martedì 3 novembre 2015

RIPRENDERMI ME STESSA: SFUMATURE DI DOLORE


Sono mesi che scrivo mentalmente post su questo blog sempre più abbandonato a a se stesso, che paga il prezzo delle mie troppe cose da fare, del mio essere sempre in fretta, dietro alle piccole urgenze quotidiane.  Ma negli ultimi mesi si è aggiunta una causa al mio non scrivere più (e non creare più vedi blog ldsbeads). La causa è un dolore fisico.

Mai provato a descrivere un dolore? E' sempre così facile farlo per voi? L'ho descritto alla dottoressa della mutua che mi ha prescritto una radiografia. Le ho portato i risultati mi ha prescritto una risonanza magnetica. Ho portato i risultati a lei e ad un ortopedico e la dottoressa della mutua mi ha prescritto una ecografia completa dell'addome, mentre l'ortopedico mi ha consigliato una elettromiografia. Ne ho comunicato loro i risultati e il risultato finale sembrava essere che ..non ho niente. Fortunatissima, vero? Solo che i dolori e le fitte sono continuati. 

Allora ho cambiato strada: trattamenti con un fisioterapista, poi con un osteopata, infine con un medico osteopata. La cosa più difficile è stata spiegare il dolore: dove parte, dove arriva, se va di qua o di là, di che intensità. Con l'imbarazzo di rispondere a queste domande con un "non lo so!". E dopo altre prove ed ipotesi, con l'imbarazzo di rispondere alla domanda "ti fa male qui?" troppo spesso con un "sì". 

Quasi si trattasse di descrivere un quadro di impressionisti, di descrivere un colore senza che gli altri lo vedano, un gusto senza che gli altri lo provino. Mi sono sentita davvero inerme, incapace, inefficace. Perché se qualcuno deve lavorare su quello che gli si dice, non sapersi esprimere è disastroso.
In poche settimane sono diventata un caso misterioso alla "Dottor House". 
In quelle settimane ho visto una vignetta sulla settimana enigmistica che secondo e simboleggia il mio misterioso caso: un uomo è steso sul letto di ospedale, mentre accanto a lui un crogiolo di medici discute e si consulta, finché uno dice: "l'autopsia mi darà ragione!". 
Da sganasciarsi, se non si fosse l'interessato.


In realtà, al di là di come finirà questa storia non ancora conclusa, tutti a vario livello mi hanno raccomandato di "riprendere il tono muscolare". Ora, riprendere è un eufemismo: l'ho mai avuto io un tono muscolare?  
Soprattutto nella zona del deretano, che fino a questo momento per me non era "una zona da muscoli" ma solo di ciccia! Così però è: si sente quando sono anni che non fai serio movimento ed io erano almeno 7-8 che non facevo qualcosa.

Con la scusa di "riprendere il tono", sono tornata così in piscina e ho ri-provato il mio vecchio amore del nuoto libero. 


Splash! Entrata in vasca, mi sembrava di entrare nel brodo primordiale (un po perché davvero nell'acqua ci sarà davvero di tutto, dopo una giornata di corsi di nuoto coi bambini), nel mio elemento. 
Nuoto e senti scorrere via le tensioni, le storte della giornata.. poi quasi soffochi per la mancanza d'aria, perché non sei più allenata. Ma ci si può piano piano lavorare. 
Stupisce invece vedere accanto a se uomini non esattamente in formissima che però hanno un gran ritmo nelle vasche e non si fermano mai. Ma ti risale un po l'autostima quando il tipo con la cuffia celeste proprio non ce la fa a stare nella sua mezza corsia e ogni volta sbatte al primo malcapitato che incontra in senso opposto.

Una cosa da tenere a bada, nuotando, sono i pensieri. Vanno veloci più di te, vanno dove vogliono. da una parte ti dici "finalmente un po di tempo per pensare", dall'altra temi di pensare troppo, che anche lì hai perso l'allenamento.

Il punto è che non ci si può trascurare troppo. Non ci si può relegare sempre all'ultimo posto delle proprie priorità. E con noi la nostra salute. Ci nascondiamo dietro a pigri "non ho tempo, non è possibile, non è fattibile con i miei orari". Ma in realtà mentiamo a noi stesse. Io sono una di quelle che va dal parrucchiere una volta l'anno, che si trucca a stento, che se guardi le mie foto, ho  ancora gli stessi vestiti del 1999. Tutto ciò in nome della semplicità, della sobrietà, dell'autenticità in cui credo e sulla quale ho costruito buona parte della mia vita. Ma questo non deve essere qualcosa dietro la quale nascondersi e dietro la quale nascondere la propria pigrizia.

E dunque voglio provarci. Timidamente, non so per quanto, ma voglio tentare. Di riprendere il controllo di ciò che sono, a partire da un po di forza, respiro, muscoli, esercizio, schiena dritta.

Vedendo la foto del mio borsone su FB, un caro amico mi ha scritto: "Sei andata a prendere tuo figlio?". 

"No", ho risposto io, "sono andata a riprendere me stessa!". 
LDS