mercoledì 17 febbraio 2016

LA MIA NUOVA OSSESSIONE: LE FLIC CHARMEUR


Sì, ciclicamente capita. Inizia una nuova serie TV, prima guardi i trailer con sospetto, ti dici con tono perplesso "una serie francese!", dopo le esperienze negative dei polizieschi francesi che sembrano di 200 anni fa senza avere l'appeal di quelli di 200 anni fa: il commissario Cordier bleah! Mio padre era più moderno, il comandante Florent, pantomima di una donna rampante che non deve chiedere mai che resta provinciale e datata dal primo fotogramma, e poi quella serie francese della poliziotta e la giudice: belle, impegnate, sempre in tiro, e non capisci mai chi gli stira la camicie. Insomma assolutamente irrealistiche. E in una cosa realistica non ti puoi immedesimare.

Non so perché ma ai francesi non concedo quegli errori e quelle leggerezze che invece concedo agli americani, maestri indiscutibili dei telefilm, e dei telefilm polizieschi in particolare. A volte i personaggi americani sono delle macchiette, eccessivamente caricaturali: buoni troppo buoni, cattivi troppo cattivi, o addirittura iniziano come cattivissimi e incomprensibilmente diventano nel giro di due episodi dei santi. Ma tutto questo agli americani glielo perdono, un po' per la convinzione di essere superiore culturalmente come europea: in fondo gli americani sono un po' dei "bambini", sono nati ieri, hanno una storia piccolissima alle spalle rispetto al resto del mondo, hanno ancora tempo per giocare e crescere.
I francesi invece no, sono nostri fratelli europei, quei fratelli maggiori che si sentono superiori sempre e comunque, che ti guardano - è più forte di loro - dall'alto verso il basso. Allora, come a fratelli a cui vuoi bene e di cui non puoi fare a meno, sei felice di frequentarli, ma non gli perdoni alcuno scivolone. 

Tutto questo per dire che io i telefilm francesi non li guardo mai.

MA da qualche settimana ho una nuova ossessione: Cader Cherif! Avrò visto solo qualche puntata ma già mi ha conquistata. Telefilm poliziesco ambientato a Lione, città che amo e dove sono stata due volte e che però fa solo da sfondo silenzioso alle indagini, racconta delle avventure del capitano Cherif e della collega Briard. Stile leggero, abilità interpretativa dei due protagonisti e di un piccolo corollario di bravi interpreti dei personaggi minori. Sì, forse il capo della polizia è un po' troppo buono e comprensivo, forse anche qui gli stereotipi del poliziotto che fa gli straordinari e non va mai a casa è un po' calcato, ma la serie introduce elementi interessanti e ..nuovi: questa è la novità per un telefilm francese.

Il protagonista mi piace moltissimo. E' il classico volto interessante, non bello ma affascinante. Il carattere interpretato è dell'uomo mite, maschile e seduttivo. Cherif non ha bisogno di essere rude per essere forte. 

E' di origini magrebine, forse tunisine. E questo apre la possibilità nel telefilm di riflessioni anche in chiave interculturale in mondo misto come quello francese, oggi più di ieri in crisi con se stesso tra residui di assimilazionismo, paura dei nuovi radicalismi e presa di coscienza che ormai si sono mescolati irreversibilmente a quelli che una volta chiamavano "pied-noir". Ma nel telefilm il tutto è sottile, leggero, anche il razzismo a cui il protagonista non risponde, dando comunque l'impressione di essere realistico e di fotografare una integrazione culturale e sociale davvero possibile.
La collega Briard è classica donna francese rigida e femminista, chiusa in se stessa per la sua esigenza di dimostrare quanto è brava e indipendente, apparentemente incapace di valorizzare la sua femminilità perché la considera una distrazione dai suoi obiettivi. 

Cherif la incalza in un rapporto simile ad un perenne corteggiamento: a volte sfacciato - ma sempre con eleganza - a volte sornione, a volte fintamente distaccato, ma sempre pronto con ironia a tenderle trappole e a metterla in imbarazzo. L'ironia e gli spunti comici non mancano nel telefilm e questo alleggerisce la parte "scura" dei crimini e dei delitti che di volta in volta vengono affrontati e risolti.

Il telefilm è una danza avanti e indietro, tra un rapporto che avvicina e poi allontana i protagonisti. Noi donne che abbiamo già capito che l'unione potrebbe essere interessante vorremmo che la danza andasse soprattutto avanti, ma gli sceneggiatori pare abbiano sperimentato che quando fanno finire la danza troppo presto gli ascolti calano: vedi "Castle" o, per restare in Francia, "Claire de lune", che pare abbia fatto scuola in questo. Non appena i protagonisti sono finiti a letto insieme gli ascolti sono crollati.

Quindi già so che la mia ossessione si trasformerà in frustrazione, perché leggendo i riassunti del telefilm sui siti francesi pare che la danza continuerà almeno fino alla terza serie (in Italia è iniziata la prima su Giallo), ma almeno so che avrò un po' di tempo ancora per sognare. Chi mi sta accanto detesta proprio i telefilm polizieschi che mescolano la vita privata dei protagonisti con i casi da risolvere. Io al contrario, appassionata di commedie romantiche, amo proprio quando in una serie si trova il giusto mix. Cherif ce l'ha. 

E siccome so che il lunedì sera non avere niente di meglio da fare: donne, vediamoci su giallo l'ultima versione europea di un moderno principe azzurro.
LDS