mercoledì 27 febbraio 2013

QUESTIONE DI C...



PREMESSA
Chi legge questo blog avrà notato che spesso scelgo apposta dei titoli che non coincidono con il contenuto dei post, che sono in qualche modo "fuorvianti" circa il tema trattato, o ancora che si basano su giochi linguistici o citazioni storpiate. lo faccio sia per gioco, sia perché qualcuno potrebbe decidere di leggere, convinto dal titolo, un post che altrimenti avrebbe saltato a piè pari. Infatti, in questo post non parlo del c... a cui avete pensato tutti..

 
Ieri sera, in seconda, terza serata mi è capitato di vedere in TV una puntata di "The big C". La mezza puntata che avevo visto in precedenza non l'avevo capita per niente. Raccontava di una donna sui 45 anni, bella e bionda, che apparentemente senza una ragione, allontanava il marito da casa e vietava al figlio adolescente di passare l'estate in campeggio. Nessuno dei protagonisti del film sembrava capire cosa le stesse passando per al testa, neanche io capivo il perché di quella scelta. Sembrava solo un po "svitata".

Questa volta invece il telefilm l'ho visto a partire dalla sigla di inizio e finalmente ho capito cosa intendeva quel titolo. Dopo serial intitolati "The L world" sul mondo lesbo e canzoni dedicate a "The big L", ossia "Il grande amore" (o "l'amore con la A maiuscola" come diremmo noi), avevo intuito correttamente che si trattasse proprio di una parafrasi in chiave musicale, dove però per "C si intende "cancer".

Sì, la protagonista, interpretata da Laura Linney, ha scoperto di essere malata al 4° stadio (?) di cancro ed ha deciso di modificare la sua vita, senza ancora sapere bene come e soprattutto senza dire nulla agli altri sulla sua situazione. Il marito che la adora, interpretato dall'attore brillante Oliver Platt, brutto ma bravo, non si da pace dell'allontanamento forzato dal tetto coniugale e si chiede come sia possibile che lei non lo ami più, al di là della pancetta che gli è cresciuta negli anni. La protagonista invece lo sta allontanando perché non si  sente in diritto di chiedergli di starle accanto nella malattia e anche perché questa nuova situazione la incoraggia a far emergere e a "recuperare" parti di sé che aveva ormai accantonato nel passato. 
Il figlio adolescente semplicemente non comprende sua madre che lo spinge ad un riavvicinamento affettivo per lui particolarmente scomodo, in coerenza con la sua età. Il fratello della protagonistabarbone senza tetto, si stupisce dei cambiamenti, ma non capisce neanche lui cosa sta accadendo. 
 
Gli unici "che sanno" sono il gruppo di auto-aiuto per malati di cancro al quale la protagonista partecipa una sola volta per curiosità, che tentano a tutti i costi di starle vicino, ma che vengono rifiutati e il cane Basset Hound della vicina di casa, che ha "fiutato" il cancro e che la lecca in maniera quasi ossessiva per dimostrare tutta la sua solidarietà.

Il cancro è una brutta bestia. In questa serie televisiva, la cui prima stagione è stata trasmessa in America nel 2010, c'è molto di vero: c'è la negazione, c'è la fuga, c'è il crollo dal senso di onnipotenza che investe chi fino a quel momento si è creduto immortale e invece si scopre fragile e vulnerabile, c'è anche chi vede nel cancro un insospettabile motivo di "rinascita" e di speranza. La leggerezza della commedia consente di parlare di fatti amari, sembra voler accompagnare la protagonista passo passo nel suo percorso di consapevolezza nell'affrontare la malattia. Un percorso non scontato, ma che si spera la porti verso un'identificazione più chiara delle cose davvero importanti della vita.

lo suggerisco senz'altro ai nottambuli, alle donne generale (perché c'è molto di tipicamente femminile del modo di pensare del personaggio) malate di cancro o meno, nonché  in generale, ai sopravvissuti (anche più volte) al cancro

Nota bene: in questo post ho scritto la parola "cancro" ben 9 volte. L'ho fatto apposta, sia per scongiurare la paura che provoca in me questa parola, sia per dichiarare una volta per tutte che parlare di "un brutto male", come ancora qualcuno fa, mi sembra una codardia inutile nella battaglia, anche culturale, contro questa malattia.
LDS



lunedì 25 febbraio 2013

(A)NORMALE TRAN TRAN QUOTIDIANO



Non ho niente da dire se non che appena pensi un periodo "tosto" sia passato o quasi alla svolta, ecco che te ne si presenta uno nuovo, ricco di sfide e salite che non avresti proprio voglia di affrontare. Lo so, è normale scuola di vita e non rappresenta una novità per nessuno tra quelli che mi leggono.

Avevo messo nel cassetto un sacco di progetti e di idee  avevo intenzione di realizzare nelle prossime settimane tante piccole cosa senza valore, che un valore però lo avrebbero dato a me, a quella piccola porzione di tempo che avrei voluto dedicare a me stessa, convinta che un po di autonomia e di egoismo a volte sia utile all'equilibrio personale di ciascuno. Eppure no, non è possibile.

La vita mi impone di rimandare, di rimettere nel cassetto quelle piccole cose, di aspettare ancora un pò.  No, non è solo il massaggio che mi ha regalato la mia amica Cristiana a natale!! Qualche femminista penserà che non è giusto mettere da parte se stesse, non esprimersi, "sacrificarsi" per la famiglia. Qualcun'altro penserà che il concetto di sacrificio personale è un concetto un po passato di moda, che mal si concilia con il mondo di oggi.

Io invece, da sempre affezionata al concetto di "sacrificio" come elemento che nobilita la scelta della coppia di formare una famiglia, non l'ho mai pensata così e ho sempre vissuto le piccole rinunce come occasioni per concentrarsi sulle cose veramente importanti. Quel famoso "essenziale invisibile agli occhi" tanto decantato da Saint-exupery.
 
 
Tornando alla quotidiana realtà, ci si prospetta un mese almeno di complessità lavorative familiari (gioiose giornate lavorative da 10 ore, frequenti turni pomeridiani, ..) che renderanno più delicata la gestione familiare (dalle pulizie, alla spesa, all'accompagno del topo all'asilo and back, etc.) nonché più impegnativo mantenere quell'equilibrio affettivo-familiare necessario affinché il topaccio di casa si senta comunque e sempre tranquillo ed amato da entrambi i genitori.


In fondo non si tratta poi di una novità per noi, ne abbiamo passate diverse di simili, ma devo dire che un mese complicato come quello che ci aspetta non me l'ero ancora immaginato!!
Forza tutti e tre! Ce la possiamo fare!
LDS