mercoledì 29 ottobre 2014

CONSIGLI PER I MASCHI: IL FIORE... NON FA IL MONACO


Mentre vado al lavoro sul mio valente motorino, mi capita di passare davanti al fioraio del Gianicolo, quello lì, subito prima della curva del fontanone. Fiori riposti in bei vasi su una tratto di marcapiede, nulla di eccezionale. Qualche volta penso che vorrei comprarne un mazzo per portarlo al lavoro per rallegrare l'ambiente, ma poi desisto: sia per questioni di costo che - molto più spesso - per questioni di tempo (per usare un eufemismo, ..tendo ad essere sistematicamente "sul filo del ritardo").

Oggi passando vedo un uomo che aveva appena acquistato delle rose rosse: romanticamente confezionate con nastri e veli trasparenti facevano una bella figura, malgrado non fossero tante e non avessero quei gambi infiniti che vedi ormai solo nei film romantici in tv.

Nota stonata però era il resto della visione: rosa rossa vuol dire "amore" e su questo non ci piove, ma quel tipo non era abbigliato in modo coerente con il suo mazzo di rose: camiciona stropiciata fuori dai pantaloni a coprire il ventre prominente, jeanz un pò largotti, non ardirei a dire barba non fatta, ma per lo meno "molto easy". 
Perchè, mi chiedo, andare ad un appuntamento abbigliato in modo così stonato rispetto a quello che il tuo mazzo di vuori vuole significare? Il mazzo così agghindato vuole dire: "sei speciale, ti amo, sei una delle cose più importanti della mia vita, ci tengo a te", mentre l'abbigliamento strasandato sembra suggerire "dai, prendiamoci un panino, che devo tornare subito al lavoro, e.. aspetta un attimo che mi squilla il telefono". :-(  

Che delusione, no? Le donne meritano di più, credo. Allora meglio prendere un mazzo di fiori diversi, meno eleganti, più spontanei. 
Un mazzo di margherite o di fiori misti, avvolti in una bella carta colorata o in una stoffa grezza, insomma un bouquet semplice che vuole dire "ti amo ancora tanto mia cara, oggi volevo regalarti dei fiori, perchè è importante per me dirti ti amo, anche se ci vediamo di corsa, solo per mangiare insieme un panino".

Difficile da capire per i maschietti? 
Dai, ce la potete fare, con un pò di incoraggiamento! 

Ricordate: prima di comprare/regalare dei fiori ad una donna, guardatevi! Ed evitate mazzi altisonanti se non siete "in linea". Si noterebbe la differenza, date retta. Meglio la semplicità, ma soprattutto la coerenza. Le donne saranno senz'altro più felici, anzi, vi apprezzeranno di più.

You have been warned! :-)
LDS




lunedì 14 aprile 2014

LA GRANDE FORTUNA


In queste settimane, complice l'Oscar, si fa un grande parlare del film "La grande bellezza": osannato, criticato. Io l'ho visto e devo ammettere che forse lo dovrò rivedere una seconda volta per cercare di capirci qualcosa. A parte la bravura interpretativa di Tony Servillo e il coraggio di Sabrina Ferilli nel farsi vedere oggi come mamma la fatta (che non significa necessariamente perfetta e bella), non sono riuscita a capire il significato dell'alternanza della bruttura umana con la bellezza di Roma. Magari la seconda volta capirò.

Io sono una di quei romani che abitano Roma tra l'inconsapevole e il privilegiato. Siamo in tanti infatti a non conoscere ancora la maggiorparte delle bellezze di questa città, pur vivendoci immersi ed avendo molte più possibilità di girare dei milioni di turisti e pellegrini che passano sui nostri sanpietrini. 


Conosco amici, romani, ma anche "stranieri" (pugliesi, sardi, campani..) che conoscono bene parti della città a me sconosciute, ma questo non deve stupire, nè contrariare il lettore colto e preparato: sono solo un esempio di molti romani, che abitano la città in perfetta sintonia con l'andazzo del "non v'affaticate!", pubblicato in bella vista qualche tempo fa sui cartelloni pubblicitari di una marca di divani (promunciato da un antico romano sdraiato su un sofà).

Siamo talmente dei privilegiati nell'abitare in questa città meravigliosa che sembra che quasi non ci si faccia caso, ma così non è

Chi, come me, è abituato a passare di frequente per le vie del centro, a guidare tra le irripetibili vestigia romane e i palazzi rinascimentali, tra colonne e palazzi neoclassici, tra gli scorci unici delle piccole piazze, tra i colori rosati dei palazzi e gli scrosci delle fontane che riflettono l'azzurro del cielo, sembra non farci più caso, ma in realtà basta cambiare tragitto, allontanasi dalla bellezza di alcuni quartieri, prendere una strada desueta che ti porta in aree moderne e poco curate, che improvvisamente e quasi impercettibilmente ti senti solo.


Dove la mia Roma bella? Dov'è il mio amico palazzo, le amiche fontane? Perchè il romano considera palazzi, piazze e fontane come amici di famiglia, persone care, che frequenta ed ama. A volte non le conosce profondamente, ma comunque "je vole bbene!". Magari sa che dovrebbe prendersi il tempo per conoscerle meglio, ma poi - romanamente - pensa che c'è sempre tempo.


Probabilmente capita la stessa cosa anche ad altri, in altre città. L'augurio di questa mia riflessione è quello di poter mantenere questa grande fortuna ancora per tanto, tantissimo tempo.
LDS

venerdì 4 aprile 2014

IL BELLO DEI SOGNI ERO(T)ICI


Sognare, volare, immaginare.. non c'è niente di più libero di un sogno. Anche perchè non è una cosa che possiamo controllare, indirizzare in alcun modo. Non sottostà al nostro giudizio, non lo possiamo censurare, quelli brutti non li possiamo evitare, quelli belli (purtroppo) non li possiamo replicare.

Cosa significano i nostri sogni ce lo dicono gli psicoanalisti. O meglio, la mia migliore amica, psicologa, mi diceva tempo fa che l'unica persona che può davvero arrivare a comprendere il perchè di un sogno è la persona che lo ha fatto, se accopagnata e aiutata nella ricerca di tali ragioni da un esperto (psicologo). Ma nella quotidianità, mentre alcune volte ci sembra di capire subito i perchè di un sogno, altre volte - senza alcun percorso di approfondimento - ci sfugge assolutamente il significato di quello che sognamo.

Io per natura, più che alla ricerca del significato, sono portata a soffermarmi sulle sensazioni ed emozioni che un sogno mi lascia: lì, quando ti sei appena svegliato e ancora non capisci bene dove sei, con i confini fumosi del sogno che escono dalla nebbia a poco, a poco. Ed ho un modo di sognare che credo non sia comunissimo, per lo meno in base ai commenti e alle confidenze fatte con gli amici su questo tema.

Molti dei miei sogni sono "sogni film": non necessariamente sono quella che sono nella realtà, ma interpreto altri personaggi: uomini o donne che non mi assomigliano. Spesso la visuale che ho passa, come in un film, da un primo piano ad una panoramica, ad un'altra inquadratura ancora. A volte sono "dentro" il personaggio, a volte assisto da vicino a cosa dice il personaggio, proprio come in un film. A volte mescono la realtà alla fantasia, che probabilmente è la mia interpretazione inconscia della realtà.

Una delle cose belle dei film-sogni belli è che sono sogni eroici nel senso che non sento limiti. Il mio personaggio, che sia veramente io o una bella ragazza dalle gambe lunghe e la vita sottile, o che io sia un bel ragazzo con la barba, non ha la mia timidezza e la mia insicurezza. Si tratta di persone e personaggi che posso fare potenzialmente tutto. Come quando sogno di volare: ci vuole poco, una corsa, un salto e via a volo radente sulla città! 

E poi ci sono naturalmente anche i sogni ero(t)ici, che mescolano insieme in maniera magistrale questa assenza di vergogne e insicurezze con ciò che fa più piacere alla vista (e non solo). In questi, mi capita che ci siano situazioni buffe, incontri impossibili, circostanze assurde. Nella maggiorparte dei casi si tratta di sogni "fuori dal tempo" e "fuori dallo spazio", in cui non si capisce il nesso con la bene amata realtà storica in cui i sogno si inserisce. Anche quì stà la completa libertà del sognare.

Uno dei più recenti sogni di questa categoria l'ho fatto l'altro giorno: una persona che conosco e di cui evidentemete mi girava nella mente l'immagine per altri motivi è comparso nel sogno. E faceva davanti a me un involontario spogliarello: si toglieva la camicia e.. lo spettacolo era davvero molto interessante! Era bellissimo! Più di quanto avessi immaginato. 
Diciamo che non mi era capitato di soffermarmi particolarmente su questo aspetto in precendenza.. 

Tralascio come prosegue il sogno (molto, molto interessante), ma la cosa più buffa è che il giorno successivo me lo sono trovato davanti e mi veniva da ridere! 
Gli ho subito detto di averlo sognato e ho anche accennato allo spogliarello, ma.. a parte due risate e un comprensibile imbarazzo da parte sua (e anche mia), non potevo trattenere un sorriso sotto i baffi: ogni volta che ci parlavo mi veniva in mente proprio la scena del film in cui si toglieva la camicia. Come fai ad essere seria e professionale in un caso così!! :-)

Da un certo punto di vista spero che la prossima volta che lo vedrò il ricordo sia meno vivido. Ma solo da un certo punto di vista. Perchè c'è una ultima cosa che voglio dire su questo tipo di sogni e in generale i film-sogni belli: ho la capacità di "sentire" profondamente quello che sogno, così come quando mi immedesimo in un film (vedi vecchi post). Mi basta ripensare intensamente al sogno-film che riesco a riassaporarne un pò dell'energia positiva che sprigiona. Se ci penso intensamente, quando ancora il ricordo è vivido, sento un brivido nei polmoni, il torace che mi trema e l'emozione riappare, per poco, ma intatta.

Per concludere questo "smutandamento" (come si chiamava ai bei tempi l'occasione in cui si doveva dire cose di sè piuttosto personali e potenzialmente inbarazzanti) il mio augurio a tutti voi, nella buona e nella cattiva sorte, è di fare tanti bei sogni-film, eroici ed ero(t)ici. E di mantenerne questa energia addosso più a lungo possibile. 

Se potessi ve lo prescriverei come una sorta di terapia:"Buonenotti"!
LDS


NB: In copertina, dipinto di Salvatore Ruggeri.

giovedì 27 marzo 2014

IL VESTITO STREGATO


Tantissimi anni mi era capitato di leggere un racconto di Dino Buzzati, intitolato "La giacca stregata". Da quel che ricordo, il protagonista del racconto, indossata la giacca dell'abito che si era fatto confezionare e mettendo le mani in tasca, ne aveva estratto con stupore una banconota. Più tardi, mettendo di nuovo la mano in tasca, ne aveva sentita con le dita un'altra. Incredulo, tornato a casa aveva cominciato ad estrarre dalla tasca dell'abito, una alla volta, tantissime banconote tanto da riempire un'intera valigia. Aveva cambiato vita, era diventato ricco e aveva comprato nuovi abiti, relegando quello stregato in un armadio, finchè un giorno, una cameriera, vedendolo tutto consunto e polveroso non aveva pensato di regalarlo ai poveri. E allora.. 

Qui interrompo la storia, anche perchè probabilmente mescolo due racconti diversi. Il punto è che anche a casa mia è successa una cosa strana (magica? stregata?) che ha a che vedere con un abito da uomo (purtroppo, non esattamente uguale a quello del racconto di Buzzati). Ecco che ve la racconto, anche se il finale non lo conosco ancora.

Mesi e mesi fa viene curiosamente regalato a mio marito da un cliente un completo da uomo. Così, come fosse una bottiglia di vino o una scatola di cioccolatini, gli è stato regalato in segno di gratitudine per il servizio svolto. Un abito da uomo, griglio scuro, in fresco lana. Nuovo di pacca, con ancora l'etichetta del sarto sulla giacca e i pantaloni con l'orlo da fare a misura. Il fatto era curioso in sè, soprattutto per il tipo di articolo che era stato regalato, tanto da farci venire in mente le più disparate ipotesi: E' un abito rubato? Allora perchè regalarlo invece di riportarlo dove lo si era preso? Reciclo di un regalo indesiderato? Piuttosto personale come acquisto/regalo! (aggiungete a piacere nei commenti le vostre ipotesi a riguardo..).
 
Un ulteriore dettaglio: l'abito era taglia 50-52. Taglia 50? Ma se mio marito porta una 46-48 al massimo! Alle precendeti ipotesi fantasiose si sono aggiunte dunque ulteriori domande: che ce ne facciamo? A chi possiamo regalarlo a nostra volta? E' nuovo, sembra ben fatto, bisognerebbe trovare qualcuno di quella taglia che ne abbia bisogno. Questo era dunque l'intento: trovare un nuovo destinatario, più panciuto del consorte, a cui fare gentile presente. La caccia è iniziata dai rispettivi luoghi di lavoro, ma nessun collega sembrava della taglia giusta o interessato. Così l'abito stregato è rimasto lì, su una stampella, coperto di una bella plastichina, appeso alla maniglia di un armadio, in attesa di una nuova casa.

Come potrete immaginare, la vita è densa di impegni e accadimenti, dunque il vestito è stato A LUNGO appeso a quella maniglia. Alcuni giorni lo guardavamo e ci dicevamo "Dobbiamo trovare una soluzione!", ma poi continuavamo a correre, dimenticandoci di lui. Arrivata l'estate, il caldo e il pericolo delle tarme, da brava donna di casa che non sono mi dico: "questo vestito va messo dentro l'armadio sennò si rovina! Ci pensiamo a settembre!". E così fu. 

A settembre, riaperto l'armadio decidiamo di riappendere il vestito alla solita maniglia. lo dovevamo avere davanti agli occhi tutti i giorni: solo dandoci fastidio ci avrebbe motivato a trovare veramente un destinatario! E così è successo che un giorno i suoceri hanno detto: "Lo prendiamo noi!". Il suocero ha indossato la giacca e non gli è parsa poi tanto grossa. E il completo stregato se n'è finalmente andato via di casa.

Storia finita? Nooo! L'altro giorno il marito cercò nell'armadio un suo completo grigio che gli serviva per lavoro. Cerca qui, cerca là, cosa spunta? Il completo stregato!! Sì, era ancora lì, beffardo, nel nostro armadio, nella sua plastichina trasparente! Per errore quello consegnato ai suoceri era un'altro utilissimo vestito taglia 48! Corri, chiama i suoceri: "Dov'è finito l'abito stregato? No, non era quello da regalare, si può recuperarlo o ormai è perso? ..Bene, si può recuperare! E quello taglia 50-52, ve lo prendete lo stesso?"

Martedì, dopo circa un anno, l'abito stregato (quello vero) è uscito forse per l'ultima volta dalla nostra casa. Per ora non è molto lontano, è ancora nella casa dei suoceri, potrebbe sempre tornare, chissà. Chissà se riusciranno presto a trovargli un destinatario? 

E chissà se, tra qualche settimana stringerò, la mano ad un uomo taglia 50 che indosserà un abito grigio che mi sembrerà stranamente familiare..

Il destino è sempre imperscrutabile.
LDS


 

giovedì 9 gennaio 2014

UN MAESTRO BELLISSIMO



Nella media delle persone che conosco, penso di poter dire di essere abbastanza "una brava ragazza". No, non intendo brava con le faccende di casa, spesso trascurate per altri interessi, hobbies, o per stanchezza/pigrizia. Più che altro intendo dire di non avere molti vizi: non fumo, non bevo e in generale non mi voglio abbastanza male da fare cose veramente pericolose. 
Certo, in tutta questa virtù qualche peccatuccio lo faccio anche io.

In particolare, in occasione di una delle più classiche e forse noiose attività mammesche: accompagnare il topaccio a nuoto. 

Eh, sì perchè quest'anno il topo ha iniziato il suo primo corso di nuoto e siamo stati davvero fortunati: il suo maestro di nuoto è bravissimo, in poche lezioni il topo ha abbandonato la ciambella ed ora si lancia sott'acqua senza alcuna paura, fa già una specie di dorso, nuota spedito a cagnolino e si butta con malagrazia dal trampolino (o come si chiama quel piedistallo a capovasca).
Un successo.

Cosa c'entra questo col mio piccolo peccato? Mentre, come tutti i genitori, sto lì al di là del vetro a vedere la piscina, mi godo uno spettacolo che qualcuno potrebbe considerare sconveniente, ma che vale tutta la fatica di scappare di corsa dal lavoro, trovare un difficile parcheggio con la macchina e gestire il post-nuoto del topaccio che finisce dopo le 7 di sera: lo spettacolo è il maestro di nuoto. 

Fisico da nuotatore (..), belle spalle, braccia muscolose il giusto e vita sottile: uno spettacolo davvero rincuorante!
Se questi sono gli effetti dello sport, non mancherò di favorire un destino sportivo per il topaccio.
Una o due volte la settimana il mio "antistress-dimentica le rogne del lavoro" è lui, l'istruttore. Indaffarato con i pargoli, affettuoso e divertente con loro, sta lì, avanti e indietro per la corsia, brillantemente inguainato nel suo costumino blu, sul cui fianco si intravede un curioso tatuaggio  che suggerisce maliziose ipotesi e fantasticherie (e che secondo me certamente nutre un folto traffico di scommesse clandestine tra le varie spettatrici della piscina: "è una tataruga marina!", "no, un delfino!"..).

Certo, non è uno spettacolo privato, ma non mi importa. Come una spettatrice che ha pagato un biglietto, estraneandomi dalle scommesse delle altre mamme, dalla confusione di chi arriva e chi va, dai papà che comprano le patatine o giocano col cellulare, io osservo, guardo e mi godo la visione, con nessun'altro obiettivo se non l'ammirare qualcosa di bello, come quando si sta di fronte ad un'opera d'arte. Quant'è vero che la bellezza è ristoro per l'anima!!

In fondo è un peccatuccio dal quale mi assolvo con leggerezza.
Voi che dite? ;-)

LDS

Post Scriptum: Acch! L'ultima lezione di nuoto il maestro non è entrato in acqua, dicendo ai bambini che "erano già molto bravi!". Terrovvi informati in caso lo spettacolo fosse già finito (speriamo di no!).