giovedì 23 maggio 2013

ARMADI (E PENSIERI) SOSPESI NELLA MEZZASTAGIONE


Mille pensieri nella mia mente in queste settimane quando entro nel letto e chiudo gli occhi. Invece di fermarsi, la mia testa inizia ad andare veloce, veloce, a pensare mille cose, che vorrei fare, che vorrei dire, che vorrei vedere, su cui vorrei riflettere, ma mi sembra di non averne il tempo. Così, mentre mi rigiro nelle lenzuola tiepide e il mio piede si allunga lì verso quell'angolo del letto ancora freddo, il mio cervello si sveglia e inizia a lavorare di pensiero, con un'energia, una lucidità e una completezza di dettagli che non so proprio dire da dove vengono.  Non so perchè mi succede questo.

Qualcuno dice che è colpa di questa stagione strana che non inizia mai, che ci illude, che mette in crisi noi e soprattutto i nostri armadi, in perenne sindrome da "cambio di stagione interrotto". Cosa mi metto oggi? Apro il cassetto e trovo le magliette senza maniche e le camicette leggere che NON vanno bene con il clima di oggi, freddino, umido e certamente bagnato viste le previsioni. Mi metto gli stivali neri e una maglia a collo alto autunnale ..ed ecco che dopo pranzo viene caldo. Uffa! 

Ieri sono tornata a casa col motorino sotto una pioggia torrenziale. Scrosci di acqua che malgrado il giaccone e la "copertina" da motorino, sono passati oltre e si sono insinuati nelle pieghe del collo della giacca. Guidavo e sentivo questi rivoli freddi scorrere giù lungo il collo, sulla gamba, sul sedile, con conseguente inzuppamento totale, posso dire "intimo"..
In realtà non mi ha mai preoccupato prendere la pioggia in motorino, basta che la visibilità sia sufficiente e che non ci siano troppi rischi di dover "guadare" laghi improvvisi, un pericolo piuttosto concreto in una città come Roma, dai tanti colli e soprattutto dai tanti tombini perennemente intasati dalle foglie dei platani.

Ieri tornando a casa sotto il diluvio, con l'acqua da tutte le parti, ho notato che in cielo c'era una luce tutta particolare: il cielo sembrava dorato. Bellissimo, straordinario. E così mi è presa come sempre la voglia di cantare. Nel mio casco integrale, con la visiera un pò rotta. Cantare forte, spesso canzoni di cui non so tutte le parole..

A proposito di canzoni, mentre scrivo sento nella cuffia l'ultima canzone dei Maroon 5 (per il cui cantante nutro una ammirazione specialissima): orecchiabile, sentitela. E vedetela: il video è particolare, sexy. 

Mentre la scolto penso a quanto spesso siamo circondarti da persone verso le quali dobbiamo dimostrare qualcosa. Soprattutto di essere all'altezza: dobbiamo essere abbastanza intelligenti, abbastanza preparati, abbastanza capaci, abbastanza colti.
Ma in questo momento sento più che mai di voler essere me stessa e basta, come una liberazione. Siamo tutti diversi. Pensa quello che vuoi, anzi pensa bene di me per il bene che merito.

Ora esco: non piove, sembra. Spero di riuscire a cogliere la stessa luce di ieri. Sento che, malgrado il cervello che corre la notte e questa strana sensazione di "sospensione" da tutti e da tutto, ho un forte senso di speranza che vorrei veder concretizzare.

A partire da domani.
LDS

lunedì 6 maggio 2013

NON SEI CAMBIATA AFFATTO




Vi è mai capitato che qualcuno abbia pronunciato nei vostri confronti questa affermazione? A me sì, l’ultima volta proprio ieri, re-incontrando una vecchia amica e compagna di scuola che non vedevo dai tempi della maturità. E prendo come spunto questo breve incontro per condividere alcune riflessioni sul grande tema delle “re-union” con amici di vecchia data.

Non so voi, ma quando so che devo incontrare qualcuno che non vedi da tanto, (vecchi amici, compagni dell’asilo, etc..) qualche minuto prima vengo presa dalla “sindrome da film Compagni di scuola”. Tutti noi, giovani degli anni 80 lo abbiamo visto e ci ha profondamente segnato. Sì, esagero, ma quanti di voi non si sono immedesimati per qualche istante negli scomodi panni dell’ex compagno di liceo Fabbris, canzonato perché rimasto senza capelli?? Insomma la paura di essere “inadeguati” di fronte al giudizio di chi una volta ci era molto vicino può essere forte. Forse perché si vorrebbe che il giudizio altrui fosse sempre magnanimo. Forse perché sappiamo bene quanti commentini maligni siamo in grado di formulare in prima persona, quando incontriamo per strada personaggi una volta familiari. “Hai visto come è diventata?? Truccatissima poi!! E come si veste?? Non capisce che non ha più 15 anni!.. e anche a 15 anni quei vestiti non se li poteva permettere!!” Insomma la cattiveria è tutta nell’occhio di chi guarda e quindi abbiamo paura di essere ripagati con la stessa moneta. 

Poi c’è un altro pensiero che ti attraversa la mente prima di questi incontri “revival”: se una volta c’era un rapporto d’amicizia che rifletteva quello che eravamo (es. liceali con la testa piena di sogni, un po’ timide, un po’ ribelli, certamente insicure rispetto a quello che ci avrebbe offerto la vita), quale dialogo ci può essere adesso che la vita ci ha portato lontano da ciò che eravamo? E se ci accorgiamo parlottando che siamo molto cambiate? E se non c’è più sintonia?

E poi ci sono i ruoli, un aspetto che in amicizia è mutevole, volatile e ..trasparente, ossia non sempre visibile o cosciente. Se ho un’amica molto timida, io posso giocare il ruolo della amica forte e coraggiosa, se ho una amica molto forte, posso ripararmi alla sua ombra. Se ho un’amica più bruttina di me, posso pensare di poter giocare il ruolo di “quella carina”. La chiarezza dei ruoli che si sviluppano in amicizia in età adolescenziale aiuta molto a semplificare le relazioni che in quel momento emotivo sono un vero ciclone. Al giorno d’oggi essendo adulti è possibile che di questi ruoli non ci sia più bisogno. E allora come si riparte?

Quando cresci e ti perdi di vista, se ti rincontri è un po’ come ricominciare da capo, è necessario darsi il tempo di raccontarsi la prioria vita nel mezzo, i propri cambiamenti. “Se prima ero timida, ora ho la faccia come il c**o!” ammette limpidamente la mia amica. L’unico bonus di cui puoi godere in questa fase è la simpatia, la stima e l’affetto che c’era prima e che l’amico ben disposto ha conservato per te e che costituisce la base motivazionale per investire nell’epica impresa di conoscerti di nuovo.

Infine, arriva quella frase: tu  non sei cambiata affatto. Che vuol dire veramente? Probabilmente è’ solo per dire che fisicamente sono simile a come ero. Voglio proprio pensare che sia un complimento, stile “non sei invecchiata molto”, anche se non mi sono mai sentita bella e certamente se rivedo le foto dell’età del liceo mi sparerei direttamente in bocca: l’apparecchio ai denti per anni (e la prof. di inglese che mi chiamava “sorriso metallico”), il cerchietto nei capelli, la divisa blu della scuola, sempre in gonna con le mie gambotte.. brrrr!  Ma sì, prendiamola con ironia, va!

Ieri, tutti questi pensieri mi hanno avvolto per qualche minuto, poi li ho messi da parte e sono uscita come sempre, semplice, senza tacchi, né trucco, così come sono, sperando nella clemenza e nell’amicizia di chi mi attendeva sotto la pioggia. E posso dire che ho passato un momento molto piacevole e ricco di affetto. Perché c’era un motivo per cui con alcuni amici avevi condiviso molto in passato: erano persone che avevano molto di buono. E se ti piacevano, c’è molta probabilità che ti piacciano ancora. 

Mi rimane solo una domanda universale su come proietto intorno a me la mia immagine. Mi rimane sempre il dubbio di come sono “letta” dall’esterno, di che impressione do a chi mi incontra dopo 20 anni. Rimane il desiderio inespresso di fare “buona impressione”, di essere considerata una persona che valga la pena frequentare, con la quale si può parlare e ridere.

Ecco, ho capito: è questo il punto sul quale non sono cambiata affatto.
LDS