
Le prime che vedete qui accanto sono in cernit  rosa  pallidissimo con fiori stilizzati bordeaux e inserti bianchi a mò di piccole foglie. 
Il secondo tipo è realizzato invertendo i colori: i petali dei fiori stilizzati sono più lunghi e sottili, perché la pasta di quel colore risultava molto più morbida di quella rosa pallido. 
Dal vero sono molto più carine, però!
In realtà ho provato a creare anche altro (ciondoli per orecchini..) ma la mia  lavorazione  delle "cane" è  davvero troppo grossolana per mostrarle al mondo.


Prometto comunque che riproverò a fotografarle meglio, nella speranza che la mia amica Koala le prenda in considerazione per una creazione primaverile e romantica: a volte la sua ispirazione crea cose meravigliose anche da componenti semplici.

E  poi, passo passo si migliora però.. si spera!
LDS
 

lunedì 11 marzo 2013

SPRING BEADS: NUOVI ESPERIMENTI IN CANTIERE



Sembrerà un post inutile, invece mi serve per comunicarvi che, al contrario di quanto affermato precedentemente, pur nel caos delle mille cose da fare e dei weekend molto in stile mamma (lunghe passeggiate, parentame vario e cose da bimbi full time) che non ti fanno riposare per niente - oggi infatti avrei bisogno di un'altra domenica per riposarmi da quella di ieri - ho provato a infilare nel tran tran quotidiano quella mezz'oretta per me e i miei hobby e le mie passioni. 
Come mi diceva qualche giorno fa un mio amico importante, il bisogno di dedicare anche del tempo a me non è egoismo, ma è fondamentale per il mantenimento del mio equilibrio personale di mamma, moglie e donna lavoratrice full-time. 

Ecco quindi le ispirazioni della primavera farsi avanti e influenzare i miei progetti artistici. Io che non ho mai amato eccessivamente i decori floreali, preferendogli quelli geometrici, mi sono fatta talmente incantare da quei teneri boccioli dei prugnoli del mio giardino condominiale che somigliano tanto ai fiori di pesco, che non ho saputo resistere. Ieri ho dato vita alla mia prima collezione di "beads" (perlotte in pasta polimerica) direttamente ispirati a questi capolavori della natura (domani se riesco posto la foto delle mie perfettibili creazioni, oggi erano ancora in fase di asciugatura). La speranza è che piacciano e che possano ricordare anche se in minima parte queste perfezioni così delicate che sono i micro-fiori che sbocciano sui rami ancora spogli, come se avessero fretta e fossero invasi da incredibile ottimismo, dicendoci "coraggio, la primavera arriva, malgrado il brutto tempo!".

Ma siccome il brutto tempo ancora non passa e continua a piovere, l'altro filone di ispirazione è stata la pioggia, l'acqua e poi la speranza di vedere presto il mare. Da questo sono nate delle perlotte azzurro blu, create con una tecnica molto sperimentale, di cui vedrò il gradimento nei prossimi giorni.


La prossima sperimentazione di cui vi parlerò sarà la collezione "zen" e quella" ciliege", ma non voglio anticipare altro. Ho la mia dolce metà che mi continua a dire "e il torno per la ceramica che ti ho regalato a natale??" 
No, non ho intenzione di abbandonare il mio primo amore della ceramica per le paste sintetiche, ma tutto insieme in quei trenta minuti che riesco a rosicchiare nella settimana proprio non lo posso fare!
LDS

mercoledì 27 febbraio 2013

QUESTIONE DI C...



PREMESSA
Chi legge questo blog avrà notato che spesso scelgo apposta dei titoli che non coincidono con il contenuto dei post, che sono in qualche modo "fuorvianti" circa il tema trattato, o ancora che si basano su giochi linguistici o citazioni storpiate. lo faccio sia per gioco, sia perché qualcuno potrebbe decidere di leggere, convinto dal titolo, un post che altrimenti avrebbe saltato a piè pari. Infatti, in questo post non parlo del c... a cui avete pensato tutti..

 
Ieri sera, in seconda, terza serata mi è capitato di vedere in TV una puntata di "The big C". La mezza puntata che avevo visto in precedenza non l'avevo capita per niente. Raccontava di una donna sui 45 anni, bella e bionda, che apparentemente senza una ragione, allontanava il marito da casa e vietava al figlio adolescente di passare l'estate in campeggio. Nessuno dei protagonisti del film sembrava capire cosa le stesse passando per al testa, neanche io capivo il perché di quella scelta. Sembrava solo un po "svitata".

Questa volta invece il telefilm l'ho visto a partire dalla sigla di inizio e finalmente ho capito cosa intendeva quel titolo. Dopo serial intitolati "The L world" sul mondo lesbo e canzoni dedicate a "The big L", ossia "Il grande amore" (o "l'amore con la A maiuscola" come diremmo noi), avevo intuito correttamente che si trattasse proprio di una parafrasi in chiave musicale, dove però per "C si intende "cancer".

Sì, la protagonista, interpretata da Laura Linney, ha scoperto di essere malata al 4° stadio (?) di cancro ed ha deciso di modificare la sua vita, senza ancora sapere bene come e soprattutto senza dire nulla agli altri sulla sua situazione. Il marito che la adora, interpretato dall'attore brillante Oliver Platt, brutto ma bravo, non si da pace dell'allontanamento forzato dal tetto coniugale e si chiede come sia possibile che lei non lo ami più, al di là della pancetta che gli è cresciuta negli anni. La protagonista invece lo sta allontanando perché non si  sente in diritto di chiedergli di starle accanto nella malattia e anche perché questa nuova situazione la incoraggia a far emergere e a "recuperare" parti di sé che aveva ormai accantonato nel passato. 
Il figlio adolescente semplicemente non comprende sua madre che lo spinge ad un riavvicinamento affettivo per lui particolarmente scomodo, in coerenza con la sua età. Il fratello della protagonistabarbone senza tetto, si stupisce dei cambiamenti, ma non capisce neanche lui cosa sta accadendo. 
 
Gli unici "che sanno" sono il gruppo di auto-aiuto per malati di cancro al quale la protagonista partecipa una sola volta per curiosità, che tentano a tutti i costi di starle vicino, ma che vengono rifiutati e il cane Basset Hound della vicina di casa, che ha "fiutato" il cancro e che la lecca in maniera quasi ossessiva per dimostrare tutta la sua solidarietà.

Il cancro è una brutta bestia. In questa serie televisiva, la cui prima stagione è stata trasmessa in America nel 2010, c'è molto di vero: c'è la negazione, c'è la fuga, c'è il crollo dal senso di onnipotenza che investe chi fino a quel momento si è creduto immortale e invece si scopre fragile e vulnerabile, c'è anche chi vede nel cancro un insospettabile motivo di "rinascita" e di speranza. La leggerezza della commedia consente di parlare di fatti amari, sembra voler accompagnare la protagonista passo passo nel suo percorso di consapevolezza nell'affrontare la malattia. Un percorso non scontato, ma che si spera la porti verso un'identificazione più chiara delle cose davvero importanti della vita.

lo suggerisco senz'altro ai nottambuli, alle donne generale (perché c'è molto di tipicamente femminile del modo di pensare del personaggio) malate di cancro o meno, nonché  in generale, ai sopravvissuti (anche più volte) al cancro

Nota bene: in questo post ho scritto la parola "cancro" ben 9 volte. L'ho fatto apposta, sia per scongiurare la paura che provoca in me questa parola, sia per dichiarare una volta per tutte che parlare di "un brutto male", come ancora qualcuno fa, mi sembra una codardia inutile nella battaglia, anche culturale, contro questa malattia.
LDS



lunedì 25 febbraio 2013

(A)NORMALE TRAN TRAN QUOTIDIANO



Non ho niente da dire se non che appena pensi un periodo "tosto" sia passato o quasi alla svolta, ecco che te ne si presenta uno nuovo, ricco di sfide e salite che non avresti proprio voglia di affrontare. Lo so, è normale scuola di vita e non rappresenta una novità per nessuno tra quelli che mi leggono.

Avevo messo nel cassetto un sacco di progetti e di idee  avevo intenzione di realizzare nelle prossime settimane tante piccole cosa senza valore, che un valore però lo avrebbero dato a me, a quella piccola porzione di tempo che avrei voluto dedicare a me stessa, convinta che un po di autonomia e di egoismo a volte sia utile all'equilibrio personale di ciascuno. Eppure no, non è possibile.

La vita mi impone di rimandare, di rimettere nel cassetto quelle piccole cose, di aspettare ancora un pò.  No, non è solo il massaggio che mi ha regalato la mia amica Cristiana a natale!! Qualche femminista penserà che non è giusto mettere da parte se stesse, non esprimersi, "sacrificarsi" per la famiglia. Qualcun'altro penserà che il concetto di sacrificio personale è un concetto un po passato di moda, che mal si concilia con il mondo di oggi.

Io invece, da sempre affezionata al concetto di "sacrificio" come elemento che nobilita la scelta della coppia di formare una famiglia, non l'ho mai pensata così e ho sempre vissuto le piccole rinunce come occasioni per concentrarsi sulle cose veramente importanti. Quel famoso "essenziale invisibile agli occhi" tanto decantato da Saint-exupery.
 
 
Tornando alla quotidiana realtà, ci si prospetta un mese almeno di complessità lavorative familiari (gioiose giornate lavorative da 10 ore, frequenti turni pomeridiani, ..) che renderanno più delicata la gestione familiare (dalle pulizie, alla spesa, all'accompagno del topo all'asilo and back, etc.) nonché più impegnativo mantenere quell'equilibrio affettivo-familiare necessario affinché il topaccio di casa si senta comunque e sempre tranquillo ed amato da entrambi i genitori.


In fondo non si tratta poi di una novità per noi, ne abbiamo passate diverse di simili, ma devo dire che un mese complicato come quello che ci aspetta non me l'ero ancora immaginato!!
Forza tutti e tre! Ce la possiamo fare!
LDS

venerdì 25 gennaio 2013

DALLA TRISTEZZA ALL'OTTIMISMO: LE FACCE-PIATTO




Ieri è stata una giornata emotivamente catastrofica, sono tornata a casa stanchissima e col mal di testa. La fortuna ha voluto però ch'io sia riuscita a a mettere al letto presto il topo per godermi in tutta solitudine il mio serial preferito: due puntate di "the Closer" che ti rimettono in pace con il mondo. 

Stamattina però, mi ci voleva proprio una notizia positiva per iniziare una nuova giornata.. ed è arrivata! Ne è bastata una piccola-piccola (il topaccio potrà partecipare alla festa in maschera della scuola che pensavamo di perdere) per ridarmi speranza e quella lucidità che ti fa ridimensionare i piccoli guai e riconoscere quanto si è fortunati. Si ricomincia, come dico io.

E per essere positivi, condivido con voi un po' di colore e risate fatte col topaccio l'altra sera, in una attività creativa (alternativa ai cartoni su "YoYo") e un'occasione per fare qualcosa insieme mamma-figlio: si tratta delle facce-piatto.

Dipingere è bello ed è più divertente farlo su gli oggetti piuttosto che su un semplice foglio di carta, così, dopo la pittura sui sassi, ecco la pittura sui piatti di plastica! Sui piatti di carta il colore a tempera si attaccherebbe meglio, ma se vi va bene un gioco "caduco" stile usa e getta, vanno bene quelli di plastica.  
Abbiamo mischiato i colori a tempera e fatto una sorta di "imparaticcio" di vari tipi di nasi, vari tipi di bocche e vari tipi di occhi (chiusi, a palletta, storti..). 


Infine via: pennello libero su piatto bianco. Ecco le facce-piatto del topo: sono molto più belle delle mie.





Ah, dopo chiaramente si possono indossare come maschere! Divertente no? 





Se lo fate anche voi e se si usate le tempere, tenete presente che dopo un po' il colore seccato tende a staccarsi a scaglie dal piatto. Tenere una scopa a portata di mano!

Buona giornata colorata anche voi!
LDS